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28 Gennaio 2022

Un'immagine d'epoca della Fonte Napoleone (foto fornita da Bramanti)

Poca ma ottima l’acqua sorgiva dell’Elba, che si approvvigiona in Val di Cornia


(Stefano Bramanti) Portoferraio, 12 novembre 2021 – Solo il 6% di acqua potabile sorgiva giunge nella case degli elbani, mentre il restante 94% viene da pozzi isolani o dalle falde della Val di Cornia. Osserviamo quindi il sistema idrico elbano in questa parte finale dell’anno 2021, dopo che l’estate si è rivelata positiva: i rubinetti non sono rimasti a secco, nonostante il boom di affluenze turistiche. Situazione ben diversa in alcune annate del passato, in particolare quando all’isola arrivava l’acqua potabile con le bettoline negli anni 90 del 1900. Ecco un approfondimento grazie a documenti messi a disposizione da Mirco Brilli, direttore tecnico di Asa, Azienda Servizi Ambientali, attraverso l’addetto stampa Francesco Rombolini. Dettagli importanti che giungono mentre il governo ha detto che si tira dritto col progetto della costruzione del dissalatore a Mola, dando un duro colpo ai contrari.

Le acque sorgive quindi, presentano in genere ottime analisi chimico-organolettiche, ma costituiscono solo il 6,4% delle risorse. Poca cosa. E qualcuno imbottiglia l’acqua sorgiva di Poggio, diffusa poi nei supermarket e nei ristoranti. Tale acqua potabile è catturata anche dai depositi in cui viene raccolto l’oro blu offerto dalle sorgenti, in particolare quelle del monte Capanne. Un contributo che fa sperare, mentre dai pozzi isolani si ricavano acque potabili per quasi il 26% del totale e il rimanente 70% circa, è costituito dall’acqua che giunge, con la malconcia condotta sottomarina alle stazioni di Rio, mediante emungimenti delle falde della Val di Cornia.

“Nel corso degli ultimi dieci anni”, segnala Brilli, “il personale di Asa ha effettuato continui interventi di ricerca e ripristino di molte sorgenti presenti sul versante sud del monte Capanne, come a Vallebuia, Piane al Canale, Monte Perone, Poggio, con conseguente rifacimento di tratti di linea di adduzione fino al ricollegamento verso i relativi serbatoi. Questi interventi hanno permesso un importante recupero delle acque sorgive durante il periodo invernale. Tali lavorazioni sono tuttora in atto con nuove ispezioni del territorio sul versante nord, si potrebbe recuperare e potenziare ulteriormente la risorsa per il versante occidentale. Le sorgenti ci regalano acqua solo nei periodi invernali piovosi, tendendo a seccarsi molto velocemente e d’estate la loro produzione diventa insignificante rispetto alle esigenze. In questi ultimi anni, con i cambiamenti climatici in atto, la produzione media delle sorgenti è calata del 30% circa e purtroppo tenderà a diminuire ulteriormente. Tali interventi sono comunque utili in un’ottica di diversificazione della produzione”.

La bontà dell’acqua del Capanne è nota; non a caso molti elbani si recano alle fonti pubbliche di Poggio, alla cosiddetta fonte di Napoleone, oppure a Marciana, per rifornirsi riempendo taniche o bottiglie di acqua sorgiva, certamente molto più raffinata e leggera di quella che circola nelle condutture isolane in generale, che risulta piuttosto calcarea. E abbiamo sentito anche il parere del dottor Alessandro Barbieri, responsabile delle ufficio Asl d’igiene della nostra zona, il quale ci ha detto: “La qualità dell’acqua in distribuzione, intesa come rispetto dei limiti previsti dalle norme, è sempre buona. Questo non collima però perfettamente con le caratteristiche organolettiche, cioè con la sensazione generata dall’utilizzo come bevanda, un fatto molto soggettivo e vale per ogni territorio in cui è presente un acquedotto. Comunque consumare acque con calcio elevato contribuisce alla salute delle ossa e dell’apparato cardiovascolare”.

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