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26 Settembre 2020

Matteo Renzi a Livorno, alle ingiurie rispondiamo con il sorriso dei forti


(Massimo Masiero) Livorno- novembre. Una tensostruttura stracolma, con tante persone in piedi, anche all’esterno: una folla entusiasta e impaziente di sentire e di vederlo (“sei bello e fatto bene”, ha gridato una fan politica, appena Matteo è salito sulla pedana, completo grigio, poi subito in camicia bianca slacciata al collo) ha accolto il presidente, in veste anche di segretario del PD, al centro Svs Le Corallaie. Per Matteo Renzi è stata un’ora di full immersion, proveniente da Piombino e in procinto di recarsi alla Leopolda di Pisa per concludere il tour costiero toscano, felice di essere a Livorno, “dove sono a casa”. Nutrito lo spiegamento delle forze dell’ordine all’esterno e severo il filtraggio all’ingresso di fronte ad una nutrita presenza dei comitati di base dell’inquilinato, che hanno protestato per l’emergenza casa. Non sono mancate le battute. “Ti vogliamo più spesso a Livorno anche in veste istituzionale”, hanno gridato dalla platea.”Se mi invita il sindaco Nogarin,ma finora non l’ha fatto”. E’ stata la risposta. Ma Nogarin in serata si è fatto vivo commentando, con la sua solita ironia, “Lo inviterò così prende due appunti”, riferisce on line un quotidiano livornese. Renzi ha pure ricordato i risultati ottenuti in mille giorni di governo. Ha riferito dati concreti, mentre alle spalle scorrevano le diapositive e i filmati (crudo quello che mostra l’altro Matteo, Salvini, definito “fannullone” da un altro eurodeputato che lo accusava di scarsa presenza alle sedute del Parlamento di Strasburgo): il Pil da febbraio 2014 ad oggi è aumentato dal -1,3 al +1,6 per cento, la produzione industriale del +2,3, l’export del +7,4,la bilancia commerciale del +18,3, la fiducia dei consumatori del +13,4 per cento, mentre i consumi delle stanno aumentando e il paese è apprezzata all’estero: “L’incontro con il presidente Obama è avvenuto perchè l’Italia è amata e ha un’anima. Il 4 dicembre non è un voto a Renzi, ma al cambiamento del paese, che altri non hanno saputo fare in trent’anni di attività politica perchè hanno cercato di assicurarsi lo stipendio”. (“Rottamali tutti, ma per davvero”, ha gridato dal fondo platea un giovane operaio). Nei 28 paesi dell’Unione Europea 15, tra cui i maggiori, hanno un Parlamento unicamerale, e 13 il bicameralismo. Renzi ha ricordato che Nilde Jotti, prima donna del Pci eletta presidente della Camera dei Deputati, nel 1979 in un comizio a Piombino si pronunciò duramente contro il bilameralismo e anche Luigi Sturzo, il sacerdote fondatore del Partito Popolare, tuonò contro il bicameralismo paritario. E ancora: “Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica, gliene dice di tutti i colori in Senato e loro lo applaudono. Poi fanno tutto il contrario”. Votare “Sì” significa anche pensare al futuro del paese e ai figli che vogliono bene all’Italia. E’ non consentire a darli a chi per decenni si è messo d’accordo per mantenersi al Parlamento. Sull’Europa. “Siamo per il veto al prossimo bilancio – ha detto – Noi non lasciamo morire uomini, donne e bambini in mezzo al mare, siamo per l’accoglienza, ma non siamo neanche per dare i soldi ai paesi, che alzano muri contro i migranti. Noi vogliamo rispettare le regole, e al ministro delle finanze Schaeuble rispondiamo che lo devono fare anche gli altri, compresa la Germania, che ha un surplus di bilancio e deve essere in regola”. Il regolamento dell’Unione prevede che il paese con avanzo di cassa, la Germania ne aveva oltre sette miliardi di euro, deve impiegarlo a favore dei meno “ricchi”.
“Il M5S polemizza e non entra nel merito del referendum – ha detto Renzi – perchè il suo disegno è attaccarci a parole e non nei contenuti della riforma”. Poi quanto fatto: “E’ stato ancora poco: gli ottanta euro mensili, la riduzione delle tasse Ires, Imu e prima casa, il prossimo aumento delle pensioni più basse. Avremo potuto fare di più, ma almeno abbiamo iniziato”. Renzi, dopo aver illustrato lo strano agglomerato di personaggi politici ora tutti insieme appassionatamente, ha ricordato Berlusconi che lo considera pericoloso perché c’è il rischio dell’uomo solo al comando, mentre, allora lui presidente, pensava allo scioglimento del Parlamento, ancora D’Alema e Monti. Poi Casa Pound, che teme una “deriva autoritaria del paese se vincesse il “Sì”. “Da che pulpito viene la predica!” Ha esclamato.
Tornando al M5S: “Grida al risparmio e al taglio dei compensi, ma riceve i fondi che il Senato, adesso per legge, stanzia ai partiti. “Come reagire all’appellativo di “serial killer”,datogli da Salvini, che crede di aver vinto le elezioni Usa? Alle offese rispondiamo con il sorriso dei forti”. Ha concluso Renzi, che dopo si è soffermato con i tanti per strette di mano e indice alzato.