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30 Settembre 2020

Diciassette anni, il film sull’età più difficile nelle sale italiane


(Donatella Nesti) Livorno – Non è facile rappresentare quell’ età che chiamiamo adolescenza dagli incerti confini temporali ed emotivi senza incorrere nel rischio di clichè e stereotipi. Il cinema francese ha spesso affrontato il tema partendo dalla scuola con film come Stella, La classe, Una volta nella vita, Monsieur Lazhar ed ora è sugli schermi italiani ‘Quando hai 17 anni’ film di Andrè Techinè che prende spunto da un verso di Rimbaud” a diciassette anni non si può essere seri”. Un’età definita ‘ingrata’ ma che Proust al contrario definiva feconda “Rari sono i gesti che abbiamo compiuto allora che non vorremmo in seguito poter cancellare. Ma quello che invece dovremmo rimpiangere è di non possedere più la spontaneità che ce li faceva compiere. Più avanti vediamo le cose in maniera più pragmatica e pienamente conforme al resto della società, ma l’adolescenza è l’unico momento in cui ci sia stato dato di imparare qualcosa».
In un aspro villaggio tra le montagne della Francia sud-occidentale, Damien e Tom frequentano la stessa scuola. Potrebbero essere amici, ma non si sopportano. Si insultano, e quando le parole non sono abbastanza si picchiano. La madre di Damien, Marianne, è medico; il padre, pilota militare in missione in Africa. Tom è magrebino, figlio adottivo di una coppia di contadini che vive in una remota fattoria in mezzo alle montagne. Dopo diversi aborti, la madre adottiva di Tom è nuovamente incinta, e dal momento che la sua gravidanza si presenta difficile, Marianne si offre di aiutarla accogliendo Tom in casa sua per il tempo necessario. Damien e Tom si trovano a vivere così sotto le stesso tetto…
Il regista André Techiné ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Céline Sciamma: “Siamo partiti dall’idea di un rapporto triangolare tra una madre, che volevamo fosse un personaggio importante, e due adolescenti che scoprono e individuano i loro desideri nel corso dei tre trimestri che compongono un anno scolastico in Francia. Il solo elemento che ci ha guidato è stato il corpo a corpo. Scrivere un film il più possibile fisico, in cui ogni scena fosse un momento di azione e i personaggi fossero costantemente in agguato e reagissero senza comprendere quello che succede loro né come reagirvi, né meno che meno come verbalizzarlo. Era impensabile che Tom e Damien esprimessero le loro emozioni come farebbero due adulti.”
Il film mette a confronto realtà diverse ed apparentemente inconciliabili ma quando la guerra, il lutto irrompe nella vita delle due famiglie, si scombinano le carte ed escono fuori i sentimenti e i desideri nascosti, ecco che la lettura del Simposio di Platone consente di parlare del tema dell’omosessualità e fare emergere il motivo di un perenne conflitto fisico che celava altre tensioni. Molto bravi i due interpreti Kacey Mottett Klein (Damien) e Corentin FILA (Tom) e fondamentale il personaggio della madre interpretato da Sandrine Kiberlain “È un personaggio pieno di vita e di leggerezza”dichiara il regista “ e nel film è costretta a salire sulle montagne russe. Ho scelto Sandrine per la sua diversità di registro. Si muove, sottile e sinuosa, con la forza di un giunco. All’inizio ricorda un po’ Mary Poppins, con il suo montgomery verde, il berretto color prugna e la borsa da medico e alla fine, nella scena del cimitero, diventa una sonnambula che ha perso il senno”.