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28 Settembre 2020

Origano e more al Castellaccio, la ricerca del biologo artista


(Paolo Pasquinelli) Livorno, 2 agosto – Poco più di sette chilometri dalla città di Livorno sorge il Castellaccio con i suoi 300 metri di altitudine. Se lo scopo naturalistico era quello di cercare e fotografare la farfalla Macaone, non mi è andata bene perché non ho avuto il piacere d’incontrarla. Tuttavia ho ripiegato su ciò che i prati incolti possono offrire in questa assolata e torrida estate. In poche ore si possono trovare alcune erbe aromatiche (preziose per le loro proprietà gastronomiche e farmaceutiche) unitamente a frutti in fase di maturazione. Mi limito a proporvi l’Origano (Origanum vulgare L.), nella foto, e la Mora (Rubus ulmifolius Schott),nella foto, rimandando ad altra occasione frutti selvatici quali Mele, Pere, Sorbe e Prugnoli. Un ristoratore della zona, attento ai miei spostamenti, mi ha chiesto dove poteva trovare l’Origano per la sua cucina. La mia risposta: “A un supermarket….….oppure seminalo” questo perché studio le Biodiversità delle Colline Livornesi e la loro conservazione. Ma non si può essere troppo intransigenti per cui alla fine: “Raccogline un pollone, se lo trovi, e coltivalo”. Tutti noi abbiamo apprezzato l’aroma di questa pianticella specialmente negli arrosti, ma pochi sanno che si può estrarre un olio dalle molteplici qualità curative. Per le More, poco da dire. Molti ne fanno incetta per produrre una marmellata casereccia davvero squisita. Chi non avesse ancora assaggiato “pane, burro e marmellata” si ricordi della nonna che lo preparava per i nipoti insieme allo zabaione a merenda. Ops, dimenticavo che sull’infiorescenza di Origano sta bottinando la piccola variopinta farfalla Icaro (Polyommatus icarus Rottemburg) (nella foto).

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Paolo Pasquinelli, biologo e artista contemporaneo
paolopasquinelli@alice.it