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25 Novembre 2020

Pet Therapy per i carcerati, è il progetto Ulisse del Rotary Club Livorno


Livorno, 20 marzo – Il Progetto Ulisse di Pet Therapy, promosso dal Rotary Club Livorno e dalla Fondazione Livorno,patrocinato dall’Ordine dei Medici Veterinari e dalla Provincia di Livorno, a sostegno delle persone detenute attraverso la mediazione del cane, è stato illustrato oggi nella casa circondariale Le Sughere. E’ iniziato il mese di gennaio ha visto l’impegno dell’associazione “Do Re Miao”, preparato da dieci incontri e dalla partecipazione di altrettanti operatori. Il presidente del Rotary, Augusto Parodi, dopo aver ringraziato la Direttrice del Carcere dottoressa Santina Savoca e l’organizzazione carceraria per la sensibilità dimostrata decidendo di attuarlo qui a Livorno, “nonostante che questo abbia, immagino, generato molti problemi organizzativi” ha sottolineato che il progetto è particolarmente coerente con gli obiettivi principali del Rotary Club Livorno, che sono quelli di realizzare progetti in ambito sociale a favore delle persone più deboli e meno fortunate, di promuovere la cultura, il rispetto della persona e fra le persone, aiutare i giovani e dare loro voce e possibilità di miglioramento e di crescita.
“Quindi abbiamo subito apprezzato – ha proseguito – con grande entusiasmo il progetto che la dottoressa Barbara Bellettini presidentessa di Doremiao ha proposto a noi ed alla Fondazione Livorno circa un anno fa, perché il carcerato e la sua famiglia sono effettivamente persone che si trovano in un momento di debolezza ed hanno bisogno di aiuto per ritrovare sé stessi, le loro ragioni di vita, i loro sentimenti e le loro relazioni per il periodo nel quale resteranno nel carcere e per la loro vita futura. Credo moltissimo nella Pet Therapy, sono stato anche io un paziente in forma diciamo casalinga, sperimentando su me stesso per anni il beneficio derivante dal grande affetto del mio amato Golden Retriever Ulisse, ed ho voluto dare il suo nome al Progetto per ringraziare con lui tutti i cani che ci stanno vicini, amandoci ed aiutandoci senza giudicarci, o forse giudicandoci con comprensione. E quindi anche tutti i cani che hanno invaso il carcere, che sono i veri aiutanti della dottoressa Bellettini e di Doremiao e sono gli attori centrali del Progetto. Sono molto contento che il Progetto Ulisse abbia avuto inizio e si sia sviluppato con successo ormai da ottobre scorso, e vorrei concludere ringraziando tutti coloro che stanno contribuendo alla sua realizzazione. Ringrazio anche i miei colleghi Vanessa Turinelli ed Antonio Cioppa che hanno preso a cuore il progetto e rappresentato l’impegno ed il calore del nostro Club. Con l’occasione vi confermo che, anche grazie agli sponsor, il progetto è già finanziato per alcuni anni e se l’Amministrazione Carceraria lo vorrà si potrà sviluppare coerentemente nel tempo”.
Nel progetto i cani diventano amici dell’uomo, in questo caso i detenuti, con i quali instaurano,insieme agli operatori, un feeling che si mantiene ideale e costante. Sono proprio i cani dell’associazione a dimostrare un ottimo livello di benessere e attiva partecipazione al lavoro (la mattina si dirigono piacevolmente all’area assegnata e attendono impazienti l’arrivo del gruppo di detenuti), cosa non del tutto usuale nel peculiare ambiente carcerario. Sicuramente vincente si è rivelata la possibilità di utilizzare un ampio spazio esterno. Gli apprendimenti previsti dal programma si stanno consolidando con il trascorrere del tempo, insieme al gradimento dei detenuti alla reciproca collaborazione.
Quali le reazioni dei partecipanti?
La dottoressa Alessia La Villa segue direttamente il progetto: “Come educatrice e in base ai riscontri avuti – spiega – posso aggiungere che uno degli aspetti più importanti della pet theraphy (lo osservavo anche oggi) è quello, per il detenuto , di riuscire a prevedere le conseguenze delle proprie azioni attraverso il comportamento dell’animale. Purtroppo uno dei problemi maggiori per i detenuti è quello di riuscire a mettere in prospettiva gli effetti dei loro comportamenti sia a livello giuridico che relazionale. Inoltre molti di loro hanno una grande facilità a raccontarsi sotto il profilo dell’azione deviante compiuta mentre entrano in crisi quando devono parlare di se. Ho notato che la pet teraphy è anche un’occasione per rielaborare i propri vissuti e raccontare di se. Molti attingono a ricordi personali di esperienze vissute all’esterno con i propri animali e durante gli incontri viene spesso meno il continuo riferirsi alle motivazioni che li hanno condotti in carcere ed emerge più facilmente “la persona” oltre il reato”. Il corso, iniziato a ottobre scorso, terminerà il prossimo giugno con venti incontri di 2 ore ciascuno con i detenuti e 10 incontri con i minori in visita. Proseguirà anche nel 2018.