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21 Settembre 2020

Una mostra degli artisti dell’Esistenzialismo livornese


(Paolo Diara) – Livorno, 8 febbraio. Nella conferenza all’Unitre-Livorno , “Livorno quasi sconosciuta”, sono state mostrate le diapositive di una serie di dipinti dei 14 pittori che si prevede saranno esposti ai Granai di Villa Mimbelli, nella mostra a cura del Comune, che si terrà a novembre ai Granai di Villa Mimbelli. La rassegna è nata da un’idea maturata al premio Rotonda 2015. Quattro promotori hanno raccolto molte adesioni di collezionisti dei 15 pittori deceduti, che hanno operato dal 1945 al 1980. Il Comune ha apprezzato l’iniziativa e contribuirà ospitandola nelle sale dei Granai e alla pubblicazione del catalogo. Nei prossimi mesi la formalizzerà con delibera.
Lo scopo è di mostrare alla città un notevole pezzo di storia della nostra pittura poco conosciuto. Di quei pittori si interessò con attenzione e abnegazione Vincenzo Elefante, che all’Ardenza aveva una piccola galleria in via della Gherardesca negli anni settanta.
Si vuole così rendere omaggio a un gruppo di validi artisti. Sono Guido Guidi, cantore epico popolare, anticipatore dell’esistenzialismo; Mario Benedetti, chiarista lirico religioso, Jean Mario Berti e Ferdinando Chevrier, astrattisti; Gian Carlo Cocchia, espressionista religioso cattolico e Roberto Colonnacchi; Roberto Ercolini, surrealista; Ilio Fiorini, realista popolare (nella foto: case di Antignano) ; Voltolino Fontani, realista allegorico; Renzo Giunti,realista lirico; Marcello Landi, immaginazione lirica; Renato Lacquaniti, surrealista; Renzo Izzi, astrattismo naturalista; Mario Nigro, astrattista; Angelo Sirio Pellegrini, cantastorie popolare. Il lavoro degli artisti dell’Esistenzialismo livornese, relativo agli anni del secondo dopoguerra, si è caratterizzato per avere rifiutato le forme di comunicazione artistica tradizionali. I disastri, le distruzioni della guerra, fisiche e morali, hanno definitivamente accantonato, superato il linguaggio razionale e collettivo che si era formato e precisato attraverso sette otto secoli di affinamento, a partire da Giunta Pisano, Cimabue, Giotto…
Gli autori di questa stagione livornese si allontanano dalle immagini accattivanti e ancora in qualche misura collettive e condivise degli artisti tradizionali, Natali, Filippelli, Romiti, delle Marce su Roma, delle Battaglie del grano, i Bagni di mare, i Veglioni.
Anzi mettono a punto un linguaggio individuale e soggettivo, per ricostruire una coscienza moderna, adeguata ad affrontare le responsabilità delle scelte personali, non più protette dal conforto del comportamento gregario, dall’autorità obbligatoria e rassicurante delle indicazioni accademiche.
In pratica si privilegiano e si indagano eventi privati e formativi: i Vinti, gli Assetati, i Testimoni di pace e del buon governo del pittore Cocchia, le Ragazze selvagge, le Ragazze lunatiche, la Livorno scomparsa, le Nature ambigue di Fontani, le Ansie di giustizia, la ricerca della Metafisica e dell’Utopia in Benedetti. La cronaca povera delle opere di Fiorini…
In questa stagione dove pure si confrontarono anche polemicamente, correnti diverse, che allora apparvero inconciliabili, in realtà si possono rilevare facilmente i tratti comuni del linguaggio moderno, franto deflagrato, appuntito e minaccioso, comunque scomodo e non corrivo, utilizzato sia dai pittori dello schieramento astratto, Berti, Chevrier, Nigro, di quello della figurazione moderna, Benedetti, Cocchia, Fontani, che in quello del realismo popolare, Fiorini. Queste caratteristiche sono state indicate e sottolineate all’Unitre attraverso la proiezione di diapositive, in attesa di poterle confrontare dal vero in una mostra specifica, in preparazione per la fine di quest’anno.