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domenica 20 Ottobre 2019

Quello isolato in realtà è Salvini


(Franco Concetto) Livorno, 16 luglio 2019 – All’inconsueto vertice con sindacati ed imprese svolto al Viminale dal ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini ha partecipato, tra gli altri, anche Armando Siri, l’ex sottosegretario indagato per corruzione, che ha illustrato la flat tax alle parti sociali. Non si è capito, tuttavia, se l’inusuale incontro era di natura istituzionale o meramente politico. Il premier Giuseppe Conte, in ogni caso, non l’ha presa bene e ha parlato di “scorrettezza istituzionale” ricordando che “la manovra economica viene fatta dal presidente del Consiglio con il ministro dell’Economia” e “non si fa altrove”. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, per la cronaca, è Giovanni Tria.

Nell’ennesimo polverone immediatamente alzatosi sul governo in carica, fatto di polemiche, accuse e controaccuse, secondo il cliché quotidiano di Lega e Cinquestelle, questi ultimi hanno chiesto agli alleati una logica spiegazione. Salvini ha lasciato intendere che l’incontro era prettamente politico, anche se tenuto in una sede istituzionale. Così i Cinquestelle, quando il Pd ha tentato di inserirsi nella polemica, hanno giustificato Salvini e la Lega etichettando il vertice come “incontro politico e non di governo” e hanno attaccato i sindacati affermando che “se trattano con l’indagato Siri, agiremo di conseguenza” e che “adesso si capisce perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo nonostante vi siano milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati”, aggiungendo che loro “preferiscono parlare con Siri e con chi gli vuole proteggere le pensioni d’oro ed i privilegi e che “poiché i sindacati hanno fatto una scelta di campo, la facciamo anche noi”.

Sulla presenza di Siri al Viminale, però, si è espresso anche Conte. Con il suo modo diplomatico, ma non per questo meno efficace, il premier ha detto una cosa che ai più può essere sembrata ovvia, ma che invece, se associata a quanto fatto contestualmente, delinea in modo chiaro l’attuale situazione degli equilibri interni all’esecutivo. E il leader leghista Salvini, al di là della sua spregiudicatezza e della forza innegabilmente datagli dalla crescita della Lega alle ultime Europee, appare in queste dinamiche colui che rischia di rimanere isolato.

“Se la logica dell’incontro era quella di un incontro politico, ci sta bene la presenza di Siri. Se era di un incontro governativo, non ci sta bene la presenza di Siri”, ha detto seraficamente Conte. Il quale, subito dopo, attraverso il suo staff, ha fatto sapere che da oltre due settimane sta sollecitando la Lega a dare i nomi dei delegati che dovrebbero rappresentare il partito di Salvini ai tavoli sulla manovra, senza avere ancora ricevuto alcuna indicazione.
E come se non bastasse, sempre in modo serafico e quasi etereo, ha aggiunto: “Che il leader di una forza politica voglia incontrare le parti sociali, la ritengo una cosa buona e giusta. Anche il ministro e vicepresidente Di Maio, dunque, potrebbe fare altrettanto come capo politico dei Cinquestelle”.

Una mossa, quella di Conte, che sembra avere lo scopo di mettere Salvini alle strette. Non a caso, facendo ricorso alla sua abilità politica, il ministro degli Interni ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco e ha dovuto chiosare: “Mi auguro che anche i Cinquestelle prendano un’iniziativa analoga anche loro. Noi abbiamo presentato alle parti sociali le idee della Lega senza impegnare i Cinque stelle”.
Una dichiarazione che, seppur fatta con il sorriso sulle labbra, deve essere costata non poco al leader della Lega, che tra una prova da capo del governo e l’altra, ancora una volta, ha dovuto fare marcia indietro, dopo aver inutilmente tentato l’ennesima fuga in avanti.

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