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martedì 11 dicembre 2018

Cecilia Laschi, tra le 50 donne che hanno influenzato il mondo nel 2017


Livorno, 28 dicembre. Sono 50 donne che hanno caratterizzato il 2017 nel mondo, secondo il Corriere. Sono pioniere, creative, influencer, rivoluzionarie, resilienti, anticonformiste. Un mosaico di vite straordinarie, raccontate dai giornalisti e dalle giornaliste del quotidiano, che le ha seguite, valutate, premiate. E tra le italiane c’è Cecilia Laschi, 49 anni, genio della robotica, professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
“Capire come funziona il mondo, trovare la soluzione a un problema ancora insoluto, riuscire a fare qualcosa che nessuno prima di te aveva ancora fatto significa aggiungere un pezzettino a un grande puzzle ancora da finire, contribuire a far avanzare la conoscenza di tutti. Fare ricerca significa andare oltre, superare i limiti”. Sono le sue parole, che l’hanno posta al centro dell’anno per la sua attività, che svolge al centro di Biorobotica allo Scoglio della Regina a Livorno. E’ stata inserita nella categoria delle “pioniere” e nell’area della “cultura”. Lo scrive Valentina Santarpia.
“La crescente necessità di robot nelle attività sociali, in ambienti non strutturati, a contatto con gli esseri umani, sta aprendo nuovi scenari che puntano a superare la struttura rigida dei robot, a favore dell’introduzione di parti robotiche ‘morbide’, facilmente malleabili, capaci di adattarsi a vari contesti”. E’ l’inizio della traccia di italiano della maturità in ambito tecnico scientifico. A scriverla è stata lei, Cecilia Laschi, professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Sottolinea Santarpia e aggiunge che è tra le 25 più grandi esperte di robotica del mondo, è la mamma di Octopus, il primo robot soffice: “Il corpo del polpo non è dotato di parti rigide e così abbiamo voluto studiare come interagisce nel suo ambiente naturale- ha spiegato Cecilia – come si muove, come riesce ad afferrare le prede, ad ancorarsi al fondale se necessario. È stata una sfida scientifica, il punto di partenza del lavoro del mio team nel campo della soft robotics. Step by step ci siamo infatti resi conto che intelligenza e corpo sono fortemente connessi. Oggi si parla di embodied intelligence che ha aperto nuove prospettive nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica”. Quando ha saputo che proprio un suo testo era finito negli esami ne è stata sorpresa e felice: “Un bel segnale”, ha commentato.

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