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25 Settembre 2020

Piombino. L’acciaio, il suo futuro e la freddezza del nord


(Massimo Masiero) Firenze, 9 maggio. “Non vorrei che si mettesse in secondo piano l’acciaio e che nel paese qualcuno fosse contento che non lo si producesse a Piombino”. Conclude con queste parole, dure come pietre, il presidente della Regione Enrico Rossi, a margine del convegno sul lavoro di Firenze, al quale ha partecipato il ministro del lavoro Giuliano Poletti, facendo il punto sul futuro delle acciaierie dopo il sollecito al mantenimento degli impegni, da parte del ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda, alla Cevital e dopo la risposta di Issad Rebrab, amministratore delegato di Aferpi, che ha confermato di voler realizzare il progetto, anche se aveva sperato in un impegno del sistema creditizio italiano. E’ stato l’unico finora a farsi avanti per la realizzazione del forno elettrico e del settore logistico e agroalimentare. L’obiettivo di Piombino è quello di continuare a produrre acciaio e per farlo occorrono investimenti e nuovo laminatoio. Vi sono stati ritardi e difficoltà per il reperimento delle risorse e un’eventuale integrazione con altri interventi di carattere societario, che si stanno delineando, potrebbe essere positiva. Si è fatto il nome dell’indiano Sajjan Jendal, già interessato con altri gruppi all’Ilva di Taranto e forse anche alla sponda tirrenica. Da rilevare comunque che non si sono fatti avanti gli imprenditori dell’acciaio del nord Italia per sostenere lo stabilimento ex-Lucchni e che già in passato non sono mancati taglienti giudizi sulla crisi del polo siderurgico toscano, considerato un concorrente. E già allora Rossi rispose per le rime a chi seguiva con scetticismo l’operazione di salvataggio portata avanti dal governo. La frecciata odierna di Rossi, diretta a chi attende sulla riva del fiume il passaggio del cadavere siderurgico piombinese, non sarebbe altro che una conferma di quanto freddezza vi sia ancora in alcuni ambienti dell’imprenditoria nazionale di fronte ad una soluzione positiva della vicenda, che interessa duemila lavoratori e un intero comprensorio toscano, da sempre vocato con perizia e esperienza da circa un secolo alla lavorazione dell’acciaio.masierolivorno@gmail.com