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21 Settembre 2020

Traffico illecito di rifiuti, arresti e chiusura di due aziende livornesi


Livorno, 14 dicembre – Un traffico illecito di rifiuti è stato scoperto in Toscana con guadagni milionari per le aziende dopo due anni d’indagini, condotte dalla Dda di Firenze e dai carabinieri forestali che hanno portato all’arresto domiciliare di sei persone e a cinque misure interdittive a carico di imprenditori, funzionari e collaboratori accusati di associazione a delinquere e truffa alla Regione Toscana. Secondo le indagini sarebbero state smaltite oltre duecentomila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Provenivano da aziende truffaldine, perquisite e ispezionate dai militari, di Lombardia, Campania, Puglia, Liguria, Lazio e Toscana. I rifiuti erano certificati come “puliti” e poi spediti nelle discariche. Due le aziende sequestrate a Livorno: la Lonzi Metalli di via del Limone (nella foto l’ingresso), che ha iniziato l’attività nel 1985, e la Rari di via dei Fabbri, nata nel 1991. Secondo l’accusa nei loro impianti i rifiuti non venivano smaltiti, ma miscelati o tritati per trarne maggiori profitti. Da qui una notevole diminuzione per il pagamento dell’eco-tassa alla Regione pari a quattro milioni e mezzo di euro negli anni 2015-2016. Per le aziende invece il guadagno era stimato in oltre 26 milioni. Il calo notevole degli introiti ha suscitato sospetti, che si sono rivelati, dopo accurate indagini, certezze. A conferma anche le intercettazioni audio e video con particolari agghiaccianti: “Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano i bambini. Non mi importa dei bambini si sentano male. Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti”. Così si esprimeva uno degli indagati parlando di una discarica, situata vicino ad una scuola.
Due le discariche in Toscana, nella provincia di Livorno individuate dagli inquirenti: la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino, entrambe a partecipazione pubblica. Non sono state sequestrate ma alcuni dipendenti della Rea sono stati raggiunti da misure interdittive. Le indagini dell’ex sostituto della Dda Ettore Squillace Greco sono ancora in corso e una cinquantina sono gli indagati. L’attività è svolta dai Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale, dai Carabinieri Forestale, con circa 100 militari e la Sezione di polizia giudiziaria dell’Arpat. Interessata per alcune attività l’Agenzia delle Dogane con 15 unità e la Guardia Costiera di Livorno con 21 unità. L’autorità giudiziaria ha provveduto a emettere anche provvedimenti di perquisizioni a commercialisti, effettuate dalla Guardia di Finanza.