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21 Settembre 2020

Renato Gangemi, Pd: “Una nuova politica per i rifiuti”


Livorno, 23 agosto – Renato Gangemi, responsabile ambiente, energia e rifiuti della segreteria dell’Unione Comunale del Pd dal maggio scorso, è da sempre nel mondo dell’associazionismo ambientalista. E’ stato fondatore dei Verdi nel 1986 e loro portavoce livornese. Coordinatore del Circolo Ecologisti Democratici in città e membro della segreteria regionale del movimento, cura la comunicazione e il sito web del circolo Pd La Rosa. Ha recentemente proposto la creazione di un sito d’interesse comunitario per la salvaguardia e la sempre maggiore conoscenza della costa davanti a Calafuria.
Interviene sulle critiche sollevate da Sinistra Italiana di Livorno-Collesalvetti, sulla modalità di raccolta e trattamento dei rifiuti, che comporta per come è organizzata l’Aamps attualmente si coglie soltanto l’aumento del costo del servizio.
Qual’è la posizione del Pd?
“Critiche condivise anche da noi perché è evidente, infatti, che l’attuale organizzazione della raccolta dei RSU, il porta a porta , prevede, se così attuata, solo dei maggiori costi. Come è vero che il trattamento successivo alla raccolta, non esistendo impianti “in house” predisposti dall’azienda, ma delegato ad aziende esterne, comporta ulteriori spese di conferimento”.
La situazione attuale?
“Al momento l’unico e sicuro abbattimento dei costi, cercato dall’attuale direzione aziendale, è ottenuto grazie al subappalto della raccolta porta a porta (PAP) , scelta che comporta , come sappiamo, una riduzione di costi legata alle diverse condizioni contrattuali dei lavoratori e non certo ad una maggiore efficienza del servizio. Costi e spese che tornano poi a lievitare per il doppio sistema di raccolta dei “bidoni condominiali” e monofamiliari, poiché è necessario far girare nello stesso giorno due mezzi diversi con operatori diversi che fanno lo stesso percorso. Che dire poi del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio, tetrapak ) affidato ad una società (la AVR S.r.l. gruppo con interessi che vanno dai rifiuti, alle autostrade, all’edilizia) il cui impianto di trattamento più vicino è a Guidonia, quindi a varie centinaia di km da Livorno? Ci sembra una scelta la cui economicità nel lungo periodo è tutta da dimostrare, mentre la non convenienza ambientale (le emissioni inquinanti prodotte dai camion costretti a lunghe percorrenze) è già nei fatti.
La proposta?
“Se la gestione è già pubblico-privata – con la parte pubblica che paga e la parte privata che guadagna – perché continuare con l’idea dell’autosufficienza? Il riciclo è un’attività industriale e prima del riciclo avviene la selezione: servono grossi investimenti (nell’ordine dei milioni di euro) per fare un impianto di selezione , anche piccolo. Poi ci sono i costi di gestione, che sono altrettanto onerosi. La Toscana ha già una piattaforma di selezione a Pontedera, altre piattaforme più piccole a Grosseto, Siena, Empoli ed è in programma la realizzazione di un’altra piattaforma a Prato. Occorre quindi sfruttare le economie di scala e fare rete, certamente arroccarsi e impuntarsi sul rifiuto di Retiambiente non ci sembra quindi la strada migliore da seguire. In uno scenario in continua evoluzione come quello toscano, un contesto regionale che ha visto nascere importanti maxifusioni, Livorno non potrà permettersi di essere la più cara della toscana e di fare sempre le scelte al contrario”.
La considerazione finale?
“Il famigerato giardinetto al posto dell’inceneritore è totalmente confutato dai dati che arrivano e che vedono bruciare sempre più rifiuti nell’impianto del Picchianti. Pertanto il vecchio e malandato, e tanto vituperato, termovalorizzatore potrebbe essere l’unico a portare un po’ di soldi in cassa, forse prendendo i rifiuti anche da fuori città”.