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29 Settembre 2020

Pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, tra boschi, rii e sentieri


(Beppe Ranucci) Luglio. Prosegue il viaggio verso Santiago di Compostela. Il pellegrinaggio è giunto alla quarta tappa da Melide a Arzua. 15 km. Giovedì 27 Aprile.
Ci alziamo verso le 8 e 30. Prepariamo lo zaino e ci copriamo di più. In effetti, anche se non piove fa molto freddo. Sono le 9 e non ci sono pellegrini in giro. Devono essere partiti molto presto. Il percorso è subito molto suggestivo. Usciti dalla cittadina di Melide, dopo essere scesi lungo la strada di San Martino, si trova una bella chiesetta romanica con l’annesso cimitero. Man mano che procediamo, troviamo una campagna molto bella, con vacche, pecore e cavalli al pascolo. Stranamente non incontriamo altri compagni di viaggio. Arriviamo ad un bivio, dove c’è la possibiltà di percorrere il cammino tradizionale o quello alternativo. Scegliamo il percorso alternativo, anche se allunghiamo di qualche chilometro. Si entra immediatamente in un bosco molto fitto. Fa freddo e c’è vento. Non ci sono pellegrini né davanti, né dietro. Ora il bosco è diventato una galleria quasi buia formata dai rami degli alberi che si intrecciano. Il vento li scuote violentemente, abbiamo un po’ di paura. Finalmente vediamo davanti a noi un pellegrino. Affrettiamo il passo e lo raggiungiamo. “ Ola” “ Buen camino”. L’uomo si gira verso di noi e risponde. “Ola” “Buen camino”. Ma noi quest’uomo lo conosciamo. E’ il pellegrino solitario che abbiamo già incontrato varie volte lungo il cammino. Francesca cerca di attaccare discorso, buttando là qualche parola in inglese. L’uomo sorride, ma non risponde. Io butto là qualche frase in francese. Niente. Il pellegrino sorride ancora una volta, poi affretta il passo e dopo una decina di minuti sparisce dalla nostra vista dietro ad una curva.
Usciti dal bosco, finalmente troviamo un bar dove ci sono altri pellegrini che si stanno rifocillando, seduti al sole che nel frattempo ha finalmente bucato le nuvole. Anche noi ci fermiamo a mangiare qualcosa . Nel locale ci timbrano la Compostella e scambiamo qualche parola con dei giovani italiani (due ragazzi ed una ragazza) che vengono da una cittadina della Puglia. Dopo una mezz’ora riprendiamo il cammino. Sono quasi le due, anche se ci siamo impegnati a non guardare più l’orologio, per tenerci il più lontano possibile dalla schiavitù degli orari.
Ora affrontiamo una salita molto impegnativa, ma i pellegrini sono aumentati e li abbiamo sia davanti che dietro di noi. Noi abbiamo i nostri zaini abbastanza pesanti, ma incontriamo dei pellegrini che portano sulle spalle degli zaini che sono doppi dei nostri, con tegamini, scodelle, borracce e sacchi a pelo che spuntano da tutte le parti.
Francesca mi fa notare che davanti a noi ci sono dei pellegrini ( è un gruppo di tedeschi ) che camminano senza zaini o altri bagagli anche piccoli. Come fanno? Arrivati ad un bivio, scopriamo l’arcano. Su un largo spiazzo, un pullman li sta aspettando ed è bella e pronta una tavolata piena di bevande e cibarie. I “ comodi” pellegrini si fermano, si rifocillano e poi riprenderanno il cammino. Il pullman li aspetterà nuovamente una decina di chilometri più avanti. Chiacchieriamo un attimo con l’autista (che parla italiano): ci spiega che hanno pagato circa un migliaio di euro, per fare tutta la camminata in modo abbastanza comodo. Poveri pellegrini del Medio Evo!
Riprendiamo il nostro cammino ed ora attraversiamo un rio molto bello, con acque limpidissime, sormontato da un ponte antichissimo che risale al Medio Evo. La fine della quarta tappa è vicina. Percorriamo ancora una lungo e noioso sentiero che affianca una strada statale molto trafficata. Ed ecco Arzua. Anche questa tappa è terminata. Ci riposiamo in un comodo e pulito alberghetto e poi andiamo a vedere la cittadina. Arzua è abbastanza anonima, senza niente di particolarmente interessante, a parte una chiesetta ancora di stile romanico che si trova nella piazza principale. Arzua è stata ricostruita completamente sopra antiche strutture medioevali. C’è ancora un vento abbastanza freddo e ci rifugiamo in un bel ristorante, dove si gustano i piatti del luogo e si beve un ottimo vino bianco: il Ribeira. Ci tratteniamo a parlare con il gestore che è un giovane molto intraprendente. Alle dieci siamo di ritorno in albergo. L’indomani ci aspetta la penultima tappa da Arzua a Pedrouzo di 18 km.

“ Un labirinto di stradine porta / alla piazza deserta.
Da una parte l’oscuro vecchio rudere /di una chiesa in rovina;
dall’altro il bianco del muro che cinge/ un giardino di palme e cipressi/
e innanzi a me la casa ….” ( Antonio Machado). (4-continua)
Beppe Ranucci, regista e scrittore