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lunedì 14 Ottobre 2019

A Pisa la grande mostra sul Futurismo


(Simone Consigli) Pisa, 10 ottobre 2019 – Si apre ufficialmente la mostra Futurismo a Palazzo Blu, oggi il vernissage, domani l’apertura fino al 9 febbraio. Dopo le monografiche dedicate a Dalì, Toulouse-Lautrec, Modigliani, Andy Warhol, Kandinsky, Picasso, Mirò, Chagall e Hescher, la mostra pisana torna ad occuparsi come lo scorso anno di un movimento artistico e non di un singolo artista.

La rassegna sul Futurismo succede a quella del 2018 sul Surrealismo, che si basò sulle molte opere prestate dal Palace Pompidou di Parigi. Il Futurismo è stato un movimento artistico rivoluzionario, prettamente italiano. In Italia, come in Russia, altro paese in cui attecchì il Futurismo, i movimenti artistici erano sofferenti e ancora legati alla tradizione, il movimento futurista ebbe il merito di esplodere e di diventare uno dei contributi più importanti per l’arte mondiale del ‘900. Arte e realtà, i futuristi si proponevano di coniugare i due mondi. I futuristi, sotto la guida di Marinetti erano soliti stabilire a tavolino i loro ideali e i loro intenti programmatici e artistici, tramite la stesura dei Manifesti, che di solito venivano declamati in pubblico, il movimento infatti si riferiva alla “folla” e non solo agli “inziati”, ed anche in questo stava la sua forza rivoluzionaria. I Manifesti venivano consegnati a mano alla gente anche nelle piazze delle città, fino a raggiungere tirature di 25.000 copie.

La mostra di Palazzo Blu, curata da Ada Masoero si è proposta di fare un’attenta verifica di quanto gli artisti nelle loro opere fossero attinenti ai Manifesti programmatici di Marinetti e dei suoi seguaci, tutte le sezioni sono corredate dalle citazioni e gli artisti scelti sono quelli che più di tutti incarnarono il movimento: Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Benedetta Cappa Marinetti, Gino Severini, Enrico Prampolini, Gerardo Dottori, Fortunato Depero e Fillia (Luigi Colombo). I Manifesti delle Arti Visive sono il fil rouge che lega la mostra. Le opere provengono dai prestiti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo del 900, il Gam e il Castello Sforzesco di Milano, il Museo Caproni di Trento e il Mart di Rovereto, oltre ai prestiti delle collezioni private. Alla presentazione della mostra erano presenti la curatrice Ada Masoero, il sindaco di Pisa Michele Conti e Cosimo Bracci Torsi presidente della Fondazione Palazzo Blu.

L’ente organizzatore è Mondomostre Skira, la mostra è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Pisa, il Comune di Pisa e la Regione Toscana. “I futuristi volevano ridisegnare la realtà – spiega la curatrice Ada Masoero – fecero questo con opere di altissimo e grandissimo livello, i livelli qualitativi – continua – restano sempre molto alti anche quando i legami con il fascismo si fecero più stretti, la dittatura aveva inglobato il movimento artistico futurista come il resto dell’Italia, che era totalmente fascista – conclude – e non possiamo pensare che questi artisti fossero nel ristretto ‘main stream’ dei pochi eroi antifascisti, il futurismo non fu mai un movimento di regime”.

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