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26 Settembre 2020

Piombino. Polo siderurgico, cauto rilancio con Aferpi


Piombino – dicembre. A due anni e mezzo dalla firma dell’Accordo di Programma per la Riconversione e Riqualificazione del Polo Siderurgico di Piombino, il piano per il suo rilancio procede con cautela.
“Aferpi”, la società controllata da Cevital che ha rilevato gli impianti della ex Lucchini, nonostante l’impegno del Governo, della Regione e di Issad Rebrab, il magnate algerino che nell’affare Piombino ha già impegnato 102 milioni, ottiene credito con difficoltà – afferma Umberto Paoletti, direttore generale di Confindustria Livorno Massa Carrara – Eppure il piano industriale di AFERPI è l’unica opzione esistente per rilanciare la produzione di acciaio e ridare fiato all’occupazione e non esistono effettive alternative praticabili. Non ci sono sufficienti linee di credito per acquistare i semilavorati indispensabili alla produzione e, in questo momento, un intervento da parte dello Stato con la Cassa Depositi e Prestiti non appare configurabile”.
Il programma di investimento Cevital descritto nell’Accordo di Programma è esternamente complesso e corposo e affianca alla riqualificazione degli impianti siderurgici la diversificazione con progetti in ambito agro-alimentare e logistico.
Tra i progetti ammessi agli incentivi dell’Accordo di Programma, gestiti da Invitalia sulla legge 181/89, con l’obiettivo di riqualificare le aree di crisi industriale e creare nuovi posti di lavoro, c’è l’importante intervento di Piombino Logistics, nata nel dicembre 2015 dallo scorporo da Aferpi, che ha programmato un investimento da 21,5 milioni.
“La nostra visione – aggiunge Alberto Ricci, presidente di Confindustria Livorno Massa Carrara – è quella di un’economia circolare, che coniughi i progetti per la siderurgia eco-sostenibile, la demolizione e il refitting navale, il nuovo ampliato Porto di Piombino, in un piano complessivo di rilancio del territorio e di salvaguardia di un indotto già provato da anni di crisi della acciaierie e dalla preoccupazione che tardi il consolidamento degli investimenti e con esso il re-equilibrio occupazionale”.