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30 Settembre 2020

Nogarin, la Regione, il futuro della città


(Massimo Masiero) Livorno-dicembre. Il 2017 sarà l’anno della svolta della città, o meglio lo spartiacque. Il modello futuro, dopo due anni e mezzo di gestione amministrativa pentastellata, è affidato al turismo, alle attività ricettive e commerciali. Perché ormai del manifatturiero non c’è da fidarsi e non si sa quando si potrà uscire dalla crisi. Lo sostiene il sindaco Filippo Nogarin, dopo l’approvazione del bilancio preventivo 2017, e di fronte ad una realtà che lo vede sempre più impegnato ad affrontare i problemi essenziali del tessuto urbano. La città portuale e marittima invece si è affidata alle grandi opere della Piattaforma Europa e della logistica per stare al passo con i tempi e poter competere. Se Nogarin non crede nell’industria e in sostanza non dimostra di occuparsi del lavoro, come vanno sostenendo alcuni settori della politica e dell’imprenditoria locale, altri invece fanno affidamento alle grandi opportunità future che si stanno delineando. La recente inaugurazione del teriminal merci ferroviario in Darsena Ovest, che collegherà le banchine alla rete nazionale e al centro-nord Italia fino al settentrione europeo, è un segnale positivo, che ridurrà i tempi di trasporto e pone il porto, come il primo del genere in Italia e quindi tra le più appetite strutture logistiche nazionali. E non è poco perché è già avviata, anche se vi sono ritardi e proroghe delle procedure, la realizzazione della Piattaforma Europa, finanziata in parte da Stato, Autorità Portuale e Regione, che a sua volta ha stanziato oltre 200 milioni di euro per consolidare i piani dell’industria chimica Solvay a Rosignano, assicurando stabilità economica e occupazione per quella fascia costiera, e ha svolto con successo il salvataggio dello stabilimento ex-Lucchini di Piombino, che rischiava la chiusura se non interveniva l’imprenditore algerino, che ha confermato gli impegni assunti. E proprio per il porto di Piombino si aprono buone prospettive di lavoro per le demolizioni delle navi Marina Militare, assicurate dal ministro della difesa. Di fronte a tutti questi impegni, specialmente a Livorno, non sono mancate le critiche. Il collegamento ferroviario, cui seguirà lo scavalco della ferrovia dalle banchine all’Interporto di Guasticce, si è fatto osservare, è stato realizzato dopo quindici anni di attesa. In passato tuttavia non si è riusciti per ragioni varie, ad impegnarsi a fondo, per ottenere collegamenti più veloci e tecnologicamente avanzati. Spesso si è fatto affidamento alla navigazione tranquilla in acque sicure, che garantiva comunque scarsi ma sicuri ricavi per le loro attività e teneva lontano più agguerriti concorrenti. Il progetto della Piattaforma Europa ha messo in movimento un settore logistico portuale, che avrà lo scalo tra i più attrezzati, moderni e competitivi del paese in grado di fronteggiare le altre realtà europee, ma ha avuto il merito di aver smosso un’altra “piattaforma locale”, quella del tirare a campare e della redditività con il minimo impegno. Anche in questa occasione non sono mancate le perplessità iniziali di parte della maggioranza, che temeva l’arrivo di una “sconvolgente” operazione sul nord della città, che avrebbe portato colate di cemento inarrestabili e imprevedibili invasioni di malavitosità sul territorio livornese, che trascorre una vita tranquilla e serena tra disoccupazione e emarginazione economica e sociale (trentunmila disoccupati), emergenza abitativa e scarsa presenza d’industrie, perdita di competenze professionali e scarsissima tecnologia. Come se non bastasse continuano a perseverare malumori e rivalità negli ambienti politici, che sono chiamati a preparare validi programmi per i prossimi anni. La Regione ha sostenuto e il governo hanno sostenuto lo scalo marittimo livornese con finanziamenti non immaginabili in passato, malgrado lo scetticismo e il “badalì”, che contraddistingue il colorito modo di esprimersi del livornese medio. Non consensi sperticati e fragorose battiti di mano, ma almeno la prudenza nelle dichiarazioni di chi ha importanti cariche istituzionali nel tentativo di voler demolire quanto è stato fatto ed affermare che i finanziamenti pubblici in sostanza sono quelli dei cittadini. Azzardato anche sostenere che la città ha un futuro a vocazione turistica e ricettivo-commerciale, quando invece è necessaria anche l’industria poiché il suo passato, le caratteristiche morfologiche e le potenzialità la indicano come un comprensorio di area vasta pisano-livornese con Collesalvetti, fino a Pontedera. Anche perché non mancano le eccellenze. In zona sono nati e cresciuti, “rimboccandosi le maniche” (come disse tanti anni fa Cesare Romiti, allora presidente della Fiat, parlando agli industriali locali), giovani imprenditori livornesi, che nel settore della ricerca scientifica e aerospaziale si sono imposti a livello internazionale, creando società in continuo sviluppo. Da queste prospettive è opportuno cercare punti di convergenza e, per usare un termine marinaro, remare tutti insieme per portare la barca “Livorno” al largo dalle polemiche per farla uscire dalle secche in cui si dibatte da anni. masierolivorno@gmail.com