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lunedì 9 20 Dicembre19

Come a casa, il progetto rivolto ai papà detenuti è sbarcato a Livorno


(Simone Consigli) Livorno, 27 novembre 2019 – Come si fa a dire la verità a un bambino il cui papà è detenuto in carcere? Per assolvere a questo difficile compito il Comune di Livorno e la Casa circondariale Le Sughere hanno sposato il progetto “Come a casa”, proposto dall’associazione Girotondo intorno al Sogno di Arezzo e dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria.

Il progetto, promosso dal garante dei detenuti di Livorno, Giovanni De Peppo, ha interessato dieci papà detenuti del carcere di Livorno e si è concluso con successo in questi giorni.

Se genitori si è per tutta la vita, lo si è anche quando si deve scontare un pena. “Come a casa” si occupa di sostenere una genitorialità consapevole del detenuto e di costruire lo sviluppo dei livelli di consapevolezza che si manifestano nei bambini al momento dell’assenza del genitore, dal momento dello shock conseguente all’arresto alle prime ricerche di aiuto e di verità, fino alla presa di coscienza, sciogliendo il contrasto tra un’evidenza difficile da nascondere e le piccole grandi bugie che la famiglia, per proteggere il figlio, è costretta a dire.

Il team di “Come a casa”, coordinato dal funzionario giuridico pedagogico Alessia La Villa, è composto dall’educatrice cinofila specialista in pet therapy Elisa Mengozzi, il musicoterapista Gianni Cipriani e le psicoterapeute Edy Marruchi e Denise Pantuso.

Cicli di incontri, colloqui e sedute di pet-therapy e musicoterapia, coinvolgendo genitori e figli, sia il genitore detenuto che quello che rimane a casa e la Polizia penitenziaria, inclusa non come terzo attore non protagonista bensì inserita nelle sedute per la delicatezza dell’obiettivo del progetto “Come a Casa”, per ricreare uno status di intimità, purtroppo spesso assente in un luogo come il carcere in cui lo stato dell’Io predominante è l’isolamento.

I bambini arrivano quasi sempre a capire quello che è successo e tendono a centralizzare su se stessi le responsabilità di ciò che accade nel mondo degli adulti, per questo gli specialisti di Girotondo intorno al Sogno hanno scelto un approccio indiretto per fare emergere la consapevolezza e il senso di accettazione nei bambini figli di detenuti: i giochi con il cane, una golden retriver di nome Alchimia ed i piccoli concerti in cui anche i papà si sono messi a suonare con i figli in braccio, aiutano a sviluppare la comunicazione indiretta, fatta di gesti, suoni e metafore, per non far uscire una verità nuda e cruda, tanto dolorosa quanto sin troppo evidente.

Un altro strumento che è stato usato all’interno del progetto è il libro illustrato Il Sogno di Cora, scritto da Emanuela Nava, scrittrice milanese, in cui la cagnetta protagonista, Cora, vive in un circo ma da un giorno all’altro non trova più il suo papà, partito per un misterioso viaggio e comincia a perdere le palline durante il suo numero e a farsi delle domande, in questa maniera il pensiero magico e i giochi psicologici smussano i contrasti espliciti.

Il libro, edito da Carthusia è stato regalato alle famiglie e fatto leggere dai bambini durante gli incontri ed è stato presentato lo stesso giorno della conferenza stampa del progetto “Come a casa” a cui oggi, mercoledì 27 novembre, ha partecipato anche l’assessore comunale al Sociale, Andrea Raspanti, presso la biblioteca di Villa Maria.

Il progetto “Come a casa” è partito dal carcere di Arezzo ed è stato esportato, oltre che a Livorno, a Massa Carrara, Orvieto e Bologna ed è ormai presente in quasi tutti gli istituti della Toscana, dell’Umbria e del Lazio.

Prosegue il difficile percorso di inclusione società-carcere annunciato dall’amministrazione livornese. Raspanti si è congratulato con gli organizzatori di “Come a casa” e ha annunciato l’inizio di trattative con il Ministero della Giustizia per la creazione di aree di coesione sociale nel carcere Le Sughere, strutture ad oggi molto inferiori alle necessità.

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