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29 Novembre 2020

Migrazioni, intervenire nei Paesi d’origine


(Ruggero Morelli) – Alla recente assemblea dell’ONU Obama ha detto tra l’altro:‘’Senza sviluppo, soprattutto senza gli aiuti per lo sviluppo per i Paesi più poveri rischieremo di avere migrazioni di massa. Jim Wolfenshon, allora presidente della Banca Mondiale, mi preannunciò molti anni fa in tempi non sospetti, il pericolo di una marcia di decine di milioni di persone, di un esodo biblico verso l’Europa. Obama lo ha ripetuto con un senso di allarme: l’alternativa allo sviluppo e alla cooperazione saranno emigrazioni di massa, carestie, guerre crudeli”.
Ricordo che già nel 1976, ad una affollata festa dell’Unità alla Rotonda di Ardenza, Giorgo Amendola ci parlò di una bomba più pericolosa di quella atomica: l’Africa e le sue miserie che sarebbero ben presto sfociate in migrazioni verso l’Europa col suo benessere. Quindi era necessario destinare parte dei bilanci ad aiutare lo sviluppo dei popoli dell’Africa.
Ricordo anche bene le parole di Romano Prodi durante la conferenza nella sala della Gran Guardia nel 1994, quando riprese il tema citando il potere della nuova comunicazione televisiva che ormai raggiungeva ogni luogo e mostrava le nostre ‘’ricchezze’’, e le conseguenze per probabili migrazioni dai paesi nord africani.
Oggi Usa ed Europa alzano i muri contro un fenomeno epocale dopo aver vissuto di colonie e post colonie di rapina.
Nel novembre 2015 Massimo Cacciari scrisse così delle migrazioni:’’ il limes è qualcosa di totalmente impossibile nel mondo attuale, e nemmeno pensare ai confini-muri, come dimostra la civiltà che è alla base dell’Occidente. Basterebbe anche solo la storia per comprendere quanto sia ineffettuale questa posizione. È semmai la soglia, la porta che dobbiamo prendere in considerazione. Ma la soglia che senso ha senza una casa?”.
Da qui, i due concetti da combattere: “L’idea di chiudersi e che il confine sia qualcosa di assolutamente aperto, perché l’una è l’identità egoistica e l’altra quella indifferente, quella della notte “in cui tutte le vacche sono nere” e dove vale solo lo scambio economico. Entrambe cattive identità. Le differenze nel mondo costringono a pensare a un lungo periodo in cui conosceremo imponenti fenomeni migratori, che occorre affrontare culturalmente, se vogliamo governarli, altrimenti diventeranno un vento impetuoso che travolgerà tutto”.
Nel luglio scorso sempre Cacciari ha risposto così a Lillo Montella su La Nuova Sardegna :’’A quale pensiero forte o ideologia è possibile aggrapparsi, allora?”
“La grande idea era quella dell’Europa di 20 o 30 anni fa: un’egemonia culturale – che non esiste al momento – e che potesse essere ponte reale ed autonomo con cui fare intendere i grandi imperi. Uno spazio con una grande politica mediterranea di aiuti, di sostegno e di dialogo con quelle forze disposte ad accogliere un processo di modernizzazione (non occidentalizzazione). Questa idea di Europa è totalmente fallita. Adesso non c’è alcuna ideologia, zero di zero: ora bisogna pensare sul piano tattico-militare come rispondere a questo attacco. Come si fa a riprendere questa idea di
Europa quando sgozzano i preti per strada? Sarà tanto se non vincono dappertutto i Le Pen, i Salvini e i Trump. Che è palesemente quanto vuole l’Is, esattamente come le Brigate Rosse non volevano il compromesso storico. Il terrorismo gioca sulle lacerazioni dei paesi democratici, da sempre”.
Il ritardo maturato è enorme, servono decisioni importanti in tempi brevi e questo lo possono fare soltanto persone autorevoli che guardino oltre i muri.