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giovedì 14 dicembre 2017

Chi ha scritto quella lettera esca dall’anonimato, questo l’appello dei familiari di Jacopo Pieri


(Marco Ceccarini) Livorno, 5 dicembre – Una lettera anonima inviata il giorno dopo l’incidente in cui ha perso la vita il giovane Jacopo Pieri, ed indirizzata al comando della Polizia municipale di Livorno, ricostruisce il tragico evento accaduto poco prima delle nove di sera dello scorso venerdì 3 marzo all’incrocio tra via Sicilia e via Bedarida a Coteto. In tale lettera l’estensore, che avrebbe assistito all’incidente, fornisce agli investigatori anche il modello e il numero di targa dell’auto pirata che avrebbe urtato lo scooter sul quale il diciassette stava viaggiando. Nella lettera si affermerebbe che nell’incidente è stata coinvolta una seconda vettura. Ma tutti gli accertamenti effettuati sul trentenne che di solito utilizza l’auto indicata nella lettera anonima, almeno finora, hanno dato esito negativo scagionando di fatto l’indagato. I familiari e gli inquirenti, pertanto, si augurano che la persona che ha scritto la lettera si faccia avanti e chiarisca quanto contenuto nella sua missiva.

Del caso, svelando inediti particolari, si è interessato il quotidiano Il Tirreno l’altro ieri, domenica 3 dicembre, che afferma che la lettera, rimasta segreta per oltre otto mesi, è stata recapitata alla Polizia municipale all’inizio della settimana successiva la tragedia dopo essere stata spedita dalla zona di Livorno e smistata al centro postale di Pisa prima di tornare in città. E rappresenta, ancora oggi, l’elemento principale sul quale si basa l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo nell’ambito della quale è stato indagato il trentenne livornese che usa l’auto menzionata nella lettera anonima.

La prima domanda che si sono posti gli investigatori leggendo quelle righe, afferma Il Tirreno, è stata semplice: “Quanto è attendibile questa fonte?”. Ma tre sono gli elementi che, secondo il cronista, hanno dato credito all’anonimo.
Il primo è temporale. La lettera, infatti, è stata scritta ed imbucata la mattina seguente la tragedia quando neppure gli inquirenti avevano elementi chiari sulla dinamica. Il secondo è di ordine probatorio. La conferma sarebbe arrivata dalle immagini registrate dalle telecamere di un’azienda che si trova poco distante dal sottopasso di Coteto. Esse mostrerebbero solo alcune luci che si sovrappongono, ma da queste sarebbe possibile ipotizzare che l’incidente sia avvenuto proprio in quel modo. Il terzo elemento è anch’esso di stampo probatorio. Gli accertamenti effettuati nelle settimane e nei mesi successivi dagli investigatori e dagli interventi di medicina legale avrebbero confermato che le auto coinvolte sono effettivamente due.

Alla luce di questo sopra detto, viene da chiedersi chi può aver scritto la lettera. Un quesito a cui non è ancora stata data risposta e che da mesi assilla gli inquirenti. Perché sembra certo, secondo quanto è dato di sapere, che chi ha inviato l’anonima denuncia abbia realmente assistito all’incidente. Rimane semmai da capire quale sia stato il suo punto di osservazione, cioè da dove ha assistito allo schianto, inoltre perché ha scelto la forma anonima. Viene da chiedersi se dietro non ci sia la paura di essere indagato oppure se è qualcuno che preferisce non esporsi od ancora se il suo non sia stato solo un maldestro tentativo di sviare le indagini.
Di certo, fino ad oggi, gli accertamenti sul trentenne livornese che utilizza l’auto che, secondo la segnalazione anonima, avrebbe innescato la carambola, hanno dato tutti esito negativo scagionando l’indagato. Anche la consulenza chiesta dalla Procura sull’auto per verificare la presenza della vernice dello scooter sulla fiancata della macchina, secondo quanto riporta il quotidiano livornese, ha dato esisto negativo. Ecco perché familiari ed investigatori si augurano che la persona che ha scritto la lettera si faccia avanti e racconti quello che sa e ha visto, dal momento che vi è da rendere giustizia a un ragazzo che ha perso la vita e ai suoi familiari. Considerando che appare molto difficile, data l’ora dell’incidente, il luogo sempre trafficato dove è avvenuta la tragedia e il periodo anche climatico dell’anno, che nessuno sia in grado di chiarire il fatto, è semplicemente assurdo che, dopo nove mesi, la coscienza civile non abbia ancora prevalso.

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