Vai a…

COSTA OVEST E' UN PROGETTO SOCIALE
IL NOSTRO SCOPO E' FARE UN'INFORMAZIONE LIBERA ED EQUILIBRATA
NON PERCEPIAMO CONTRIBUTI PUBBLICI
OGNI ATTIVITA' A FAVORE DI COSTA OVEST E' DA INTENDERSI VOLONTARISTICA E GRATUITA

Costa Ovest su Google+Costa Ovest su YouTubeCosta Ovest su LinkedInCosta Ovest su TumblrRSS Feed

mercoledì 21 novembre 2018

Dibattito sul recupero delle ville Rodocanacchi, Maurogordato e Morazzana


Livorno, 5 settembre 2018. L’incontro è in programma oggi alle 17,30 al Nuovo Chalet della Rotonda d’Ardenza. E’ organizzato dall’associazione Osservatorio di Monterotondo con sede presso la Cappella Scafurno e dall’associazione “per la rinascita di Livorno”. Si parlerà delle ville Rodocanacchi, Maurogordato e Morazzana e della loro salvaguardia e valorizzazione. L’argomento sarà introdotto, dopo il saluti dei presidenti, dall’avvocato Ruggero Morelli e dall’architetto Roberta Gini presidenti delle associazioni. Quest’ultima si soffermerà sulla prospettive di recupero delle antiche dimore.
L’associazione Osservatorio di Monterotondo è nata nel 2010 per continuare il desiderio dell’architetto Fosco Cavallini di studiare, valorizzare il territorio periurbano di Livorno. Cavallini era un architetto che amava il territorio nel quale viveva, auspicava la tutela delle parti più delicate e temeva (come sta avvenendo) che pian piano la città si estendesse in forme spinte dalla speculazione.
L’Osservatorio in un documento illustra la linea concretizzatasi negli anni per promuovere un’iniziativa di conoscenza dei processi urbanistici, partendo dal territorio di Monterotondo, un punto di osservazione privilegiato. Questa parte di città, infatti, non può essere semplicemente definita “periferia”, con il senso riduttivo e negativo che spesso il termine porta con sé, ma rappresenta un territorio con caratteristiche storiche e paesaggistiche ben definite che possano rappresentare un “polmone verde” di grande importanza per tutti i cittadini e le cittadine.
“Naturalmente parlare del destino di Monterotondo – si afferma nel documento – ci interroga su quale sia la nostra idea di città, quale sia la nostra idea di urbanistica”.
“La città che vorremmo è “la città dei cittadini”, una città intesa sempre più come bene comune, dove si possa rivendicare il “diritto alla città”.
“L’urbanistica è l’immagine, la restituzione grafica di tutte le attività umane che sono in grado di trasformare il territorio: in quanto tale “include non solo l’espansione edificatoria, ma il percorso del bambino per arrivare a scuola, l’albero sotto il quale il pensionato legge il giornale, il grosso edificio e la grande opera….” . L’urbanistica è anche molto di più: ”è un potente strumento di democrazia, perché il disegno del luogo dove abitiamo è un elemento che serve a proteggere soprattutto chi non è portatore di grandi interessi economici”.
“La discussione da tempo aperta nella nostra città sul nuovo piano strutturale – annunciato dal 2008 – ed il nuovo regolamento urbanistico che dovrebbe basarsi sulle numerose “varianti anticipatrici” già costituite, ci chiama ad interrogarci sui tempi lunghissimi di questi strumenti, che spesso non riescono a star dietro alle trasformazioni di un organismo così complesso come la città.
La città di Livorno sembra essere andata “avanti”, in questi ultimi anni, per “emergenze”, come per il caso di “Porta a mare”, emergenza nata dalla necessità di mantenere forze occupazionali, e quello del “Nuovo centro” emergenza ispirata forse a meno nobili principi, intese sempre come unica possibilità di “far qualcosa” in attesa del nuovo strumento urbanistico.
Allora ha ancora senso parlare di Piano strutturale, di Piano regolatore?
Certo! Lo strumento urbanistico è uno strumento importantissimo perché si mettono in atto scelte ben precise che comunicano quale importanza dare alla cittadinanza di tutti, quali priorità si vuole siano affermate, si indicano i criteri e i binari che si vogliano seguire per disegnare la città futura.
E che futuro vogliamo per Monterotondo?
Questo territorio è un patrimonio inestimabile caratterizzato principalmente dalle grandi ville storiche con i loro grandiosi parchi annessi; le più importanti, tutte di proprietà pubblica, sono villa Rodocanacchi, villa Maurogordato e villa La Morazzana, ma potremmo aggiungere anche l’istituto Di Vestea e le molte altre ville, sia pubbliche che private, che fanno parte dell’immagine di questa parte di città.
Ricordiamo che villa Rodocanacchi, di proprietà USL, che il PRG destina a verde pubblico, è nell’elenco dei beni da alienare per realizzare il nuovo ospedale, che villa Maurogordato, di proprietà della Provincia di Livorno, è in stato di rudere, e che villa La Morazzana, ex ostello, ex centro convegni, ex struttura di accoglienza per immigrati, è attualmente chiusa.
