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1 Ottobre 2020

Diario d’un pellegrinaggio, pioggia e sole verso Santiago di Compostela


(Beppe Ranucci) Livorno, 30 giugno – E’ martedì, 25 Aprile. La seconda tappa del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela è di 25 chilometri, da Portmarin a Palas de Rei.
Ci aspetta una camminata abbastanza lunga. Il tempo non è bello, ma per ora non piove. Si esce da Portmarin, ma il percorso non è particolarmente interessante, perché si passa per la strada principale . Poi si percorre un ponte per attraversare un lago artificiale. Si entra in un sentiero polveroso che costeggia ancora la strada principale per un lungo tratto . Dopo una ripida salita si giunge a Castromaior. Abbiamo percorso già una decina di chilometri, ma per ora siamo abbastanza delusi da questo tratto.
I pellegrini sono aumentati ed ora si procede a gruppetti di persone. Purtroppo, sta facendo lo stesso percorso un gruppo di studenti ( almeno una quarantina) che fanno molto chiasso, parlando ad alta voce e ridendo. Invece, io penso che il cammino vada fatto, godendosi il silenzio e la pace dei luoghi attraversati. Intanto il tempo sta peggiorando e comincia una leggera pioggia. Indossiamo il “poncho” che ripara noi e lo zaino. Proseguiamo il cammino ed accanto a noi c’è un gruppetto di italiani che arrivano dal Piemonte. Scambiamo due parole e poi acceleriamo il passo. La pioggia sta aumentando e ci ripariamo in un luogo di ristoro che troviamo lungo la strada. Anche questo luogo è molto affollato. Riprendiamo il cammino dopo aver mangiato qualcosa. Intanto i pellegrini si stanno assottigliando e fortunatamente perdiamo la chiassosa truppa di studenti. Ora siamo rimasti quasi soli e la strada si sta facendo dura. Quando la pioggia sta raggiungendo la massima intensità, raggiungiamo la vetta della salita, dove c’è “Il Cruceiro de Lameiros”. E’ un crocefisso in pietra della fine del ‘600. Sui quattro lati della base sono raffigurati i simboli della passione e della morte: i chiodi, il martello, le spine ed il teschio. Qui troviamo altri due pellegrini che vengono dalla Germania. Ci chiedono in inglese se nelle vicinanze c’è un Albergo del pellegrino, poiché uno dei due sta molto male per una crisi di freddo. Naturalmente rispondiamo che non lo sappiamo e ci offriamo di dare in qualche modo un aiuto. Ringraziano e proseguono. Noi ci auguriamo che trovino sulla strada qualcosa. Ora fa freddo, tira vento e continua a piovere. Non c’è nessuno in giro. No, ecco che davanti a noi c’è un pellegrino solitario che procede con un passo molto spedito. Affrettiamo il passo. Lo sorpassiamo . Ma noi questo pellegrino lo conosciamo. Lo avevamo incontrato su quel ponticello nella tappa che ci portava a Portmarin. Ci scambiamo il “buon camino”. Cerchiamo di attaccare discorso con un “How are you?”, ma lui sorride lievemente, affretta notevolmente il passo e presto scompare dietro una curva.
Percorriamo una lunga discesa e ci immergiamo in un bosco di eucalipto dove i profumi sono molto intensi.
Il paesaggio sta migliorando ed attraversiamo un piccolo borgo con la chiesetta ed il caratteristico campanile con due campane ( stile Messico). Accanto alla chiesa c’è un cimitero dove, ci dice un viandante, sono sepolti molti pellegrini. Ovviamente tocchiamo ferro! Piove ancora e le gambe cominciano a far male. Sarà l’umidità ed il freddo che è aumentato.
Ora fortunatamente fa capolino il sole e smette di piovere. Il paesaggio si è fatto più attraente, con lunghi sentieri ed una campagna verde, dove pascolano placidamente mucche e pecore. Attraversiamo nuovamente un piccolo bosco, dai profumi molto intensi con i raggi del sole che penetrano dappertutto. Riflettiamo che forse è questa la grande bellezza ed il fascino del cammino: il tempo non ha più valore, e con esso fuggono via le scadenze della routine quotidiana. Si apprezzano nuovamente le piccole cose che perdiamo nella vita di tutti i giorni: il colore dei fiori, un profumo, il canto di un gallo, un gatto sdraiato al sole, delle pecore che pascolano sull’erba. Anche noi ci riposiamo un po’ e cerchiamo di assorbire il calore del sole che sta prendendo il posto della pioggia. Ci stiamo avvicinando alla fine della tappa e percorriamo un lungo e monotono viale. Ora il cielo di nuovo si è improvvisamente annuvolato ed un vento freddo ci sta investendo. Il viale che ci deve portare a Palas de Rei sembra non finire mai, anche perché siamo molto stanchi ed abbiamo freddo. Ed ecco finalmente la mèta che mette fine alla seconda tappa. Ci rifugiamo subito in un piccolo alberghetto e ci riposiamo. La cittadina è abbastanza anonima e c’è poco da vedere. Verso le nove andiamo in un ristorante caratteristico dove ci sono altri pellegrini che consumano delle cene abbondanti. Anche noi cerchiamo di recuperare le energie spese, davanti a dei prelibati filetti di carne bovina. Non rinunciamo ad assaggiare il piatto tipico della Galizia: “il pulpo a la galega”( il polpo alla galiziana). La padrona del ristorante molto gentile, spiega in italiano a Francesca, come cucina il polpo. Ottimo il vino bianco. Ci tratteniamo un po’ più lungamente nel ristorante, perché qui c’è un bel calduccio. Poi verso le dieci, usciamo. Il freddo ed il vento è aumentato. Subito in albergo. Ma ecco, proprio sulla via incrociamo nuovamente il pellegino solitario. Lo salutiamo. Ci saluta. Sembra che stia arrivando ora, perché ha ancora lo zaino sulle spalle. O parte ora? Che strano. Appena in albergo, andiamo subito a dormire.
Domani c’è la terza tappa, che sarà più corta: Palas de Rei- Melide di 15 Km. Speriamo che il tempo migliori. Buonanotte.
“ Ascolta, figlio mio, il silenzio.
E’ un silenzio ondulato, /un silenzio
dove scivolano valli ed echi
e che piega le fronti /al suolo. “ (Garcia Lorca)
(2 – continua)