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29 Novembre 2020

Trovare la forza di guardare al futuro


(Gino Fantozzi) -dicembre. E’ una vecchia tradizione, forse sempre esistita, quella di trovarsi al cambio d’anno ad augurare il miglioramento. Eppure quest’anno sembra che questo augurio sia debole o puramente formale. Non ci si crede più. Credo che invece occorra soffermarci un attimo e “costruire” questo augurio rivolgendo prima di tutto l’impegno di cambiare con l’esortazione a stringersi tutti insieme senza paure, coscienti di attraversare un momento difficile. Questo infatti è il momento più difficile che viviamo dal dopo guerra (ormai relegato alla storia) e per superarlo dobbiamo riscoprire invece quelle basi comunitarie e civili, uniche ad aiutarci a superare le difficoltà.
Guardare al futuro significa soprattutto affrancarsi da quegli schemi che hanno consentito fino ad oggi di dare un senso al nostro presente, di dare una ragione, una semplice spiegazione alle cose che abbiamo intorno come pure una sorta di sicurezza al nostro giudizio. La certezza di capire.
Ma non è così e non lo è soprattutto quando utilizziamo quegli stessi schemi ereditati dal passato per prefigurare, se non addirittura per progettare il futuro, e inevitabilmente falliamo. Allora subentra un senso di frustrazione e di impotenza.
E la nostra società occidentale è da molto che si trova in questa impasse e non riesce a ritrovare quella forza che in altri tempi ha avuto il sapore del colpo di coda, della creatività (capacità di creare scenari inediti) della rivolta anche, capace di lanciarsi nel “vuoto” e di scoprire così la bellezza del nuovo e la voglia di lavorare insieme per vivere quei momenti magici.
Il coraggio dell’affrancamento crea un vero spirito di comunità. E’ quando gli individui trovano la volontà ma anche il piacere di sentirsi partecipi della costruzione di una società migliore, quando poi riescono a declinare in forma nuova quelle che sono le stesse basi della loro convivenza, e cioè lo spirito di solidarietà, la tolleranza, la gioia del sapere e del conoscere, quella del costruire.
Oggi siamo in un periodo nero della nostra storia. Da anni è cresciuta quella indifferenza che rende gli uomini divisi, sospettosi, capaci solo di esprimere idee e atti di egoismo. E la politica come sintesi della comune volontà è stata la prima a farne le spese, spesso vittima della impotenza comune ma anche, allo stesso tempo, causa della stessa incapacità ad innovare.
Il timore per il “diverso”, il voltarci dall’altra parte per non sentirci in colpa, far finta di nulla, mentre affossiamo sempre più; il soprassedere sulle idee altrui con sufficienza, se non addirittura con l’odio, verso chi esprime posizioni diverse, e a considerarlo come un traditore (poi non si sa bene neanche di chi o di che cosa); il timore per l’esercizio della cultura come libero pensiero e
l’avallo invece di un utilizzo puramente consumistico del bene culturale; l’urlare contro falsi nemici costruiti come capri espiatori delle nostre difficoltà: sono le azioni più comuni di questa nostra incapacità.
E ci viene da chiederci, con ansia, fino a quando tutto questo durerà ma soprattutto dove ci porterà? La storia ce lo indicherebbe, ma non sempre la storia si ripete almeno negli stessi modi.
E lo sconforto ci prende anche quando vediamo diffusi, con l’utilizzo delle nuove tecnologia, messaggi spesso falsi, messaggi di paura, di odio invece di esortazioni a fare, a reagire. E con stupore ci accorgiamo poi che questi messaggi vengono interpretati dai più, come atti di liberazione, come soluzioni che liberano l’individuo dalle proprie responsabilità, ma è proprio eludendo le proprie responsabilità che si possono cambiare le cose.
Ne avremo la forza? auguriamocelo!
fantozzigino@gmail.com