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8 Dicembre 2022

Un particolare del manifesto del film l'Immensità (foto fornita da Nesti)

Cinema in festa e l’Immensità di Crialese


(Donatella Nesti) Livorno, 20 settembre 2022 – Grande successo per l’iniziativa ‘Cinema in festa’ con biglietti ridotti di € 3.50 e sale aperte anche di lunedi per far tornare il pubblico nelle sale dopo i disastrosi anni della pandemia. Stanno così uscendo le pellicole presentate all’ultima Mostra del cinema di Venezia e dopo ‘Il signore delle formiche’ è arrivato anche ‘L’immensità’ del regista Emanuele Crialese. Il film è ambientato nella Roma degli anni 70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

Per rendere credibile il sapore dell’epoca il regista ha chiesto aiuto a tutta la troupe “Ho chiesto a tutti i miei collaboratori di giocare con i propri ricordi: fotografie di famiglia, polaroid, tutte cose che appartengono al nostro passato di bambini. Un grande album di famiglia della troupe che avrebbe messo mano e cuore nel film. Ci siamo orientati disegnando una mappa di ricordi che abbiamo condiviso durante la fase della preparazione. Il risultato visivo è la sintesi dei nostri passati, delle nostre famiglie, di quei “nostri” luoghi, colori, atmosfere.” Ma il film è anche una confessione dei drammi vissuti dal regista nell’adolescenza ” L’immensità è il film che inseguo da sempre: è sempre stato “il mio prossimo film”, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non avessi ancora raggiunto la giusta maturità e quindi non mi sentissi mai abbastanza pronto. È il mio film più personale, un viaggio nella memoria attraverso ricordi, a volte nitidi a volte sbiaditi, e impressioni di un tempo passato, rivisitati e rielaborati dall’esperienza di oggi. Al centro dei miei film c’è spesso una famiglia, quasi sempre frammentata, problematica, disfunzionale persino. Credo che L’immensità rappresenti un po’ il “culmine” di un discorso che affronto da tempo, di un’indagine su un tipo di famiglia che non riesce a offrire protezione, dove i figli non trovano sicurezza, dove manca l’amore coniugale, la complicità e la maturità nelle figure di riferimento. L’immensità non è un film solo sull’identità di genere, né credo si possa “tematizzare” quella complessità che è invece carne viva, che riguarda ciascuno e ciascuno a suo modo, senza doverla – né poterla – ridurre a un tema.” In una recente intervista al Corriere della sera il regista ha dichiarato ” Mi ero autoescluso dalla famiglia. Mia madre non sapeva più dove sbattere la testa. Ho vissuto giorni terribili, ora non ho più paura. Vorrei che nessuno dovesse definirsi per l’orientamento sessuale…. Il coming out non l’ho fatto a Venezia una settimana fa, l’ho fatto a ventitré anni. Oggi sento una responsabilità nei confronti di tutte le famiglie e di tutte le persone che stanno intraprendendo questo percorso. Al tempo stesso continuo a pensare che l’artista debba celarsi dietro l’opera, non esserne rivelato..mi ha salvato una trasmissione di Raffaella Carrà. Intervistava la prima persona in transizione che io abbia mai visto. Era di spalle, e più avanti l’avrei conosciuta e frequentata. È stata una catarsi. Quindi non ero pazzo. E dovevo trovare la forza di intraprendere un cammino, anche se tutti i miei affetti lo vedevano come una via per l’autodistruzione” Bravissima Penelope Cruz ed anche la bambina Luana Giuliani, ben scelte le canzoni cantate da due icone come Raffaella Carrà e Patty Pravo, che rompono la tradizione con il loro portato di novità e di trasgressione. dn