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domenica 23 settembre 2018

Cinghiali “adottati” dalla gente di Carpani, gli animalisti contro la soppressione: “Salviamoli!”


(Stefano Bramanti) Portoferraio, 9 dicembre – Lotta contro il tempo delle volontarie di Animal Project per salvare i due cinghiali della rotonda di Carpani, che da giorni preoccupano la città per rischio incendi e per motivi di igiene pubblica (foto di Adolfo Tirelli). Da mesi vagano in quella zona urbana, orfani di madre uccisa nell’estate, e la gente li coccola dando loro da mangiare, perfino brioche, a quanto si dice. Gli animalisti vogliono evitare il peggio e propongono di farli ospitare in un recinto privato offerto da qualche generoso, per evitare la loro uccisione, stabilita dalle disposizioni del sindaco Ferrari. Anche il vice prefetto Giovanni Daveti in questi giorni ha cercato di far catturare gli animali, prima di arrivare alla soluzione radicale. E conferma, come sia da evitare di familiarizzare con gli ungulati, il veterinario Michele Barsottii. “E’ vietato per legge dare da mangiare ad animali selvatici – dice -. Possono essere portatori di malattie, avere zecche, pulci o altre malattie da parassiti che trasmettono con le loro feci. L’animale selvatico deve vivere nel proprio ambiente”.

E gli animalisti non vogliono che Carpani diventi un far west con armi pronte a sparare contro i due ex cuccioli. “Una storia assurda – dice Rossana Braschi, coordinatrice di Animal Project – in estate, in quella zona, fu uccisa la loro madre mentre i due piccoli sfuggirono alla Polizia provinciale. Sono cresciuti allevati dalla gente ma è sbagliato: devono vivere nel loro habitat. E lo abbiamo detto alle persone generose verso gli animali, ma è vietato alimentarli e non è opportuno che vivano come cani randagi in un centro urbano”. E la volontaria ricorda che la problematica della proliferazione degli ungulati, è dovuta a chi ama la caccia. “L’introduzione dei cinghiali è stata fatta per la lobby dei cacciatori- ribadisce Braschi- l’isola secoli addietro aveva visto estinta la razza di cinghiali indigena. E sembrano inutili le cacce gestite dagli amanti della doppietta e dal parco. Studi scientifici internazionali dicono che se anche per qualche mese gli abbattimenti riducono il numero dei capi, avviene un meccanismo di riproduzione accelerato di queste bestie, per ricomporre il gruppo. Occorrono alternative tentando di recintare un’area dove costringere gli ungulati, per poi castrarli chimicamente, oppure fare mangiatoie lontane dai centri urbani per impedire che gli animali cerchino cibo altrove.Stiamo cercando di salvare questi due animali con l’ospitalità di qualcuno che può tenerli in un recinto e si potrebbe pensare anche ad uno sparo con sonnifero, in modo poi di trasportare i due cuccioli nella macchia”.

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