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21 Settembre 2020

Referendum, le ragioni del Sì e quelle del No


Cecina – “Il futuro del paese. Le riforme istituzionali sono necessarie?” Alla domanda, tema dell’incontro di Cecina alla sala del Comune Vecchio, promosso dalle Acli di Livorno, hanno cercato di dare una risposta convincente, illustrando le rispettive opinioni, Alessandro Cosimi, coordinatore del comitato scientifico delle Acli per il Sì e Paolo Barabino, responsabile regionale enti locali di Forza Italia e coordinatore per il No. Il dibattito è stato introdotto e presieduto da Antonio Melani, presidente della Acli di Livorno. Il sindaco di Cecina Samuele Lippi ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale. I protagonisti hanno illustrato le loro posizioni, che “Costa Ovest”, ha sintetizzato.
Alessandro Cosimi per il “S’”: “Penso che questa riforma, per quanto perfettibile, sia un’occasione per correggere alcune situazioni che si sono rivelate logore. Non penso che risolva tutti i problemi, ma dà un’impostazione, che è corretta, non presidenzialista e soprattutto, coglie alcuni aspetti di correzione del titolo V della Costituzione, importanti per il ruolo degli Enti Locali. Mi sembra che dia maggiore flessibilità alle Istituzioni senza far perdere loro autorevolezza. E se stiamo al merito del provvedimento è un tentativo molto serio, seppur con una mediazione, per guardare ad una modernità che non sia priva di contenuti. Dopo di che non c’è nessun brandire di scimitarra, il referendum, per sua natura, è uno scomporsi ed un riaggregarsi, è proprietà dei cittadini e non è bene che le forze politiche tendano ad appropriarsene in modo totalizzante. Le Acli hanno nella propria missione la formazione del cittadino e di fronte alla debolezza delle Forze Politiche che non riescono ad aprire serie occasioni di dibattito, è utile disporre di ambiti di discussione, di confronto e di crescita.”
Paolo Barabino per il “No”: “Abolire l’elezione diretta dei senatori è la soppressione di un diritto sovrano. I senatori risponderanno ai partiti che li eleggeranno nei consigli regionali e saranno dei doppio-lavoristi. Come faranno consiglieri regionali e sindaci a svolgere le loro funzioni? Come faranno ad essere presenti contemporaneamente nelle assemblee regionali ed in Senato? Anche i senatori esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato. Non sarebbe neppure possibile il criterio del voto unitario o per delegazione, come accade nel Bundesrat tedesco. Si vuole istituire una Camera territoriale, ma le sue competenze sono variegate e si ridimensiona il ruolo delle Regioni (salvo di quelle a statuto speciale). Il numero delle firme per proporre una legge di iniziativa popolare viene portato da 50.000 a 150.000 e non si sa da chi, quando e come saranno disciplinati gli istituti dei referendum propositivo e di indirizzo nonché lo statuto delle opposizioni (tutto sulla fiducia; è serio?). La legislazione concorrente tra Stato e Regioni di fatto, rimarrà; in molte materie lo Stato detterà “disposizioni generali e comuni”, in altre “disposizioni di principio; stessa “roba” della legislazione concorrente ed il contenzioso Stato-Regioni non sarà ridotto. Si passerebbe da un procedimento legislativo, l’attuale, sostanzialmente unico per tutte le leggi ad un numero di procedimenti non ben definito (se ne potrebbero contare sino a 10); una grande complicazione del sistema invece della semplificazione dei procedimenti e del funzionamento delle Istituzioni. Il fine non dichiarato della riforma è un anomalo rafforzamento dell’esecutivo. Si riducono i diritti del popolo, la libertà di scelta, la sovranità’ popolare. Senza dimenticare l’altro fine reale, di fatto confessato da Matteo Renzi, di trasformare la riforma in un referendum personale, per ricavarne una legittimazione popolare e risolvere il problema di essere un Premier non eletto. Una riforma voluta fortemente da un Governo di un Premier non eletto, votata da un Parlamento formatosi con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e con maggioranze ottenute grazie alle “transumanze” dei parlamentari, senza il raggiungimento della soglia dei due terzi dei componenti le Camere, per poi far decidere il popolo con un referendum che riguarda ben 47 articoli della Costituzione. Non è questa una corretta applicazione dell’art. 138 della Costituzione, nato per sottoporre al popolo quesiti puntuali e su materie omogenee. A Forza Italia questa riforma non piace: contenuti, forma in cui è scritta, procedimento seguito, spirito: un immane pastrocchio, il cui impianto generale mette in crisi la nostra sovranità popolare, per poi formare altra proposta condivisa ed infine per liberarci da un Presidente del Consiglio non eletto, Matteo Renzi, al quale riconosciamo ottime doti da “illusionista”, ma che in tre anni non ha risolto un solo problema del nostro Paese!”