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domenica 17 Novembre 2019

A braccia aperte


(Franco Concetto) Livorno, 16 agosto 2019 – Riflettendo sul caso della Open Arms, la nave che sosta davanti all’isola di Lampedusa da una quindicina di giorni, viene da chiedersi, visto che batte bandiera spagnola, perché il governo di Madrid, tra l’altro a guida socialista, non fa sbarcare i migranti, espressione inglese che vuol dire “braccia aperte”, in un suo porto, magari a Valencia od a Barcellona, tanto più alla luce del fatto che il Mediterraneo non è immenso e che in quindici giorni si va da Lampedusa a Barcellona almeno quattro volte, andata e ritorno.

Il porto vicino più sicuro, nel caso specifico, sarebbe quello tunisino di Sfax. Ma la Tunisia, che in altri momenti e in altre situazioni viene indicata come un Paese sicuro, o quantomeno il più sicuro del Nordafrica, non è più sicura quando si tratta di far sbarcare i migranti. Così, anche in questa occasione, invece che dirigersi verso la Spagna, la Open Arms ha puntato verso un porto italiano, come d’altronde sempre avviene in questi casi. Invece, fatto salvo lo sbarco d’urgenza per coloro che hanno effettiva necessità di cure o di altre emergenze, la nave poteva e doveva tranquillamente raggiungere le coste spagnole, anche perché un’imbarcazione che batte la bandiera di un Paese è a tutti gli effetti territorio di quel dato Paese e il Paese a cui appartiene, in questo caso la Spagna, ha l’obbligo di accoglierla.

Alla luce delle leggi internazionali del mare fa sorridere il fatto che la Spagna, dopo un iniziale rifiuto, negli ultimi giorni si sia detta disponibile ad accogliere un certo numero di migranti. La Spagna, infatti, era e deve essere la destinazione della Open Arms, fatta salva, ripetiamo, la salvaguardia di chi è in effettivo pericolo di vita. Perché le leggi del mare chiedono che sia assicurato il diritto alla sopravvivenza per chi ha reali problemi di salute od alimentari, non di sfruttare una situazione ormai consolidata e in un certo senso routinaria, benché grave, per concentrare l’arrivo dei migranti, in virtù di un’emergenza continua, in pochissimi Paesi, tra cui l’Italia, senza un reale intervento dell’Unione Europea.

Viene semmai da chiedersi come mai la Open Arms, ma più in generale tutte le navi di questo tipo, come ad esempio lo è stata la Sea Watch il mese scorso od altre nei mesi e negli anni passati, in un contesto generale come questo, non portano i migranti nel luogo più vicino o in quello in cui dovrebbero legittimamente portarli, cioè nel Paese di loro appartenenza, insistendo per l’Italia.

La risposta, a pensarci bene, è forse più semplice di quanto si creda. In Italia i migranti sono davvero una risorsa. Lo sono per le aziende agricole del Sud che si trovano a disposizione della manodopera a due o tre euro l’ora e lo sono per le aziende manifatturiere del Nord che preferiscono questa manodopera non sindacalizzata e sottomessa. Lo sono per le multinazionali presenti nel Belpaese e per l’industria turistica.

Ma soprattutto, ed è questo il punto, lo sono per la più grande azienda italiana, quella della malavita organizzata, sia essa la Mafia o la ‘Ndrangheta, la Camorra o la Sacra Corona Unita, alle quali si è consociata, di recente, la cosiddetta Mafia nigeriana. Loro gestiscono spaccio di droga e prostituzione, criminalità e sequestri, talvolta godendo di protezioni anche politiche. Come sperare, dunque, che la catena si possa spezzare, almeno in breve tempo?

Per ancora un bel po’, statene certi, l’Italia sarà ancora il Paese delle braccia aperte, delle “open arms” appunto.

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