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30 Settembre 2020

Museo della Città, sollecitata l’apertura con le idee chiare


(Massimo Masiero) – Livorno – ottobre. Il “Museo della Città” aprirà l’anno prossimo a luglio. E’ il mese che l’Amministrazione Comunale pentastellata si è proposto per aprire al pubblico i 5.300 metri quadri di spazi, tra i maggiori in Italia, situati nell’antico complesso dei Bottini dell’Olio, in Piazza del Luogo Pio, nel quartiere della Venezia, che sta già suscitando critiche e polemiche per i continui rinvii. Restano in attesa di risposta anche le incognite collegate alla gestione, stimata intorno ai 480mila euro annui, e al progetto, che una giunta che si rispetti dovrebbe già avere tracciato a grandi linee. Tuttavia se si verificassero altre difficoltà non sono da escludere ulteriori ritardi. Ancora incertezze dunque, anche se da quando la giunta pentastellata nel giugno 2014 è diventata operativa, poco dopo, l’argomento è stato inserito nell’elenco delle cose da fare. L’apertura sarebbe una nuova chance per il rilancio del turismo culturale in una città, che necessita di essere rivisitata con nuove realtà per convogliare nel museo i croceristi in crescita anche quest’anno. I dati forniti dalla “Porto 2000″ lo confermano. Nei primi mesi del 2016 i passeggeri sono stati 683mila, più 18 per cento rispetto ai 575mila del 2015.
E’ essenziale tuttavia avere idee semplici, chiare e valide sul materiale da esporre per attirare l’interesse dei visitatori, differenziandosi anche da quanto già esiste nelle località vicine e delle altre sedi museali livornesi.
Dibattito aperto quindi, come quello che si è svolto alla Libreria Erasmo, promosso da Buongiorno Livorno, con la partecipazione dello storico dell’arte Mattia Patti, vicino a Bl, che si è diffuso nell’illustrare scopi e realtà dei musei delle città in altre…città (da Londra a Marsiglia, a Parigi), nati e cresciuti per raccogliere appunto documenti, oggetti, opere di pittura, scultura e altro materiale provenienti dai territori. Patti ha fatto parte del comitato scientifico del museo, che ha iniziato i lavori nel giugno 2013, ma ne è uscito non condividendo anche il progetto architettonico ingabbiato negli spazi, grandi vetrate abominevoli non funzionali, considerato solo un contenitore. Il consigliere comunale di Città Diversa Marco Cannito, ha collegato l’argomento alla storia dell’edificabilità massiccia prevista nella piazza, dal 2007-2009 ad oggi, sostenuta dalle giunte precedenti, poi ridotta, per la contrarietà dei cittadini e delle opposizioni in consiglio comunale, ed ora ancora in attesa di soluzione definitiva. Il consigliere Bl, Marco Bruciati, ha sollecitato la giunta a fare presto, anche perché nulla di nuovo è emerso dopo il cambiamento dell’assessore alla cultura (l’attuale, Giovanni Belais, presente al dibattito, ha preso appunti, ha ringraziato dell’invito, ma non si è sbilanciato sulla gestione). La struttura – ha aggiunto – è costata oltre 7 milioni e mezzo alla Regione e al Comune pertanto va resa disponibile alla visita del pubblico.
Le proposte. Massimo Sanacore, direttore dell’Archivio di Stato, è per la “patrimonializzazione” dei beni culturali, quindi anche quello livornese dovrebbe valorizzare le eccellenze storico-artistiche della città, in sostanza “si deve vendere” perché il mantenimento costa denaro. Antonella Capitanio, storica dell’arte e docente all’Università di Pisa ha aggiunto: “Sono amareggiata perchè ho visto aprire e chiudere il museo progresso di Villa Maria e attendo da tempo l’apertura del nuovo museo. Perplessa per l’installazione di grandi vetrate e per la mancanza di un museografo, che possa applicare le tecniche di ideazione e la pratiche di realizzazione riguardanti il funzionamento del museo stesso e la collocazione del materiale, che deve essere scelto con attenzione”. Pardo Fornaciari, ricercatore, storico della musica e interprete di antichi testi, ha raccomandato di non esporre soltanto il materiale giacente nei magazzini comunali. Il museo deve attrarre e incuriosire ed ha accennato alla riscoperta della cucina locale (a Vera Cruz si propongono storiche ricette livornesi), al suono dei canti popolari e sociali labronici, alle poesie tradizionali e alle attività artigianali dei secoli scorsi.
Il materiale non manca. Per le scelte l’assessore alla cultura ha chiesto la collaborazione di tutti, chiosando “perché la cultura è senza bandiere”. E ha pure annunciato di voler iniziare il percorso, perché Livorno possa aspirare a candidarsi a divenire “capitale italiana della cultura”, in un prossimo futuro, contattando il comune di Pistoia, città proclamata per il 2017.