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giovedì 27 giugno 2019

Il Comune cita in giudizio l’ex sindaco Cosimi per un mutuo dell’Aamps


Livorno, 11 aprile 2019 – L’amministrazione comunale di Livorno, guidata dal sindaco pentastellato Filippo Nogarin, ha citato in giudizio l’ex sindaco piddino, Alessandro Cosimi, chiedendogli di risarcire gli oltre 800 mila euro che il gruppo Credem chiede adesso al Comune per un mutuo che l’Aamps, società partecipata, contrasse con una banca di quel gruppo nel 2005.

Tra il 2005 e il 2006 l’allora sindaco Cosimi, che era a capo di una giunta di Centrosinistra presieduta dal Pd, firmò due lettere di patronage a garanzia di un mutuo di quasi 15 milioni di euro contratto dall’Aamps con il Banco Popolare di San Gimignano e San Prospero, facente parte del Banco Popolare di Verona e Novara, poi confluito nel gruppo Credem. E lo fece, secondo quanto fa sapere Nogarin attraverso una nota dell’ufficio stampa di Palazzo Civico, senza che il Consiglio comunale ne fosse informato, come invece prevede la legge. L’operazione sarebbe stata ritenuta valida dall’allora segretario generale supplente Massimo Chimenti.

Il 30 novembre 2018, in forza di queste lettere, il gruppo Credem ha citato in giudizio il Comune di Livorno chiedendo il riconoscimento di oltre 800 mila euro, esattamente 817.121, pari al 16 per cento dell’intero importo mutuato non garantito dal piano di concordato in cui, nel frattempo, è finita l’azienda municipalizzata Aamps. Una richiesta a cui il Comune, oggi guidato dai Cinque Stelle, si è opposto ritenendo nulle le due lettere di patronage che non risulterebbero agli atti dell’amministrazione comunale e non sarebbero mai state iscritte a bilancio.

Per questo motivo, l’amministrazione comunale, a salvaguardia degli interessi pubblici e in particolare della comunità livornese, ha deciso di chiamare in causa Cosimi, che dunque è stato a sua volta citato in giudizio. L’ex sindaco, secondo l’attuale primo cittadino, avrebbe firmato le due lettere in modo completamente avulso da ogni procedura amministrativa.

“Quando ci siamo insediati avevamo detto che avremmo aperto i cassetti della pubblica amministrazione per far emergere tutte le operazioni poco trasparenti”, ha commentato il sindaco Nogarin che oggi, giovedì 11 aprile, ha anche convocato una conferenza stampa per dare notizia dell’iniziativa comunale. “In questo caso, però, si erano portati via persino il cassetto”.

“Non solo queste lettere di patronage firmate dall’ex sindaco non sono mai state autorizzate dal Consiglio comunale, così come prevede la legge, e dunque di fatto non hanno alcun valore, non solo non sono mai stati iscritti questi 14 milioni e mezzo di euro a bilancio, così come avrebbe dovuto essere”, ha continuato Nogarin. “Ma in tutto il Comune non c’è traccia degli originali di queste lettere, nonostante risultino protocollate. Noi siamo venuti a conoscenza della loro esistenza solo perché ce le ha fornite la banca che poi ci ha fatto causa”. E ha aggiunto Nogarin: “Ma c’è di più. Depositato in Tribunale abbiamo trovato un documento firmato dall’allora segretario generale supplente, Chimenti, che certifica la validità dell’operazione. Sei giorni più tardi lo stesso Chimenti firmerà il contratto di stipula del mutuo con la banca, ma stavolta nel ruolo di amministratore delegato dell’Aamps”.

“Questa è una vicenda molto triste e poco chiara, con i cittadini di Livorno chiamati a farsi garanti di un prestito di 14 milioni e mezzo a loro insaputa”, ha chiosato il sindaco Nogarin. “Una potenziale ricapitalizzazione mascherata che avrebbe dovuto essere approvata dal Consiglio comunale. Se non avessimo scelto la strada del concordato, questa vicenda non sarebbe nemmeno venuta a galla e il Comune si sarebbe trovato a dover far fronte a questa spesa enorme”.

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