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23 Novembre 2020

Francesco Bruni cattura il pubblico con “Tutto quello che vuoi”


(Donatella Nesti) Livorno, 16 maggio. Cinema 4 Mori pieno per la presentazione del nuovo film del livornese Francesco Bruni “Tutto quello che vuoi” con gli attori in sala ed un simpatico messaggio video di Giuliano Montaldo che anni fa fu ospite della nostra città per un seminario diretto dal compianto Alfredo Casarosa. Bruni è noto come sceneggiatore dei film di Virzì e della serie televisiva Montalbano ma si è dedicato anche alla regia con il suo primo film “Scialla”. Non poteva esserci esordio migliore, visto che il film non solo fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2011 ma vinse anche un premio ambito. “Scialla!” infatti riuscì a primeggiare nella categoria Controcampo.

Liberamente ispirato a “Poco più di niente” di Cosimo Calamini edito da Garzanti “Tutto quello che vuoi” ha come protagonisti Alessandro (Andrea Carpenzano) un turbolento ventiduenne trasteverino ignorante eGiorgio (Giuliano Montaldo) un ottantacinquenne poeta dimenticato. I due vivono a pochi passi l’uno dall’altro, ma non si sono mai incontrati, finché Alessandro accetta malvolentieri un lavoro come accompagnatore di quell’elegante signore in passeggiate pomeridiane. Col passare dei giorni dalla mente un po’ smarrita dell’anziano poeta, e dai suoi versi, affiora progressivamente un ricordo del suo passato remoto: indizi di una vera e propria caccia al tesoro. Seguendoli, Alessandro si avventurerà insieme a Giorgio in un viaggio alla scoperta di quella ricchezza nascosta e di quella celata nel suo stesso cuore.
Durante le interviste Fancesco Bruni ha confessato che c’è molto di personale in questo film “l’ispirazione è personale e ci confluiscono tantissime cose assieme: la malattia di mio padre (l’Alzheimer ), un suo ricordo di adolescenza, la mia fascinazione per Trastevere, luogo dove mi sono trasferito, e non è che venissi da Foggia, venivo da Piramide (quartiere romano ), i ragazzi del Cinema America occupato, il poter osservare più da vicino questo mondo fatto di Drink e happy hour da una parte e dall’altra ragazzi volenterosi che fanno cose interessanti e alla fine, come dado del brodo, mi sono ricordato di un bellissimo libro di Cosimo Calamini, che è stato un mio ex- allievo di sceneggiatura al Centro Sperimentale, intitolato “Poco più di niente” e in questo testo ci ho trovato due espedienti narrativi che mi erano utili per portare a casa il racconto, soprattutto nella chiave avventurosa che prende ad un certo punto.”
Giuliano Montaldo, il grande vecchio del cinema italiano, dopo tanti anni si è fatto convincere a recitare “io esattamente 67 anni fa, molti di voi non possono ricordarlo, ho cominciato con “Achtung, banditi!” film d’esordio di Carlo Lizzani . Da lì è partita la mia carriera di attore e quando sono arrivato, io facevo il comico sul palcoscenico, da dilettante, e Lizzani che aveva pochi soldi a disposizione per quel film, cercava di prendere gli attori dalla strada, come il neorealismo spesso chiedeva, per ragioni economiche, allora lui mi chiese di recitare ed accettai. Ero su questo set sbalordito: proiettoroni, macchine da presa enormi, ed allora un macchinista mi si avvicina e mi dice: “a Monta’, te piace er cinema? Stai attento er cinema è in crisi”… era il 1950 quindi devo dire che ne ho viste di storie anche perché 67 anni son tanti. Qualche cameo con amici cari l’ho fatto come Verdone, Moretti, ma quando questo signore, che conosco da tempo, alla prima del suo film “Scialla!” ero commosso ed applaudivo come un pazzo, lo conosco un giorno al Centro Sperimentale, lui insegnava sceneggiatura ed io provavo ad insegnare regia, cosa difficilissima anche perchè ci son tanti modi per diventare regista: il primo è stare sul set e vedere cosa succede, cosa che è successa in qualche modo a me, e poi capire il perché c’è scritto un dialogo e non c’è scritto primo piano, campo lungo, dettaglio anche perché il film bisogna prima vederlo e poi farlo.Quando è venuto questo signore a casa mia a raccontarmi il film, e poi ho scoperto che raccontava anche una parte della vita di suo padre che, ahimè non c’è più, e aveva questo tipo di malattia, l’ho visto che si commuoveva. È bello, è un racconto stupendo, queste due generazioni, i nonni e i nipoti, saltando i padri , perché queste nuove generazioni vanno più d’accordo con i nonni che con i padri, e poi c’era un racconto aggiornato della gioventù con questi ragazzi che chattano sempre, con i cellulari perennemente in mano, anche per andare alla ricerca delle informazioni più essenziali che una volta insegnavano a scuola “come si chiama Garibaldi… Giuseppe, trovato!”; questo tipo di rapporto era straordinario. E poi c’era il mio tutor (Andrea Carpenzano ndr) che è stato straordinario, eravamo sempre insieme anche nei tempi morti tra un ciak e l’altro perché, dovete sapere che i registi hanno sempre da fare per preparare il set mentre gli attori, una volta girata la scena, si riposano e si fermano nell’attesa del ciak successivo e così noi passavamo il tempo assieme. Quando Francesco mi ha chiesto che voleva me come attore, come protagonista, sono un po’ sbandato, però mi ha convinto e mi ha dato grandi motivazioni, una forza incredibile, perché lui è bravo, davvero.” I versi scritti come graffiti sulle pareti dello studio sono del livornese Simone Lenzi e nel film recita anche un figlio di Bruni,Arturo,noto come rapper con il nome DarkSide. donatellanesti@libero.it