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28 Settembre 2020

“Ciampi era uno di noi”, così lo ricordano i livornesi


(Massimo Masiero) Livorno – “Sono sempre stato e sempre sarò uno di voi”. Vogliamo ricordare con queste poche parole, il Presidente Emerito, allora Capo dello Stato in carica. Le rivolgeva ai concittadini,in quella città, dove era cresciuto e aveva studiato, che ha saputo donargli una splendida giornata di sole e di luce, di vento e di passione e mostrarsi bella, a lui fiero di essere livornese, toscano e italiano nella sua ultima visita del settennato presidenziale, il 3 maggio 2006. Volle dedicare a Livorno e salutare i suoi amici livornesi, che lo avvolsero in un caldo abbraccio, infrangendo il rigido protocollo, quelle due giornate trascorse nella città, dove era nato nel 1920. Aveva voluto compiere le poche centinaia di metri, il tragitto dal Palazzo del Governo, in Prefettura, a quello del Municipio, in Comune, a piedi, tappeto rosso, picchetti armati schierati, mandando in confusione scorte e personaggi ufficiali, livornese tra livornesi che gli battevano le mani e lo chiamavano per nome. Lui sorridente, divertito, a suo agio, si voltava, si soffermava e, mandando in tilt il cerimoniale, dopo il saluto alle autorità si avvicinò alle scolaresche, sovrastate da un “mare” di bandierine tricolori sventolanti e dai cartelli multicolori (uno su tutti con un grande cuore rosso e la scritta:”Batte solo per te”). Era anche commosso il Presidente, accompagnato dalla signora Franca, che pure lei si era avvicinata alla folla. Prima di entrare in Comune per la cerimonia ufficiale, al termine della scalinata di marmo, un breve ripensamento, una sosta imprevista, dietro-front, un momento solo. Si affaccia alla balaustra, lo accoglie un boato. Lui guarda, saluta a braccia alzate quel popolo di amici concittadini. Si sente a casa, dove tornava spesso in incognito intrattenendosi con tanti che gli facevano festa. Dal Municipio alza le mani in un abbraccio alla città. Risponde un fragore di applausi. Era uno di loro. Lo diceva sempre. E’ il suo testamento spirituale. Lo ricordano in tanti. E’stato “orgoglioso di essere italiano”, di aver riproposto lo sventolio della bandiera nazionale, uomo di Stato e di popolo, europeista convinto, strenuo difensore della Resistenza, di principi democratici e di grande capacità e intuito. Ha avuto sempre parole d’incoraggiamento e d’affetto per la sua città. E tifava anche per i colori amaranto del Livorno, tanto da voler assistere allo stadio Picchi, all’incontro di calcio della squadra del cuore, che perse con il Chievo. Vogliamo ricordarlo così, “come uno di noi”, in quell’ultimo saluto da Presidente alla città che amava, ricambiato