Invito alla lettura: “Avanti” di Matteo Renzi. I problemi del Pd
29 Luglio 2017

E’ un libro, Avanti, nel quale si richiamano aspetti, conosciuti sommariamente del suo governo. Ma non possiamo parlare di un libro di “noiosi ricordi”, ma di un libro nel quale si chiarisce il percorso e gli obiettivi da raggiungere per realizzare finalmente la modernizzazione del Paese. Non si è d’accordo? Bene è la democrazia e ben venga, ma si giustifichi il dissenso così si arricchisce il dibattito e chissà forse si potrebbero raggiungere sintesi migliori.
Ma se vogliamo correre dietro il gossip, mi piacerebbe sentire l’onorevole Speranza che cosa dice della sua accalorata pressione nei confronti di Renzi perché si assumesse la responsabilità di rinnovare il partito e il Paese, oppure gli economisti dell’ora dopo, che ora criticano la proposta di chiedere all’Europa il ripristino per pochi anni del trattato di Maastricht, e che dicono del fatto che Monti e Letta hanno usufruito della soglia di sforamento del bilancio statale del 3 per cento definita in quel trattato dopo che avevano votato il fiscal compact che riduceva tale soglia, ma la cui efficacia sarebbe comunque entrata in vigore dopo alcuni anni, quelli appunto nei quali Renzi ha dovuto governare. Tra l’altro questi Signori hanno utilizzato tale vincolo senza occuparsi delle banche, senza mettere il naso nelle miriadi di piccole banche che erano al collasso. Che dicono quelli che accusano il PD di fare gli interessi delle banche quando con la legge approvata, si sono salvati i correntisti ed anche coloro che più o meno in buona fede hanno speculato nei titoli spazzatura, garantendoli e allo stesso tempo facendo fuori tutti i responsabili delle gestioni fallimentari. Ma il problema era Banca Etruria, dove un tizio chiamato a far parte da pochi mesi del consiglio di amministrazione della banca, senza peraltro titolo di voto, era il padre della Ministra Boschi.
Lo stesso dicasi delle presunte linee “leghiste” riguardo agli immigrati, che hanno tanto scandalizzato i benpensanti (o malpensanti) della presunta nuova sinistra.
Mi piacerebbe ascoltare dai critici che si sono avvicendati nel sottolineare come in tale libro si faccia solo della storia e non si prospetta il futuro, di che cosa parlano. E come ho appena detto, che facciano le critiche ma le giustichino.
Se devo dirla tutta è soprattutto l’atteggiamento dell’informazione che più mi meraviglia, si è prestata troppo al gossip. Si è sempre insegnato che chi fa informazione deve sempre basarsi sulla verifica delle fonti e degli eventi, dopodiché i giudizi, qualunque essi siano, sono tutti ben accetti. Ma una informazione che si basa solo sui sentito dire, sulle ipotesi e che di queste ipotesi ne fa una verità, bè, su questo ci sarebbe molto da dire anche dal punto di vista della funzione democratica dei media .
Certo Renzi oggi appare come l’unico in grado di riprendere il cammino interrotto con la sconfitta referendaria, e lo è perché è quello che più di tutti ha le idee chiare, forse non tutte, ma ha chiaro quanto meno la dritta che dovrà tenere il Paese. Come ho scritto a suo tempo, dovrà però a mio avviso essere più incisivo sul ruolo del partito Democratico e della sua organizzazione. Nel suo libro su questo tema a mio avviso è ancora troppo vago. Quando Veltroni fondò il PD ebbi la sensazione che ci avrebbe portato ad un partito più macchina da guerra elettorale che soggetto territorialmente presente con funzioni “pedagogiche”, e questo mi lasciò tanti dubbi, anche se non riuscirono a scalfire la portata innovatrice dell’unione dei riformismi. Sono ancora convinto che questa unione dei riformismi si fa anche nei territori, nelle città, nelle zone rurali, con il contributo di una organizzazione del PD in grado di aggregare la gente su temi importanti, economici e civili, di farla discutere e soprattutto a di farla sentire, pur nelle differenze, parte di un’unica comunità nazionale. Il PD con le ultime tornate elettorali delle primarie ha mostrato di non riuscire a superare le divisioni, non riesce a gestire opinioni e linee diverse, in una sintesi dialettica, ma in correnti o pseudocorrenti del giorno dopo. Segno probabile che le componenti che hanno dato vita dieci anni fa al PD non sono ancora integrate, o almeno una classe dirigente non è riuscita ancora a fare sintesi.
Per la storia del nostro Paese, della nostra Repubblica, l’antipolitica è la strategia più pericolosa per la democrazia e per contrastarla occorre che i partiti diventino più forti (e ovviamente meno permeabili alla corruzione). Non c’è futuro senza politica, questo Renzi lo dice chiaro nel suo libro. Importante è non cedere alle facili critiche e paure populiste (demagogiche si sarebbe detto in altri tempi), come in certi recenti episodi parlamentari. Se il PD riesce a superare la crisi delle fazioni, più che correnti, attraverso un dibattito serrato non vince solo una certa sinistra ma l’intero Paese.
fantozzigino@gmail.com
Gino Fantozzi, scrittore e saggista
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