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27 Settembre 2020

Attenzione al pane dei serpenti, che abbonda sulle colline livornesi


(Paolo Pasquinelli) Livorno, 10 Luglio.Tra la fine di giugno e la prima quindicina di luglio, nei cigli dei campi e al limitar dei boschi delle Colline Livornesi si può trovare una colorata infruttescenza di bacche mature di color rosso vivo a forma di pannocchia (nella foto di Paolo Pasquinelli). Il colore delle bacche, prima verde poi giallognolo, raggiunge il rosso brillante a maturazione avvenuta. Si tratta della pianta erbacea perenne (Arum italicum Mill.) chiamata comunemente Gigaro e impropriamente “Pane dei biacchi o dei serpenti”. Un tempo le nonne la presentavano così ai nipoti. A ben vedere un minimo di ragione le nonne l’avevano! Infatti, sebbene i biacchi e i serpenti (noti predatori carnivori) non c’entrino per niente, tuttavia è accertato che le bacche siano velenose al contatto e ancor più all’ingestione. Quindi possiamo pensare che quello delle nonne era un tramandato avvertimento di pericolo o, se vogliamo, il corrispondente moderno “warning”. Questa pianta, lontana parente della Calla, presenta la particolarità di avere l’infiorescenza costituita da un apparato fertile di colore giallastro ben protetto da una brattea a forma di vela bianca che funziona quasi come uno specchio riflettente a tal punto da far innalzare la temperatura di un paio di gradi nelle sue immediate prossimità. Giova ricordare che il nome scientifico Arum deriva dal greco “Aron” o dall’ebraico “Ar” che stanno a significare “calore”. Rimane da dire che le foglie sono colorate in uno splendido verde attraversato da venature bianche e che insieme alle brattee appassiscono per fa posto alla splendida pannocchia rossa di cui però si può soltanto ammirare la bellezza. Ergo: “Guardare ma non toccare”.
Paolo Pasquinelli, biologo e artista contemporaneo.