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27 Settembre 2020

Sinkhole riesi causati da erosione sotterranea, interventi ingegneristici per la sicurezza


(Stefano Bramanti) Portoferraio – Emersa la verità scientifica sulle cause dei sinkhole della zona riese de Il Piano, tormentata dal 2008 da sprofondamenti del manto stradale della provinciale 26, ma anche in altre parti di quell’area. Tale verità è venuta alla luce grazie all’incontro pubblico che si è tenuto pochi giorni fa a Rio Marina, nella sala polifunzionale, presenti i primi cittadini e gli studiosi. I fenomeni accaduti sono provocati da un’erosione sotterranea, capace di provocare i crolli della parte superficiale del terreno. Era stata ipotizzata un’area a rischio di 12 ettari, ma ora è ridotta a 6 e solo 3 ettari sono quelli maggiormente soggetti a rischi. Protagonisti del meeting i due sindaci Renzo Galli per Rio Marina e Claudio De Santi per Rio nell’Elba, nonché i geologi incricati di fare le analisi,, con le quali hanno capito perché la terra riese ogni tanto sprofonda. I due docenti geologi sono Riccardo Fanti dell’Unifi e Michele Di Filippo de La Sapienza di Roma, “La regione Toscana ha finanziato gli studi presentati- ha detto Galli- ma ha risparmiato, invece dei 220 mila euro previsti ne sono bastati 160 mila. Gli studi geolettrici e gravitazionali hanno individuato una nuova mappa, con quattro livelli di rischio e R4, la più grave, è ristretta a soli 3 ettari, che poi ovviamente è la zona che si è vista più soggetta agli sprofondanti in questi ultimi anni. Dobbiamo quindi fare attenzione quindi alla strada provinciale, dove esiste anche la dorsale idrica e certi impianti Enel, come cabine di trasformazione e si sono anche alcune case. Senza dubbio ci vorranno revisioni sui nuovi piani di attuazione urbanistici e ringraziamo i professori e le loro equipe”. “Ora dobbiamo ottenere dalla regione – ha detto De Santi-gli interventi utili a migliorare la sicurezza. Si può ipotizzare anche la realizzazione di una sorta di ponte che scavalchi quella zona di provinciale a rischio, ma saranno gli ingeneri a doverci dare le reali soluzioni per la circolazione e altri aspetti. La regione dovrà preparare un progetto per evitare qualunque rischio e soprattutto andranno trovati ingenti risorse economiche”. Il geologo Fanti ha descritto il fenomeno. “La prima ipotesi di cavità profonde, dove si generavano i sinkhole, attraverso gli studi è stata superata. Si è capito che a 20- 25 metri di profondità dalla superficie, esistono antichi corsi d’acqua, con ghiaia e sabbia, che ricevono l’acqua delle anche delle piogge, per cui si crea una pressione la quale provoca erosione sotterranea. Porta via i sedimenti, creando dei vuoti fino ad arrivare alla superficie e così avviene il crollo. Abbiamo verificato che gli emungimenti di Asa, non sono nocivi se rimangono dei limiti attuali, ma non devono essere creati altri pozzi da cui prelevare acqua. Occorrerà, per cercare di ridurre il fenomeno, un riordino delle acque superficiali, dei corsi d’acqua, dei vari fossi, per evitare che vadano nel sottosuolo”, Quindi le risposte sulle cause sono arrivate, ma ora c’è molta strada da fare per risolvere la pesante crisi della zona ai fini della sicurezza. “La parola passa agli ingegneri – hanno detto Di Filippo e Fanti -, devono individuare soluzioni per rimediare a quanto è stato scoperto”. E soprattutto andranno trovati i soldi per attuare al più presto i lavori necessari: chi vive nella zona ne ha diritto.