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21 Settembre 2020

La storia racconta: 1606, Livorno divenne città


(Massimo Sanacore) Livorno, 1 aprile. Nei giorni scorsi è stata celebrata l’elevazione di Livorno a rango di città. L’episodio storico è da ricordare.
Dal granduca Ferdinando I de’ Medici il 19 marzo 1606 Livorno fu elevata dalla condizione di “terra murata” al rango di vera e propria città della Toscana. Ciò avvenne con la solenne nomina del gonfaloniere e la consegna del cosiddetto “capperuccio”, che in realtà definiva la parte della cappa che copriva il capo (da cui poi, ad esempio, il termine cappello), ma che a Livorno identificò la stola rosso scura del gonfaloniere, che qualcuno immagina amaranto, ma senza certezze, in quanto quella conservata in Comune è un rifacimento ottocentesco. Le cronache dell’epoca in realtà datano la cerimonia all’anno 1605, ma solo perché Livorno adottava il calendario fiorentino che faceva iniziare l’anno il 25 marzo, dal giorno dell’incarnazione di Cristo. La consegna avvenne nella chiesetta della Fortezza Vecchia, dove era allora la residenza dei granduchi a Livorno, nella tarda mattinata, intorno all’ora sesta, che si calcola tenendo presente che la prima ora iniziava con il sorgere del sole, nel quasi equinozio di primavera intorno alle sei e un quarto.
La rievocazione storica in costume dell’evento, curata dall’Associazione della Livornina lo scorso 19 marzo con la partecipazione di altri gruppi di rievocazione storica della Toscana, si è svolta all’interno del Duomo anziché in Fortezza Vecchia come negli scorsi anni, ma non è stato affatto arbitrario ambientare la cerimonia in Duomo poiché qui entrarono tutte le cose e i personaggi. Tre giorni prima della consegna ufficiale in Fortezza Vecchia, infatti, il capperuccio fu portato nella nuova Pieve di Livorno, Duomo lo sarebbe diventato all’inizio dell’Ottocento, per essere solennemente benedetto dal vescovo di Pisa. Questi, peraltro,era appena venuto a consacrare la nuova Pieve, aperta il 15 febbraio precedente e dedicata a San Francesco, Santa Maria e Santa Giulia, già progettata dal Buontalenti, disegnata dal Cantagallina e collocata nella nascente piazza Grande dal Pieroni e si è sicuri che Ferdinando, se non prima, certamente dopo fosse venuto nella nuova piazza Grande a visitare la nuova chiesa. (La Livorno del 1609 è opera di Bernardino Poccetti, artista del tempo).
Questa iniziativa è risultata così molto suggestiva, intanto perché il primo gonfaloniere Borromei era presente con il proprio busto nella parete destra, anche se Roberto Pedini, il figurante della Livornina che lo interpretava, mostrava un fisico ben più imponente del medico samminiatense che, per la ridotta corporatura, era stato chiamato Bernardetto; poi perché le rievocazioni storiche aprono sempre interrogativi. Perché Ferdinando si decise proprio in quell’anno ad elevare la “terra” o anche “castello” di Livorno a città, cosa che determinava conseguenze e benefici ai suoi abitanti?
Probabilmente perché, consigliato anche dal fidatissimo segretario Lorenzo Usimbardi si era convinto che per lo sviluppo del porto e del commercio toscano era necessario sviluppare una nuova città. Certo si era cominciato a fortificare il porto già con il fratello Francesco nel 1578 e il Buontalenti aveva disegnato uno sviluppo di città pentagonale, alla quale si era dedicato il primo bando populazionista del 1591, ma ancora nel 1593 il bando di invito agli stranieri “di qualsivoglia razza e religione” a stabilirsi e commerciare era indirizzato alla città di Pisa et porto di Livorno. In realtà la seconda Livornina del 1593 sarebbe stata una vera e propria Pisanina, perché Livorno era ancora concepita come porto “urbanisticamente attrezzato” al servizio della città di Pisa, dove avrebbero dovuto risiedere i commercianti e le loro case e filiali. Nei quindici anni seguenti però Ferdinando si era accorto che Pisa, antica repubblica marinara dove effettivamente i commercianti esteri, e anche toscani, si erano trasferiti, non era più adatta al commercio e per esso non si era adattata, per cui nel 1606 puntò su una nuova città aperta a tutte le novità previste dalla strategia commerciale medicea. I fatti gli diedero ragione, alla fine degli anni Trenta anche l’ultima casa di commercio a Pisa si era trasferita a Livorno, che incrementò singolarmente il suo sviluppo economico nella depressione secolare del XVII secolo: Livorno fu infatti l’unica città italiana del Seicento che ebbe un incremento demografico.
Da allora la storia di Livorno continua, ed è stato altamente simbolico come, nel corso della rievocazione storica in chiesa, sotto gli occhi del vescovo Simone Giusti, il Borromei abbia chiamato l’attuale sindaco Filippo Nogarin e abbia messo sulle sue spalle il Capperuccio, simbolo dei poteri ma anche dei crucci della città.
Massimo Sanacore, direttore dell’Archivio di Stato