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25 Novembre 2020

Chiara De Palo e Ilio Barontini, due talenti, una conferma


(Angela Simini) Livorno – Quando Chiara De Palo entra in scena e intona le prime note, basse all’inizio, per salire agli acuti più spericolati, ci sorprende constatare come da una personcina graziosa ed esile possa uscire una voce così potente! Quando Ilio Barontini tocca la tastiera, ci sorprende la prodigiosa creatività dei suoi arrangiamenti sempre nuovi, mentre lui rimane sempre e solo sé stesso. E ogni volta la sensazione si rinnova! Originali, pieni di talento e di inventiva, non ci sorprende invece il fatto che questi interpreti si siano incontrati e che si siano presentati in duo a concludere la stagione “Estate a Villa Trossi” e che la loro performance si sia trasformata in un evento che ha entusiasmato il numerosissimo pubblico, a dimostrazione di quanto siano apprezzate le proposte nuove. Ilio Barontini, celebre pianista e docente livornese, si è consolidato nel repertorio classico e moderno, jazz, musica afroamericana, pop, settori che esplora con curiosità e interesse e da cui si lascia contagiare nelle sue rielaborazioni, mentre Chiara si è formata come cantante nel repertorio classico- lirico, poi si è volta al canto afroamericano e si è specializzata a Londra, dove ha frequentato corsi di recitazione, mimo, danza: offre cioè una preparazione di performer interprete a 360° gradi. Ed è quello di cui ha dato prova nella serata “Tra pianoforte e canto”,omaggio ai grandi autori del Novecento: Gershwin, B. Holiday, Joni Mitchel, R.Roger, H.Arlen, Harrison, Paul Mc Cartney, A.Lloyd Webber, Johon Lennon. Sbarazzina, capelli cortissimi, grandi occhi verdi espressivi, Chiara si è presentata con assoluta semplicità, ha intonato a voce bassa, spezzata, quasi un parlar cantando, le note di Something, quindi, in stretto dialogo col pianoforte, ha sprigionato l’energia e il gesto con cui disegna il canto fino alle note più alte e sperticate. Ed ancora Yesterday, Image, Both sides now , My Fanny Valentine, Somewhere over the rainbow, God bless the child.. . .
Al pianoforte, come tutti ci aspettavamo, Barontini ha fatto miracoli: nella pienezza dei suoni, nelle pause, nelle sfumature, nel crescendo ha dato una versione “altra” della partitura. Il pianismo di Barontini non si studia di far riascoltare i brani “tali e quali” al pubblico, per trasportarlo in un appassionante amarcord puramente emotivo, ma ci vuol trasmettere il senso profondo della letteratura musicale: la sua è una rivisitazione del testo scaturita da ricchezza creativa che plasma la materia e la restituisce mutata e che porta la sua firma. La summa del suo percorso è la Beatlemania, nella quale ha trasmesso ad un pubblico affascinato lo stupore e la commozione che ha provato da ragazzo, quando i Beatles irruppero sulla scena della canzone e ne rivoluzionarono forme e contenuti.
Esuberante temperamento artistico, Chiara De Palo, più conosciuta e apprezzata all’estero che in Italia, si è misurata, quale insostituibile partner, con una tastiera pronta a cogliere la sfumatura, a suggerirne a sua volta, a dare l’input di un messaggio, a tessere un tappeto fitto di motivi in cui il tema della canzone originale devi ricercarlo in un mix elegante di percorsi nuovi e colti. Un sorprendente dialogo e scambio è intercorso tra i due performer, intonazione del canto a tratti nel silenzio del pianoforte, fraseggio spezzato, suoni aspri e melodie sensuali, gestualità misurata, ma molto espressiva. Si è parlato di Chiara come della nuova Yma Sumac, la cantante peruviana che negli anni Cinquanta copriva con la sua impressionante voce ben cinque ottave di tastiera ed ha raggiunto la nota più acuta del registro femminile. Al prestigioso International Fringe Festival di Edimburgo, nel 2008, ha brillato per le strade della città scozzese come unica voce femminile solista. I giornali inglesi, mai teneri con gli artisti, parlano di lei come di una voce magnetica, che spazia dal lirico al canto nero. Ma si è imposta anche, e con successo, all’ attenzione della stampa italiana, come in occasione dello spettacolo di Giancarlo Cauteruccio “Tre movimenti di luce” all’Opera di Firenze, una rivisitazione della Divina Commedia. Sul Corriere della Sera si legge ” Poi appare quel nudo corpo tutto glabro, esso spasima, si contorce, si offre alla ventura — o sventura (è Chiara De Palo). Ma Chiara non s’arrende, sprigiona un volume di voce quale mai si ascolta: canta anche all’Inferno”. Ed ora si prepara ad interpretare un nuovo spettacolo dello stesso regista ideato in occasione dei cinquant’anni dell’alluvione di Firenze del 1966.
Il senso dunque di questo concerto è andato assai al di là di un classico omaggio ad autori e cantanti, perché, a ben guardare, i ruoli degli esecutori si sono capovolti: Ilio Barontini e Chiara De Palo sono stati gli interpreti delle loro creazioni con le quali hanno affascinato e catturato il pubblico: un fenomeno palpabile che si verifica poche volte, ma sempre quando si trasmette un’interiorità che travalica il tempo reale, storico, ingessato.

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