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mercoledì 21 novembre 2018

Il caso letterario, chi è Vittorio Veroli?


Livorno, 2 settembre. Quando le società sono in crisi, quando anche le democrazie scricchiolano, lo specchio della letteratura riesce sempre a riflettere qualcosa. Un qualcosa che strano, molto strano a dirsi, si ripropone oggi in un’epoca di link, di web, di social, di fake e no fake news, di messaggi sempre più stringati, parole d’ordine o slogan che dovrebbero solo comunicare con efficacia un evento. Così si scopre che piccole case editrici, presenti sul mercato tra mille difficoltà, pubblicano lavori di persone per lo più sconosciute. Tra loro pochi Manzoni, pochi Calvino, ma non importa, un esercito di persone che sempre più rifugge dalla estrema sintesi dei messaggi per poter parlare, dire qualcosa, comunicare, argomentare. E così nascono libri, per lo più spesso sorretti economicamente dagli stessi autori, che girano forse neanche nella cerchia più o meno allargata delle loro amicizie, e che non vedranno mai un banco di una libreria di “catena” (si dice così no?).
E tra queste encomiabili opere, a prescindere dal loro valore letterario, ci si può trovare anche qualcosa di buono. È il caso di un piccolo libro edito da una piccolissima casa editrice livornese che tra l’altro si distingue (cosa rara) per la cura dell’editing e della stampa e che ha anche riproposto racconti e piccoli romanzi di autori noti e legati alla cultura ispano-portoghese. Ebbene questa casa editrice (Vittoria Iguazu editora) agli inizi dell’estate ha edito il libro di un autore sconosciuto, anzi sembrerebbe a detta dello stesso editore addirittura di un “autore sotto falso nome”, che in tre racconti concatenati trasudano una cultura tutt’altro che limitata e che narrano con un linguaggio lirico, ma stringente e leggibilissimo, la solitudine dell’uomo, attraverso immagini che rasentano il visionario.
E nell’avventurarsi in questa pubblicazione, l’editore ha volutamente ricercato l’aiuto del pittore Roberto Saviozzi che letto e riletto quelle pagine ne ha trovato ispirazione per alcune tavole inserite nel testo. Il libro di Vittorio Veroli si intitola Dove giocano i pesci volanti e la presentazione è stata curata da Antonio Celano che ne ha fatto emergere alcuni aspetti interessanti, le analogie letterarie famose, le citazioni nascoste. Ma soprattutto si è soffermato sulla stranezza della scelta voluta dall’autore di rimanere nascosto, lasciando poi al dibattito tra i presenti le più fantasiose congetture.
Ma credo che questa scelta dello scrittore sia perfettamente in linea con i contenuti dei racconti o del piccolo romanzo in tre tempi, come qualcuno a osservato, che è la rappresentazione vera della solitudine quasi cosmica, che è poi proprio quella dello “sconosciuto”, del “diverso” che riassume in sé tutte le caratteristiche storiche e sociali dell’uomo in quanto tale.
Sarebbe interessante che si aprisse un dibattito su questo lavoro per capire quanto questo riesca a penetrare nell’animo del lettore e a far riflettere su questa condizione così comune, ahimè, ai giorni nostri. E fare così del lavoro di un autore “nascosto” oggetto una volta ogni tanto di una riflessione collettiva al di fuori delle urla esagitate che riempiono quotidianamente la nostra vita.

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