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martedì 18 settembre 2018

Giovanna Pagani, la femminista pacifista che combatte il nucleare


(Simone Consigli) Livorno, 8 marzo. Giovanna Pagani è nata nel 1950 a Piacenza, ma da diversi anni è residente a Livorno. Ricopre la carica di presidente ad honorem della Wilpf Italia. La Wilpf è un’associazione anti-nucleare, pacifista e femminista nata a L’Aja nel 1915, contro la minaccia della prima guerra mondiale e nasce totalmente a tinte rosa. Ancora oggi la Wilpf è un’associazione di donne, che si batte per la pace nel mondo. Successi, pericoli, nemici scomodi, manifestazioni, petizioni, interpellanze e persecuzioni e un’attività a volte forzatamente interrotta (gli anni del fascismo) che però non hanno fatto desistere l’impegno delle associate. “Affrontiamo tematiche fondamentali per l’umanità – attacca Giovanna Pagani nella casa studio di Corso Amedeo, piena di foto, manifesti e libri – come il disarmo nucleare e la giustizia climatica. L’umanità si sta avvicinando al conflitto armato nucleare, da anni ci stiamo impegnando a dare la sveglia, il 7 luglio è passata all’Onu una risoluzione per il disarmo nucleare in tutto il mondo, ratificata per ora da 50 paesi, tra i quali i più rilevanti sono Città del Vaticano, Messico e Cuba. E un passetto l’abbiamo fatto”.
Non trova anacronistico o fuori moda l’argomento nucleare? “Il fatto che non se ne parli più non vuol dire che la minaccia nucleare non esista, gli arsenali delle più forti potenze mondiali sono attrezzate con bombe nucleari, per non parlare di navi e sommergibili, per arrivare alla gestione delle centrali. Non veniamo presi per pazzi, ma ci scontriamo con l’indifferenza e la paura della gente che ormai ha rimosso il rischio nucleare. Abbiamo chi ci appoggia – continua – la Wilpf è rappresentata all’Onu ed è il gruppo guida di Ican, la carovana delle donne per il disarmo nucleare”.
Attività? “Dal 15 novembre al 10 dicembre siamo state presenti in varie città italiane con le nostre manifestazioni di protesta e le nostre marce pacifiche. Abbiamo raggiunto 20 città, soprattutto in Sicilia e Sardegna, vicino alle basi militari per esercitazioni Nato. Raccoglieremo firme affinché il trattato di interdizione del nucleare sia ratificato. Incontreremo il presidente Mattarella, in quanto garante dell’art 11 della Costituzione; per ora siamo state ricevute solo in segreteria ma non molliamo. L’Italia deve liberarsi delle testate nucleari che la Nato detiene ad Aviano. Anche sul fronte locale siamo molto attive, ci stiamo battendo contro il progetto di ampliamento della base di Camp Darby”.
Può essere più specifica? “Camp Darby è vicino al nostro porto, Livorno vi è strategicamente legata. Una realtà che pochi conoscono, ad esempio è che il nostro porto è stimato dalla Nato come possibile porto militare in cui è possibile l’approdo dei sottomarini nucleari. Il progetto di ampliamento è emerso da un anno e noi vogliamo contrastarlo, il taglio di 5000 alberi a San Rossore e l’ampliamento del canale dei Navicelli parlano chiaro: Livorno diventerà un porto nucleare per sottomarini come in sostanza potrebbe già esserlo. Nella pratica vogliamo sensibilizzare l’amministrazione a stendere un piano per la sicurezza della cittadinanza, non vogliamo più i 140 morti del Moby Prince, o peggio. Chiediamo al sindaco e all’Italia la chiusura e la riconversione di Camp Darby”. Wilpf è anche altre battaglie… “Un’altra parte del nostro impegno è nel campo educativo e culturale. Non si può uscire dalla cittadinanza della violenza se non si sostiene il cambiamento del nostro pensiero e della capacità di convergere sulla tutela dei beni comuni e il dialogo costruttivo con le diversità collettive e individuali. Il nostro motto Unesco è ‘la guerra nasce nella mente dell’uomo e è nella mente dell’uomo che deve risolversi’. Dal 1991 siamo presenti – conclude – nelle scuole anche con i bambini piccoli e i portatori di handicap”. E l’impegno femminista? “Il movimento nasce all’interno del femminismo dei primi del’900, con la lotta per il voto e per la cittadinanza, nato per fermare l’inutile massacro della prima guerra mondiale. La prima presidente di Wilpf Italia è stata la splendida Rosa Genoni, ex stilista di moda, si dedicò all’avvenire socialista come giornalista ed è stata orgogliosamente la nostra capofila. Con il fascismo il movimento fu censurato e perseguitato. Negli anni 70/80 torna diciamo di moda e acquistiamo tra le altre Tina Lagostena Bassi, Franca Rame e Rita Levi Montalcini”.
Giovanna Pagani parla di questioni e di problemi che nella storia a volte saltano fuori, a volte sembrano superati, a volte tornano a riproporsi. La Wilpf è presente in tutto il mondo, il prossimo impegno importante è la conferenza per il clima a Bonn. Nella storia della Wilpf si sono susseguite varie personalità di rilievo, tra le quali due premi Nobel per la pace, Jane Addams, sociologa statunitense, nel 1933 e Emily Balch Greene economista e scrittrice, anche lei americana, nel 1946. L’associazione come detto nasce nell’Olanda neutrale al conflitto mondiale, nel 1915 a L’Aja. Il primo congresso vide 1200 partecipanti, che furono accolte dalla stampa col titolo di “Theses dangerouses womens”.

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