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1 Ottobre 2020

Trinseo, c’è l’accordo ma non il lavoro per cinquanta


Massimo Masiero
Livorno, settembre. L’accordo raggiunto per i cinquanta lavoratori della multinazionale Trinseo lascia l’amaro in bocca. E’ un’altra azienda che lascia il territorio livornese. La soluzione prevede un vuoto pressoché totale con il sostegno al reddito e l’accompagnamento al reimpiego dei lavoratori e il riutilizzo dell’area per nuovi insediamenti. Si vedrà. Intanto l’azienda se ne va, smantellerà le infrastrutture e gli impianti. Lascerà l’appetibile area portuale, dove si trova attualmente, sgombra e “pulita” il più presto possibile. Ha promesso di rendersi disponibile per ottenere eventuale nuova occupazione in altri stabilimenti del gruppo per i dipendenti che lo desiderano. Lo chiamano “paracadute” i sindacalisti Cgil di categoria e confederali, al termine di una lunga e dolorosa trattativa, che vede sfumare un posto di lavoro ritenuto valido e di alta specializzazione. Di più non hanno potuto ottenere. Ed è già abbastanza. L’accordo raggiunto tra le parti, in sede d’Assoindustriali, è stato approvato all’unanimità con tante lacrime, drammi umani e personali, rabbia per aver dovuto subire decisioni lontane. Niente da fare per possibili chances di recupero: la multinazionale ha sede in Pennsylvania, altri stabilimenti sparsi per il mondo, ha difficoltà di assorbimento di produzione sulla lavorazione di lattice per carta patinata nel mercato europeo, anche di trasporti difficili, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali. Ormai Livorno non è più una “piazza” appetibile, ne hanno abbastanza, non c’è margine di guadagno. Da qui la chiusura senza tanti riguardi per i lavoratori. Che si cerchino altri impieghi. Oggi si apre, si chiude, si ridimensiona come avviene con la Ericsson di Pisa, 250 dipendenti, 9 esuberi e 25 trasferimenti, alta tecnologia, collaborazioni avanzate con università e centri di ricerca. Anche qui piano di razionalizzazione da attuare, e sotto a chi tocca. Tutti a casa per decisioni che arrivano da altrove. E’ la crisi bellezza! Di questi tempi si crede di batterla anche con questi tagli lineari e “ignoranti”. Le persone sono diventate numeri, trattate come stracci da spremere e da gettare. Mancano leggi adeguate, si grida, che salvaguardino i lavoratori e i loro impieghi dalle “delocalizzazioni” (si chiamano così) dai territori dove si sono installati le grandi holding, che hanno ottenuto in passato proficui vantaggi economici. Solidarietà e accoglienza cercasi.