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martedì 20 novembre 2018

Restaurata la statua di San Ferdinando di Crocetta


(Simone Consigli) Livorno, 2 novembre 2018 – E’ stata giustamente solenne l’inaugurazione, o meglio il restauro, della statua di San Ferdinando Re, opera di Giovanni Baratta, nella chiesa dedicatagli come patrono, ma meglio nota come Crocetta per i livornesi, in piazza del Logo Pio. Dalla mano della presidentessa dell’associazione Amici dei Musei, Annamaria Tomassi e del parroco trinitario don Emilio Kolaczyk il velo è stato strappato via e il marmo della meravigliosa statua ha ripreso a splendere come tre secoli or sono. Presenti all’inaugurazione del 29 ottobre, oltre ai già nominati, la dottoressa Valentina Brancaccio soprintendente alle Belle Arti a Pisa e Livorno e la restauratrice incaricata, la pisana Valeria Pulvirenti. La statua fa parte di un gruppo di quattro elementi agli angoli cardinali della navata centrale, che rappresentano Re santi. Alla fine della cerimonia è stato offerto un momento di piacevole musica con il gruppo Aptatur Musicha col Maestro Stefano Agostini dell’Istituto Mascagni che ha eseguito musiche del 1200 con riproduzioni di strumenti antichi. La statua di San Ferdinando Re di Castiglia fu eretta nella chiesa di Livorno per pacificare alcune diatribe politiche dell’epoca, tra la corte inglese e quella spagnola. San Ferdinando / (nella foto) ha un globo nella mano sinistra, guarda l’altare, anch’esso opera del Baratta e reca nella mano destra la spada con il simbolo della conchiglia dell’Ordine di San Giacomo, ripetuto sul medaglione.

Giovanni Baratta fu uno scultore toscano tardo barocco, nato a Carrara nel 1670, si trasferì a Roma e poi tornò a Firenze, ma le sue opere maggiori sono presenti soprattutto a Genova e a Livorno, dove, nella nostra città appunto, si ricorda un altare del Duomo e l’altare del Santuario della Madonna di Montenero. All’apice della notorietà, Baratta divenne scultore di corte del Regno Sabaudo, sotto il regno di Vittorio Amedeo III. Il restauro ha cercato di interessare in toto il complesso di ogni problematica che la statua potesse avere senza intervenire su un danno o un trauma preciso, che fortunatamente non c’era. Si è trattato di correggere l’invecchiamento della patina splendente del marmo di Carrara, alcune piccole lesioni e l’ossidazione della superficie a causa del fumo delle candele di circa tre secoli. Si è proceduto con impacchi di carbonato di ammonio per togliere le ossidazioni, in seguito il lavoro più faticoso, la pulitura centimetro dopo centimetro e infine il consolidamento di piccoli traumi e crepe. Per donare la lucentezza e la brillantezza originaria sono stati effettuati impacchi con acqua demineralizzata e celluloide. Il restauro è durato un anno e il risultato è splendido. Anche le iscrizioni del piedistallo erano diventate ormai illeggibili, tanto che è stato utilissimo l’aiuto del parroco Don Matteo, per risalire alla scrittura esatta, che è stata ripristinata anch’essa perfettamente. La squadra che ha portato al restauro si è detta molto soddisfatta della riuscita dell’opera e ha ringraziato sentitamente l’associazione Amici dei Musei, che ha dimostrato interesse fondamentale per il restauro dell’opera. simoneconsigli@live.it

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