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29 Settembre 2020

Dal nuovo Iran: “Il cliente” del regista Asghar Farhadi


(Donatella Nesti) – gennaio. L’estate scorsa ci lasciava il regista iraniano Abbas Kiarostami il capostipite della generazione dei cineasti e delle cineaste iraniani che dagli anni novanta in poi hanno fatto incetta di premi e riconoscimenti internazionali. “Grazie a Abbas Kiarostami per averci spianato la difficile strada del cinema iraniano – ha dichiarato durante la cerimonia funebre il regista Asghar Farhadi, che con ‘Una separazione’ ha vinto nel 2012 l’unico Oscar iraniano. “Se ci sono entusiasmo e curiosità verso il cinema iraniano -ha aggiunto – si devono ai passi che tu hai intrapreso in questi periodi difficili”. Chi frequenta i festival del cinema conosce la filmografia di Jafar Panahi, Mohsen e Samira Makhmalbaf, Shirin Neshat e ricorda l’importanza del biennio 2000-01 perché in questi due anni un’intera generazione di giovani cineasti ottiene numerosi riconoscimenti, dimostrando che dietro ai maestri Kiârostami e Makhmalbâf, esiste un vero e proprio movimento cinematografico. Ja‘far Panâhi, al suo quarto lavoro, ottiene nel 2000 il Leone d’Oro a Venezia con Dâyere (Il cerchio); nello stesso anno la ventenne Samirâ Makhmalbâf, figlia di Mohsen, riceve il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes per Takht-e siyâh (Lavagne) mentre Khosrow Sinâ’i – già attivo dai primi anni Ottanta – vince con ‘Arus-e âtash (La sposa del fuoco) il premio per il miglior lungometraggio a Locarno. Gli esordienti Bahman Qobâdi e Hasan Yektâpanâh – già collaboratori di Kiârostami – ottengono ex aequo la “Caméra d’Or” come Miglior Film d’esordio al Festival di Cannes per Zamân-i barâ-ye masti-ye asbhâ (Il tempo dei cavalli ubriachi) e Jom‘e (Id). Nel 2001 Râ’y-e makhfi (Il voto è segreto) di Bâbak Payâmi vince il Premio Speciale per la Regia alla Mostra di Venezia, Zir-e nur-e mâh (Alla luce della luna) di Seyyed Rezâ Mir Karimi riceve il Premio Primagaz nell’ambito della Settimana Internazionale della Critica al Festival del Cinema di Cannes, Delbarân (Gli ammaliatori) di Abolfazl Jalili vince il Premio Speciale della Giuria al Festival di Locarno mentre Zir-e pust-e shahr (Sotto la pelle della città) di Rakhshan Bani E‘temâd vince il Torino Film Festival.
In questi ultimi anni Teheran sta vivendo una rivoluzione economica e culturale, nasce un nuovo ceto sociale del quale si fa interprete il regista Asghar Farhadi che presenta il suo nuovo film “Il cliente” vincitore di due palme d’oro a Cannes e candidato all’Oscar. Emad (Shahab Hosseini) e Rana (Taraneh Alidoosti) sono una giovane coppia di attori costretta a lasciare la propria casa al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione. Un amico (Babak Karimi) li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina che sarà invece la causa di un ”incidente” che sconvolgerà la loro vita…
Dal regista di “Una separazione” ed “Il Passato”, un thriller psicologico che colpisce e affronta la complessità delle relazioni umane.
“Avevo letto Morte di un commesso viaggiatore quand’ero studente. – dichiara il regista – Quel dramma mi ha segnato profondamente, certamente per ciò che dice sulle relazioni umane. È un’opera molto ricca, che si presta a molteplici livelli di lettura. La sua dimensione principale è quella della critica sociale di un periodo della storia americana, in cui l’improvvisa trasformazione urbana ha causato la rovina di una certa classe sociale. Una categoria di persone non è riuscita ad adattarsi a quella rapida modernizzazione e ne è rimasta schiacciata. Da questo punto di vista la pièce ha molto a che vedere con l’attuale situazione nel mio Paese. Le cose stanno cambiando molto in fretta e coloro che non riescono a star dietro a questa corsa sfrenata vengono sacrificati. La critica sociale al centro dell’opera di Miller resta valida per l’Iran di oggi.”
In scena Emad e Rana interpretano i ruoli del commesso viaggiatore e di sua moglie. E nella loro vita privata, senza rendersene conto, si troveranno di fronte ad un vero commerciante e alla sua famiglia, di cui saranno chiamati a decidere le sorti. La Teheran di oggi è molto simile alla New York che Arthur Miller descrive all’inizio del suo dramma. Una città che cambia ad un ritmo delirante, che distrugge tutto ciò che è vecchio, i frutteti, i giardini, sostituendoli con delle torri. “È in questo ambiente che vive il commesso viaggiatore – prosegue il regista – Ed è un altro parallelismo tra il mio film e il dramma di Miller. Teheran sta cambiando in modo frenetico, anarchico, irrazionale. Quando un film racconta la storia di una famiglia, la casa in cui vive gioca per forza un ruolo centrale”. Il cliente, premiato per la sceneggiatura e l’interprete maschile a Cannes, è attualmente in corsa per l’Oscar come miglior film straniero.
La “La Land”, lo strepitoso musical scelto per l’inaugurazione della Mostra del cinema di Venezia che arriva nelle sale italiane il 26 gennaio, ha sbaragliato i concorrenti aggiudicandosi sette Golden Globe facendo l’en plein sulle sette nomination.