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29 Novembre 2020

Gestione rifiuti: non più praticabile il piccolo è bello


(Renato Gangemi) Livorno, 21 novembre. Intervenire sul tema “caldo” delle politiche di gestione dei rifiuti non è certamente semplice.
Tuttavia, anche se sembrano assottigliarsi punti di vista condivisi, resta comunque un’innegabile convergenza sulla necessaria ampia dimensione dei bacini di utenza – ed aziendale – dato che ormai, indipendentemente dalla recente sentenza del TAR della Toscana, è evidente a tutti che il “piccolo è bello” non è più praticabile.
E a dirlo sono gli stessi sindaci “ribelli” di ATO Costa, dato che, al netto dei tentativi di strumentalizzazione politica – come quello recente del pluridecorato presidente di Zero Waste Italy Rossano Ercolini – è dalla voce del sindaco di Camaiore Del Dotto che sentiamo dire che “le municipalizzate non sono la soluzione” perché “incapaci di sostenere dimensioni di investimento oggi necessarie per spingere a livello regionale la differenziata”.
A condizione di non dover ogni volta ripartire da capo ritardando oltre ogni ragionevolezza i percorsi intrapresi, possiamo discutere di quale possa essere la quota ideale che dovrebbe detenere il privato o su quali modelli di governance siano più efficaci , ma è evidente che parlare ancora di ritorno alle municipalizzate è fuori luogo.
Come Partito Democratico pensiamo infatti che la strada migliore da seguire sia quella che vede pubblico e privato collaborare in sistema misto, che riservi alla parte pubblica un efficiente ruolo sia in termini di indirizzo degli investimenti che di controllo della qualità dei servizi erogati, e alla partecipazione privata il compito di mettere in campo capitali e know how adeguati.
La città di Livorno paradossalmente – pur essendone forzatamente ai margini per le note scelte autarchiche – è involontaria protagonista di questo dibattito, e questo alla luce di quanto sta emergendo nella politica aziendale portata avanti da AAMPS dopo il concordato.
Concordato che , è bene non dimenticarsi, è costato alla collettività almeno un milione di euro di spese legali, soldi che, con una semplice ristrutturazione del debito – come era stato suggerito da più parti- sarebbero potuti essere risparmiati, e in conseguenza del quale 50 lavoratori dell’indotto hanno perso il lavoro.
La strategia aziendale di AAMPS del dopo concordato infatti ha inaugurato – o partorito se più piace – un “tutto pubblico” di nuovo conio .
La “nuova municipalizzata” a direzione grillina infatti, nel cercare compensare i maggiori costi derivati dell’estensione massiccia del Porta a Porta, ha attuato una sostanziale “privatizzazione nascosta” , consistita nell’ esternalizzazione dei servizi “core” – riscossione dei tributi, call center, spazzamento meccanizzato, raccolta degli ingombranti, sanificazione dei mastelli ecc. ecc.- come recentemente denunciato sulla stampa dalle organizzazioni sindacali.
Il tutto accompagnato da una progressiva demansionalizzazione della forza lavoro aziendale , dato che molti dipendenti sono andati a rafforzare numericamente il personale impegnato nel servizio di raccolta PAP .
Per tutelare scelte dettate dalla furia ideologica -concordato e PAP – Nogarin, ha avvallato scelte comportanti una “mutazione genetica” delle politiche di gestione delle partecipate, facendo emergere un’altra volta la ”doppia morale” grillina.
Da un lato infatti ci si riempie la bocca di chiedendo a gran voce “tutto pubblico”, dall’altra si privatizza , inventando meccanismi in grado di ridurre , se non impedire , il controllo democratico sia da parte dei cittadini che delle rappresentanze dei lavoratori, e questo in virtù della forte parcellizzazione e privatizzazione di competenze un tempo aziendali.
Sull’altare del PAP sono stati quindi sacrificati lavoratori e cittadini, e questo per le granitiche certezze degli strateghi di “Rifiuti Zero”.
Ma esiste davvero il “Rifiuto Zero”? Già la traduzione di Zero Waste in “rifiuti zero” è una falsità. Rifiuti zero infatti non esiste , è solo un’invenzione lessicale.
Questo non perché lo dicono le leggi della fisica (leggersi legge dell’entropia) o associazioni come Greenpeace.
Semplicemente perché anche il famigerato PAP – come qualsiasi altra modalità di raccolta differenziata – produce una frazione di rifiuti da smaltire. Una frazione costituita in minima parte da scarti fisiologici di processo di selezione e , per la maggior parte, da errori di conferimento commessi da parte dei cittadini, ed in Toscana si aggira mediamente intorno al 20 per cento.
Questa frazione, – come indica anche la gerarchia europea per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti – non è valorizzabile come materia, ma può essere recuperata energeticamente nel termovalorizzatore.
Che lo si voglia o no, quasi, a dispetto di una certa sinistra ideologizzata, l’inceneritore torna centrale , e questo sia nell’attuale – pur debole – piano industriale Aamps, che in quanto impianto strategico in un’ottica di area vasta. Con tanti saluti al pratino di Nogarin.
Il Responsabile Ambiente PD Livorno
Renato Gangemi