Vai a…

Costa Ovestsu Google+Costa Ovest on YouTubeCosta Ovest on LinkedInCosta Ovest on TumblrRSS Feed

26 Novembre 2020

Una manifestazione per chiedere giustizia sul caso Moby Prince (foto d'archivio)

Moby Prince, unanimità in Comune: “Apra un’inchiesta anche la Camera, la verità deve emergere”


Livorno, 20 novembre 2020 – La sentenza del Tribunale di Firenze, che nei giorni scorsi ha respinto la causa civile intentata dai familiari delle vittime ai danni dello Stato, con la relativa richiesta risarcitoria non accolta perché il diritto al risarcimento è stato dichiarato prescritto, suona come una beffa, l’ennesima, per i familiari delle vittime del Moby Prince.

La sera del 10 aprile 1991, a seguito di una collisione con la petroliera Agip Abruzzo, ben 140 persone persero la vita, con un solo superstite, in quella che è la più grave tragedia della marineria civile italiana. Probabilmente a causa della tragedia, almeno secondo quanto affermato da una inchiesta speciale del Senato, alla base del disastro ci fu il mancato coordinamento dei soccorsi che, di conseguenza, sarebbero stati tardivi ed inefficaci.

Dopo la sentenza del Tribunale fiorentino, il Consiglio comunale di Livorno, riunitosi a distanza ieri sera, giovedì 19 novembre, ha affermato con forza, senza distinzioni politiche, che “non ha intenzione di calare il silenzio”. Recependo una comunicazione di Aurora Trotta, consigliera di Potere al Popolo, l’assemblea cittadina, infatti, si è impegnata all’unanimità affinché l’amministrazione faccia tutto il possibile per sostenere i familiari delle vittime e perché “emerga finalmente la verità”.

La richiesta è stata accolta dal sindaco di Livorno, Luca Salvetti, il quale ha affermato che lavorerà perché alla Camera si possa riaprire una commissione che integri e concluda il lavoro fatto dalla commissione d’inchiesta del Senato. Al contempo i familiari delle vittime impegneranno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed i presidenti della Camera e del Senato, Roberto Fico e Maria Casellati, per ribadire loro la richiesta di essere aiutati a fare finalmente luce su una vicenda che presenta ancora molti lati oscuri e responsabilità che sembrano non essere mai state attribuite.

Salvetti ha aggiunto che “non si può prescrivere il dolore e non si può prescrivere il percorso di ricerca della verità e della giustizia” auspicando, di conseguenza, l’avvio di un approfondimento da parte del ramo del Parlamento, la Camera dei deputati, che finora non ha svolto una propria indagine. Una linea, questa, che pare condivisa anche dal sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, che ha evidenziato che “a distanza di trent’anni e dopo quanto stabilito in Senato, è evidente che giustizia non è stata fatta”, con la necessità, di conseguenza, di ulteriori approfondimenti.

E’ in ogni caso notizia di queste ore che la Camera dei deputati sarebbe disposta ad avviare una commissione d’inchiesta sui fatti del Moby Prince in grado di completare i lavori della commissione del Senato, che ha terminato i lavori due anni e mezzo fa accertando, all’esito di quasi tre anni di lavoro, che nella rada del porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991, la sera della tragedia, non c’era la nebbia come è stato per anni raccontato, che il comando della petroliera Agip Abruzzo contro cui il Moby si scontrò non pose in essere le necessarie condotte di aiuto e sicurezza, che la Capitaneria di porto di Livorno si dimostrò incapace di coordinare i soccorsi e di riflesso salvare la vita di coloro, non pochi, che secondo l’indagine parlamentare sopravvissero alcune ore sul Moby Prince in fiamme prima di trovare anch’essi la morte.

Il Comune di Livorno ha espresso l’intenzione di costituirsi parte civile qualora, al termine dell’indagine che la Procura della Repubblica di Livorno ha aperto sulla base dell’inchiesta del Senato, fosse avviato un nuovo processo, il terzo, sul caso Moby Prince.

L’auspicio della Trotta è stato raccolto senza distinzioni. Stella Sorgente del movimento Cinquestelle ha affermato che “approfondire questa vicenda è necessario” e che “serve un atto che vada al di là della semplice solidarietà”. Andrea Romiti, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha proposto un atto condiviso “con cui sindaco ed amministrazione” devono chiedere “chiarezza a nome di tutta la città di Livorno”. Costanza Vaccaro della Lega ha invece evidenziato che “la commissione d’inchiesta del Senato ha ribaltato i capisaldi della vicenda processuale”.

Federico Mirabelli del Pd ha ricordato che quella del Moby è “una ferita aperta” e che “alcuni contenuti della sentenza fanno riferimento ai lavori della commissione che sono stati preziosi per ribaltare alcune verità” e che “questi contenuti ci lasciano perplessi perché esprimono giudizi di merito sui lavori della stessa”. Valentina Barale di Buongiorno Livorno, invece, ha auspicato che, dal momento che la Procura ha aperto una nuova inchiesta, la città di Livorno e tutte le realtà coinvolte nella tragedia “devono fare pressione sull’opinione pubblica perché su questa vicenda non cali il silenzio”. E Cinzia Simoni di Casa Livorno ha messo in evidenza la necessità che la discussione si concretizzi in un “atto pubblico” per una mobilitazione tesa a non far cadere il silenzio su una vicenda ancora in attesa di giustizia.

Anche associazioni, partiti e movimenti, inoltre, hanno preso posizione. Oltre al comitato Moby 140 presieduto dal livornese Loris Rispoli, fratello di Liana Rispoli, una giovane che perse la vita nel disastro del 10 aprile 1991, che ha parlato di “grande amarezza per una sentenza che ci attendevamo diversa”, anche l’associazione Comitato 140 presieduta da Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby, Ugo Chessa, deceduto nel rogo del Moby, ha parlato di “sentenza inaspettata” e di “determinazione ad andare avanti”.

A livello locale, infine, il Pd di Livorno, che esprime la maggioranza in consiglio comunale, ha diffuso un comunicato in cui si parla di “sentenza che allontana dalla giustizia”. E il ricostituito Pci, che alle amministrative dello scorso anno ha sfiorato l’ingresso nell’assemblea cittadina, ha parlato di “caso insoluto” e di “necessità di riaprire la vicenda sul piano processuale”.

Tags: ,