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27 Settembre 2020

Roma. Festa del Cinema, vince il tennis con “Borg-McEnroe


(Donatella Nesti) Roma, 4 novembre. Termina la festa del Cinema di Roma con il resoconto della Presidente Piera De Tassis ed il Direttore artistico Antonio Monda entrambi soddisfatti per i numeri della Festa che ha visto un aumento di spettatori e pellicole proiettate. In una festa senza premi della giuria il verdetto spetta al pubblico che nella 12a edizione ha premiato il film ”Borg Mc.Enroe’ (nella foto, Borg a sinistra) che ricostruisce lo storico incontro dell’estate 1980 tra i due campioni di tennis diversi tra loro, lo svedese Bjorn Borg quattro volte vincitore di Wimbledon e soprannominato ‘Uomo di Ghiaccio’ mentre McEnroe ‘superbrat’ perchè litiga in campo con gli arbitri.Il circo mediatico alimenta questa rivalità che in seguito si rivelerà falsa.Sui titoli di testa la frase di Andrè Agassi tratta dall’autobiografia Open recita che “ogni partita di tennis è una vita in miniatura” . Il regista danese Janus Metz Pedersen mette in scena uno dei match più importanti del secolo scorso e ne sottolinea le valenze metaforiche con l’aiuto di una sceneggiatura, firmata dal regista-autore svedese Ronnie Sandhal, estremamente accessibile anche a chi non conosce la storia di quell’evento L’ attore svedese Sverrir Gudnason impersona Borg adulto , ma la sua recitazione è meno efficace di quella di Leo Borg, il vero figlio di Bjorn, che ha il ruolo del padre in età preadolescente.L ‘interpretazione di gran lunga migliore resta quella di Shia LaBeouf nei panni di John McEnroe, assai precisa nei dettagli, dallo sguardo agli scatti d’ira mai spinti troppo sopra le righe.Il film rigorosamente convenzionale fino al match finale, esplode nel terzo atto della storia in un capolavoro di montaggio visivo e acustico. Metz Pedersen insinua il dubbio che per i due contendenti, gravati di maschere indossate per il divertimento del pubblico, il tennis fosse in fondo un esercizio privo di allegria come lo è per molti campioni. Ma è stata anche la giornata dell’incontro con il grande regista David Lynch sceneggiatore, produttore e se non bastasse anche musicista, compositore, attore e scenografo. David Lynch è un artista completo, un pensatore del nostro tempo. E stato candidato tre volte all’Oscar per la Miglior Regia con The Elephant Man, Velluto blu e Mulholland Drive, celebrato come il miglior film della storia del cinema. Ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per Cuore Selvaggio e il Leone d’Oro alla Carriera alla 63a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ha conquistato il cuore del pubblico con I Segreti di Twin Peaks, la fortunata serie televisiva degli anni Settanta che è tornata sugli scudi quest’anno, con la terza stagione. “Amo ogni singolo istante delle diciotto ore che compongono questo ritorno a Twin Peaks. I film raccolgono meno consensi rispetto al passato. L’autorialità si è spostata sul piccolo schermo, e fornisce possibilità infinite. Tra le tante, non posso fare a meno di Mad Men e Breaking Bad”.

La musica e la meditazione trascendentale sono i motori che alimentano David Lynch. “Shostakovich mi ha ispirato, e Lost Highway l’ho scritto sulle note di David Bowie. Non si può vivere senza la forza visionaria delle canzoni”. E infine c’è anche spazio per affrontare lo scandalo sessuale che sta travolgendo Hollywood. Alla domanda se sia in qualche modo implicato, lui sorride e risponde: “Stay Tuned”. Grande applauso dei presenti in sala. donatellanesi@libero.it