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26 Settembre 2020

Cecilia Laschi e Barbara Mazzolai: due eccellenze della biorobotica italiana


(Ruggero Morelli) Livorno, 2 giugno. Un mese fa il Comune ha annunciato la inaugurazione per il 9 giugno della nuova costruzione allo Scoglio della Regina. Pur ammettendo che c’erano stati ritardi – circa due anni – fu detto che la struttura sarebbe stata aperta come sede di alcuni istituti di ricerca tra cui il laboratorio della scuola Sant’Anna.
Non ricordo che sia stato annunciato niente per il palazzo, nuovo anch’esso, sorto sopra la Dogana d’acqua e terminato tempo fa nell’ambito dei Piuss.
Oggi si legge che è stata firmata un’ordinanza per lo sgombero di alcune barche ormeggiate senza titolo nello specchio antistante allo Scoglio della Regina, finalmente. Anche perché di recente erano state denunciate le condizioni di degrado della nuova struttura.
Da qualche mese la robotica, ed ancora di più la biorobotica, è oggetto di molta attenzione sui giornali e le tv locali e nazionali. Con la conferenza della professoressa Cecilia Laschi del 3 maggio scorso al museo di storia naturale del Mediterraneo e la lunga intervista a Granducato siamo entrati nel mondo della ricerca più avanzata del mondo con riflessi positivi nelle applicazioni industriali per la qualità della salute e della vita :nella chirurgia, riabilitazione, endoscopie e farmaceutica.
Pochi giorni fa la notizia di un notevole successo al quale ha partecipato lo Istituto Italiano di Tecnologia di Genova dove opera la livornese professoressa Barbara Mazzolai (nella foto a destra con Cecilia Laschi), che diresse con la professoressa Laschi la settimana della soft-robotics nell’aprile 2016 all’Hotel Palazzo. “Il 12 maggio 2017 si è ripetuto un piccolo trionfo tricolore a Berlino. Un team italiano di specialisti e scienziati robotici si è aggiudicato un concorso mondiale lanciato da Bayer, casa farmaceutica tedesca, per risolvere un problema di produzione legato al campionamento delle materie prime che giungono nei suoi stabilimenti. Un’operazione ripetitiva, ora eseguita da persone che ispezionano i fusti di sostanze chimiche in polvere protetti da speciali indumenti e maschere. La squadra italiana si chiama Laial, unione tra Loccioni, system integrator marchigiano, e Aial, laboratorio di automazione industriale avanzata dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, e ha portato a casa i 40mila dollari del primo premio, ottenuto superando decine di team di tutto il mondo e vincendo la finale organizzata alla Cube Tech Fair di Berlino, fiera-esposizione high-tech cui hanno partecipato oltre 250 startup innovative di tutto il mondo. La speranza ora è che Bayer decida di trasformare l’idea in un’applicazione robotica concreta. Una strada lunga, ma necessaria per fare in modo che dalla ricerca del settore, in cui l’Italia è ai vertici, nascano “veri” prodotti”.
Con la nuova sede si spera che il laboratorio della scuola Sant’Anna possa lavorare a pieno ritmo e con ampia disponibilità di spazio. ruggeromorelli@libero.it