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26 Gennaio 2021

“Un’altra giovinezza veniva dal mare”, Lorenzo Greco racconta il suo libro


(Massimo Masiero) Livorno, 6 giugno 2018. Ricordare è importante, e raccontare lo è ancora di più. Lo ha fatto Lorenzo Greco, saggista, scrittore, docente, intellettuale senza vanto a tutto tondo, osservatore della realtà, meridionale di nascita, ma livornese da tempo, autore de “Il confessore di Cavour”, che gli valse la finale al Premio Strega 2011, prima “Tecniche dell’adulterio” del 1991, storie di donne e amori. Il nuovo libro “Un’altra giovinezza veniva dal mare”, edito da Vittoria Ignazu, 2018, è anche la testimonianza di un’epoca, che caratterizzò la città con la Fondazione Antonicelli al Palazzo del Portuale di via San Giovanni dal 1967 al 1984.
Ha risposto alle domande di Costa Ovest.
Il nuovo libro: il ritorno al passato o un ricordo da riproporre oggi? O tutti e due?
R. A volte le esperienze che ci hanno impegnato, a distanza di tempo si ripropongono alla memoria per il bisogno di farci i conti, nel bene e nel male. E ancor di più ritorna il ricordo delle persone con cui si è percorso un tratto di strada importante, per qualcuna di loro la gratitudine è ancora grande, lo sappiamo bene che da soli non avremmo fatto nulla. Molte cose che in questi mesi ho ricordato in queste pagine mi pare abbiano un valore esemplare: fra gli anni settanta e fine ottanta ho partecipato a un’avventura densa di valori sociali e culturali, molti come me al tempo ci hanno creduto. Oggi può essere importante non dimenticare del tutto quello che fu tentato.
Un periodo che ha segnato la vita del paese e anche la tua?
R. Il post ‘68 è stato dovunque un periodo storico cruciale, nel bene e nel male ha segnato i lustri a venire. Noi a Livorno eravamo nella maggior parte studenti entusiasti, animati da slanci sociali e culturali, più che propriamente politici. Per i giovani identificarsi in un elevato scopo di vita è bellissimo, ma oggi purtroppo è una esperienza ignota a molti ventenni e trentenni, ed è un grande peccato. La vita sociale si potrebbe arricchire di tante energie e contributi preziosi.
Quale differenza tra la Livorno di allora e quella di oggi?
R. Il livello culturale medio è certo molto cresciuto in questi quarant’anni e più. Livorno oggi pullula di moltissime iniziative, nascono associazioni artistiche e culturali, specie nel teatro e ancora di più nella musica si fanno cose egregie. Al tempo stesso i nuovi media hanno cambiato la fruizione culturale. Allora invece, nel secondo decennio della ricostruzione postbellica e della crescita economica, si sentiva il bisogno di tutto, perfino di una biblioteca popolare di qualità, aperta a tutti, perché la tradizionale biblioteca Labronica certo non bastava. Così pure si frequentavano cineforum e piccole sale d’essai. I portuali dettero con generosità un notevole impulso a questi bisogni popolari diffusi, e molti volontari davano con entusiasmo una mano alla diffusione della cultura.
Il collegamento tra gli incontri promossi dal Circolo Portuali con gli scrittori e gli intellettuali di quegli anni?
R. Cominciarono la biblioteca del portuale e il cinema 4 Mori a stimolare davvero la cultura cittadina, poi si aggiunse la Fondazione Antonicelli con collaboratori di alto spessore. Personalmente coltivavo contatti con molto intellettuali e politici di rango, in modo da arricchire il dibattito e il tessuto cittadino. Li facevamo venire a Livorno e venivano volentieri a collaborare, affascinati da una città che credeva in un progetto sociale che appariva soprattutto una sfida di progresso sociale. Ci credette perfino uno studioso notoriamente prudente come Norberto Bobbio, e politici impegnati nel sociale come il democristiano e famoso storico Pietro Scoppola. Poi venivano giornalisti scrittori come Corrado Stajano, editori come Giulio Bollati. Per non dire del celebre poeta livornese Giorgio Caproni, che riscoprì la città che aveva abbandonato da bambino e stabilì nuovi legami.
Che significa il titolo “Un’altra giovinezza veniva dal mare”?
R. È un verso preso da Antonicelli, dedicato all’ambiente di Livorno la prima volta che il senatore venne a inaugurare la biblioteca dei portuali. Si riferiva a una forza giovane entusiasta e forte, come era la classe dei lavoratori impegnata nella cultura. Di quei giovani facevamo parte in tanti, lavoratori e studenti. Dopo che il tempo è passato e io ho iniziato una nuova esperienza con gli allievi dell’Accademia Navale, con quel titolo ho auspicato che la crescita delle nuove generazioni rinnovi gli entusiasmi di altre epoche, le quali non necessariamente erano più fortunate del presente.
La presentazione del libro, oggi, mercoledì 6 giugno, ore 18, al Tennis Club, via Pietri 7.
(masierolivorno@gmail.com)