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2 Dicembre 2020

Livorno multietnica. Storia e leggenda delle ville di Montenero


(Simone Consigli) Livorno, 22 luglio. La storia delle ville di Montenero e dei personaggi che le abitarono e dell’antico cimitero degli Inglesi di via Verdi è ricca di legami e di vicende importanti per la cultura e la conoscenza della Livorno multietnica e cosmopolita di secoli or sono. Storie di famiglie di facoltosi mercanti, di nobili e di importanti politici internazionali, mecenati e circoli letterari, poeti e scrittori, massoni, tutti abitavano a Livorno e all’ombra dei boschi di lecci sulle colline di Montenero e dintorni trovarono rifugio e riposo dagli affanni della vita pubblica. Qui la storia privata di questi personaggi si srotolava nella classica e tradizionale atmosfera decadente anglosassone della comunità. A togliere la patina di polvere e di indifferenza da queste vicende ricche di fascino è stato lo studio della ormai celebre Associazione Livorno delle Nazioni, che da un paio d’anni si occupa di studiare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale della città. Il risultato dello studio viene svelato mano a mano da Matteo Giunti, presidente dell’associazione, e da Stefano Ceccarini, suo vice. Numerose immagini, documenti d’archivio, cartoline, fotografie storiche e ritratti, tutto parla delle vicende delle famiglie che soggiornarono e vissero nelle residenze di campagna di Montenero e che riposano nei due cimiteri della comunità, quello antichissimo di Via Verdi e il secondo, ottocentesco in Via Pera. Tutto parte da qui e in un certo senso, finisce. Mercanti, mecenati, nobili, politici e letterati, tra tutti Tobias Smollett, scrittore scozzese che a Villa Gamba tra Antignano e Monte Burrone dal 1769 al 1771, si ritirò negli ultimi anni prima di morire e di essere sepolto nel cimitero di via Verdi dove la sua tomba è una delle più belle e “depredate” dai turisti che non perdono occasione di rubare e portarsi via un pezzetto del marmo del suo mausoleo. Tra i boschi e le residenze di villeggiatura di Montenero soggiornò, parlando di scrittori, anche Lord Byron, nel 1822, per un breve periodo nella Villa delle Rose a Montenero basso. Le residenze di villeggiatura di Montenero e dintorni di proprietà di questi personaggi si presentavano, prima delle ristrutturazioni odierne, come residenze ricche di prestigio. Villa Ombrosa,(nella foto, archivio Matteo Giunti, datata 1921 a sinistra l’ingresso e il muro di cinta, la tranvia e a destra la chiesa dell’Apparizione), che sorge a fianco della chiesa dell’Apparizione, fu abitata dall’inizio dello ‘800 dal ricco commerciante inglese Giacomo Partridge il quale la arredò come se fosse un museo. Si narra che il fantasma di Partridge, suicidatosi in una delle stanze della villa, abbia continuato ad abitare la sua residenza per oltre un secolo e i nuovi inquilini dovettero chiamare, esausti, per esorcizzarlo, il parroco e infine il vescovo, per poi desistere e lasciare la casa-museo assediata dal fantasma. Villa Rodocanacchi a Monterotondo, oggi sede dell’Asl e oggetto di numerose ristrutturazioni, fu proprietà della ricca famiglia armena degli Sheriman, dal ‘700. Dal 1822 fu la dimora della famiglia di mercanti scozzesi, i Grant. La villa si presentava imponente, con un grosso loggiato a colonne al centro del quale sorgeva incastonato un grosso orologio, all’interno centinaia di metri quadrati di affreschi. Di tutto questo oggi non resta più traccia. La già citata Villa Gamba a Monte Burrone reca la lapide che ricorda il soggiorno di Tobias Smollett che qui prima di morire scrisse il romanzo “The Expedition of Humphry Clinker. Villa delle Rose al Castellaccio era bellissima e ricchissima. I suoi affreschi sono opera di Giovanni Lapi, anche autore di frontespizi alla stamperia Coltellini ove fu stampato il “Dei Delitti e delle Pene” del Beccaria. Conosciuta a tutti i livornesi non solo per il passaggio di Lord Byron, ma per essere stata l’antica dimora, come vuole la tradizione, del “villano” che scacciò l’esercito austriaco nella difesa di Livorno del 1469, la Villa delle Rose, la più famosa e romantica di tutte, fu proprietà dal 1683 di Francis Jermy, che per la sua bellezza, alla fine dei suoi anni ne fece dono alla Comunità Inglese. Oggi della villa rimane solo un immobile a tre piani diviso in appartamenti. Impossibile non menzionare anche la signorile Villa Stoduti in via della Lecceta, sulla sommità di Montenero, situata proprio dietro la piazza, di proprietà dal 1880 del barone Herman Von Schubart, ministro plenipotenziario della corona danese, che all’epoca era meglio conosciuta come Villa della Salute, per la volontà della baronessa che quivi volle curarsi con “l’aria buona” di Montenero e che fece della villa un centro culturale ove poter esercitare la sua influenza di mecenate che coinvolse numerosi artisti. Il percorso si chiude con Villa Pavolini o Villa Gower, al Castellaccio, costruita sulle rovine del Castello delle Formiche demolito nel 1864. Fu acquistata da George Henry Gower (1787-1879) che poi la cedette ai Pavolini i quali la vendettero ai primi del ‘900 alla famiglia Orlando. I Gower, originari del Galles, erano una delle famiglie più importanti della Nazione britannica, George Henry fu presidente della camera di commercio di Livorno. simoneconsigli@live.it