Negli ultimi anni si è verificato inoltre un processo lento e continuo di edificazione sparsa ma diffusa che stravolge completamente il territorio; basta vedere le costruzioni sorte sulla via di Collinet e in via Curiel a ridosso di Villa La Morazzana.
Rischiamo davvero di lasciare un territorio devastato alle generazioni future, categorie più deboli che ad oggi non hanno rappresentanza a difesa dei loro diritti.
Monterotondo sta perdendo la sua vocazione di polmone e di respiro diventando sempre più un territorio di abitazioni che presentano anche “difficoltà”. Sono cresciute a dismisura nel numero le case. Le strade sono rimaste le stesse. Non ci sono parcheggi, non ci sono più i mezzi pubblici: “c’è un atteggiamento di scardinamento del sistema comunicativo tra centro e periferia che nasconde una volontà a ridurre a degrado le periferie per renderne poi più “scusabile” se non addirittura “auspicabile” la vendita anche per pochi spiccioli” .
Vogliamo dunque salvare e tutelare questo territorio, ma con quali strumenti, con quale forza, con quali azioni? Gli strumenti che la legge ci consente di utilizzare sono offerti dalle nuove normative paesaggistiche, leggi già approvate o in via di approvazione (Regione Toscana), che intendono il concetto di territorio non più come risorsa ma come “patrimonio”.
Uno strumento ancora più importante è la legge sulla partecipazione che offre ai cittadini la possibilità di incidere sulle scelte degli strumenti urbanistici.
La forza può essere acquisita solo facendo rete con le molte associazioni presenti a Livorno che si stanno a loro volta confrontando su questi temi.
Le azioni possono e devono essere diverse e di diverso tipo, tutte caratterizzate dalla volontà di “fare verità”: da seminari di approfondimento e di studio, a eventi simbolici di “ri-appropriazione” di territori abbandonati, alla realizzazione di gite collettive, di video, alla circolazione di informazioni.
In questa operazione di richiesta di ascolto e volontà di partecipare, il nostro interlocutore è la pubblica amministrazione, la quale, nella attuale crisi economica, continua a subire tagli continui e ingenti, e che per questo si trova spesso nella “necessità” di alienare parte del patrimonio pubblico per “far cassa”, per garantire nuovi servizi; ribadiamo con forza che questo modo di fare ed intendere l’urbanistica, privilegiando la rendita fondiaria e procedendo per “emergenze” senza una vera programmazione, non solo non è più tollerabile ma si è già rivelato fallimentare: la realizzazione del nuovo palazzetto di Porta a Terra, nata per l’esigenza di far rifiorire l’economia livornese ha visto il fallimento di ben tre grandi imprese(!!!), l’espansione edilizia e la cementificazione, a fronte di un immenso patrimonio edilizio inutilizzato, ha prodotto fallimenti e la presenza di numerose nuove case invendute ( Fulvio Bondi). Anche molti strumenti urbanistici concettualmente propositivi e positivi quale quello delle cosiddette aree di trasformazione – art. 44 delle norme tecniche di attuazione – che fu pensato come deterrente alla crescente pressione edificatoria in aree da proteggere, in mancanza di una programmazione decisa e supportata principalmente sui “beni pubblici” si sono rivelati fallimentari.
Chiediamo che la “filosofia” che dovrà essere alla base della stesura del nuovo piano strutturale sia quella della valorizzazione e rivalutazione del territorio come patrimonio e quella del riutilizzo e del restauro del tessuto edilizio esistente.
Esempi positivi, questa volta portati avanti con successo, di ristrutturazioni che hanno previsto diverse destinazioni d’uso utilizzando una “buona” sinergia tra pubblico e privato (esempio il Palazzo Santa Elisabetta) hanno dimostrato che questa modalità può essere fonte di occupazione e di interessanti ricadute economiche per la città.
La cappella di Scafurno si presenta oggi come concreto esempio di come un restauro voluto da un privato abbia riportato in vita un bene architettonico e storico destinato al degrado che, seppur con diversa destinazione, è stato riaperto alla cittadinanza: un bel segno che incide non solo sul territorio ma anche sulle coscienze di tutti noi. L’associazione Osservatorio di Monterotondo auspica che questa tavola rotonda e questo documento possano avere un seguito e si impegna a pensare ed organizzare eventi in grado di incidere, di fare “verità”, di allargare le conoscenze.
Le proposte operative suggerite sono: organizzare seminari di approfondimento sui temi trattati, cercare di mettersi in relazione con altre associazioni che si occupano della salvaguardia della città e del territorio, cercare nuovi metodi di comunicazione (video, la rete, …) per sensibilizzare la cittadinanza, “gite” guidate nel parco di Villa Rodocanacchi e villa Maurogordato per “riprendersi il verde pubblico” e farne conoscere la storia. (Nella foto lo stato della serra oggi di Villa Maurogordato)

Foto del profilo di Redazione

About Redazione,