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20 Gennaio 2021

Edicole in rivolta, il 30 ottobre sit-in con raccolta firme in piazza Grande


(Marco Ceccarini) Livorno, 22 ottobre 2019 – “La nostra categoria ha rappresentato in Italia dal dopoguerra in poi, attraverso un lavoro di 15 ore giornaliere per 360 giorni annui, la pluralità informativa e democratica. Negli ultimi dieci anni, alcuni fattori, come l’avvento di internet e la crisi economica, hanno portato il nostro settore a veder perdere migliaia di posti di lavoro. Ventimila edicole chiuse in dieci anni sono un numero inquietante e la colpa non va cercata solo in quei due fattori, ma anche in un abbandono della nostra filiera. La Fieg (federazione degli editori, ndr) si rifiuta di firmare un nuovo accordo nazionale, mantenendo gli aggi inalterati da oltre venti anni, facendo entrare in edicola prodotti sotto costo, allegati gratuiti, guadagnando solo gli editori dai ricavi pubblicitari, vendendo il prodotto in abbonamento a prezzi scontati, al cliente, scavalcando le edicole”.

Così inizia un manifesto fatto stampare dal Sinagi, il sindacato degli edicolanti affiliato alla Cgil, che per il prossimo mercoledì 30 ottobre ha organizzato una giornata di mobilitazione nazionale al fine di raccogliere delle firme per chiedere al Governo di destinare loro una parte del finanziamento pubblico rivolto fino ad oggi solo alle case editrici e di farsi parte attiva nei confronti degli editori per la definizione di un nuovo accordo che stabilisca nuove regole e corrispettivi economici in grado di stabilizzare il settore.

A Livorno, dove le edicole saranno chiuse, la raccolta di firme si svolgerà il 30 ottobre, a partire dalle 15, in piazza Grande. Si svolgerà un sit-in. Gli edicolanti incontreranno i cittadini per sensibilizzarli sull’intera vicenda che li riguarda.

“Molti editori godono di finanziamenti pubblici, quei finanziamenti che dovrebbero permettere la pluralità informativa, ed invece permettono solo a loro di continuare a vivere, mentre ventimila edicole, ognuna con una famiglia, hanno dovuto abbandonare il lavoro”, si legge ancora nel manifesto. “Chiediamo quindi dignità per il nostro lavoro, chiediamo una firma affinché una parte di finanziamento pubblico sia destinato all’ultimo anello della filiera, a chi davvero, garantisce dalle 5,30 alle 20 tutti i giorni pluralità informativa e un servizio pubblico, il nostro settore merita di esser stabilizzato con introiti consoni per le ore lavorate”.

Nella sola provincia di Livorno, oltre cinquanta edicole hanno chiuso negli ultimi cinque anni, venti edicole sono chiuse negli ultimi dieci mesi. E questo, come nel resto d’Italia, gli aggi economici, fanno notare al Sinagi, sono inalterati da oltre 20 anni e non consentono alle edicole esclusive di andare avanti.

“Livorno, la città dei chioschi, li sta a poco a poco perdendo tutti”, si legge in un comunicato stampa, sempre preparato dal Sinagi livornese per annunciare la manifestazione del 30 ottobre. “Chiediamo ed invitiamo le istituzioni, la politica attraverso i loro rappresentanti, gli organi di informazione televisivi, la Cgil di Livorno in qualità di sindacato affiliato, un sostegno e di esser presenti al nostro gazebo, dove faremo una raccolta firme al fine di chiedere al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, tramite il Sottosegretario con delega all’Editoria, di destinare una parte consistente di finanziamento pubblico, rivolto fino ad oggi esclusivamente alle case editrici, e di farsi parte attiva nei confronti degli editori per la definizione di un nuovo accordo nazionale che stabilisca regole operative e corrispettivi economici in grado di stabilizzare il nostro settore”.

“Il tempo è quasi scaduto, molti colleghi, hanno perso il lavoro, il loro investimento iniziale, in pratica, hanno perso tutto, ed ogni giorno è a rischio un’altra attività”, continua il comunicato del Sinagi firmato dal segretario provinciale Daniele Domenici. “Le edicole hanno avuto un passato importante, un presente incerto, per il futuro c’è estremo bisogno di capire editoria ed istituzioni se hanno interesse a mantenere in vita un rete di vendita in Italia o distruggere un settore”.

“Gli edicolanti della città”, conclude il Sinagi, “saranno al gazebo per invitare tutti ad una firma e per tener la testa alta, in una giornata denominata la giornata della dignità del giornalaio”.