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domenica 17 Novembre 2019

Il Pd e il nuovo ospedale di Livorno


(Franco Consiglio) Livorno, 9 ottobre 2019 – Con la delibera della Giunta regionale che ha dato il via libera alla realizzazione del nuovo ospedale, tra sette od otto anni la città di Livorno avrà un monoblocco ospedaliero di cinque piani, alto ventiquattro metri, con una superficie complessiva di quasi 40 mila metri quadrati. I lavori del nuovo nosocomio, che sorgerà nelle aree del parco Pertini e in alcune zone dell’attuale struttura, saranno interamente finanziati dalla Regione Toscana, che per questa operazione ha stanziato 245 milioni di euro. Dopo la firma dell’accordo di programma da parte di Regione, Asl Nordovest e Comune di Livorno, nel corso del 2020 inizieranno i lavori di edificazione.

Soddisfazione è stata espressa un po’ da tutti per l’intesa ormai raggiunta e il finanziamento stabilito, dal presidente della Regione, Enrico Rossi, al nuovo sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ma anche dal consigliere regionale Francesco Gazzetti del Pd e da molti altri esponenti politici di vario orientamento.

A fronte di queste dichiarazioni, tuttavia, occorre ricordare che se la Regione ha stanziato ben 245 milioni, soldi peraltro passibili di integrazione e per i quali tutti o quasi, adesso, giustamente esultano, non occorre ringraziare il Pd che detiene il potere in Regione e lo ha riconquistato in Comune, bensì coloro che al Pd locale, a partire dal 2010, si opposero in modo anche veemente, battendosi contro l’assurda ipotesi di realizzare un monoblocco a Montenero in project financing. Giova richiamare alla memoria, a questo proposito, che tra gli ideatori di Montenero ci furono proprio il governatore Rossi e l’allora sindaco livornese Alessandro Cosimi.

Va rammentato che il costo dell’ospedale a Montenero, pari a 266 milioni di euro, doveva essere interamente a carico dell’allora Asl 6 di Livorno. L’accordo che si apprestava a sottoscrivere la giunta Cosimi, infatti, prevedeva che i soldi sarebbero stati solo anticipati dalla Regione, oltretutto per metà dell’importo, mentre l’altra metà sarebbe stata messa dal costruttore al quale, secondo l’accordo escogitato, dovevano poi essere rimborsati a rate di 34 milioni l’anno per 33 anni, con il risultato che i circa 133 milioni anticipati dalla società costruttrice, alla fine dei conti, sarebbero venuti a costare, benché spalmati in 33 anni, la bellezza di 1 miliardo e 122 milioni di euro, servizi compresi. Il tutto, sia chiaro, senza alcun contributo a fondo perduto né dello Stato né della Regione.

L’opposizione al progetto dell’ospedale a Montenero nacque, oltre che dalle questioni connesse all’impatto ambientale, anche e soprattutto perché il capolavoro escogitato da Rossi e Cosimi sarebbe stato tutto a carico dell’Asl. E quando si dice a carico dell’Asl, si dice a carico dei cittadini e dei servizi sanitari perché è logico che se un’Asl deve spendere in cemento e mattoni non può spendere in cure e strumenti diagnostici, cioè non può spendere per la tutela della salute dei cittadini.

Fu la grande mobilitazione dei livornesi, la nascita di comitati contro il progetto dell’ospedale a Montenero, le manifestazioni, gli scioperi, i volantinaggi, i sit-in, la richiesta di un referendum cittadino che, quando fu svolto, bocciò in modo schiacciante quel progetto e l’idea del project financing, a far cambiare idea al Pd livornese e toscano, tanto più dopo la clamorosa sconfitta elettorale del candidato del Pd, Marco Ruggeri, alle amministrative del 2014, ad opera del carneade Filippo Nogarin, candidato dei Cinquestelle, dichiaratamente contrario all’ospedale a Montenero.

Nogarin, in verità, aveva fatto la sua campagna elettorale chiedendo il recupero dell’attuale nosocomio e la realizzazione della nuova struttura nelle stesse aree di quella esistente. Il progetto su cui Regione e Comune si sono trovati d’accordo nell’agosto 2018 e che adesso viene finanziato, invece, prevede la realizzazione di un nuovo ospedale, anche se su aree attigue. Il che fa comprendere come anche i Cinquestelle, in realtà, abbiano cambiato idee e prospettive nel corso del quinquennio in cui sono stati al governo della città.

Con tutto ciò, però, quel che conta è che il nuovo ospedale non sarà in project financing ma interamente finanziato dalla Regione. E se così è stato deciso, sia chiaro, lo si deve al reiterato e definitivo “no” all’ipotesi Montenero e al project financing. Solo dopo questo muro, infatti, la Regione ha dovuto non solo accettare una diversa ubicazione ma anche stanziare i soldi necessari a costruire la nuova struttura senza che un solo euro gravi sulle casse della nuova Asl Toscana Nordovest, quindi senza che l’enorme esposizione economica pesi sui livornesi e sui servizi e le terapie a favore della loro salute.

La verità non può essere sottaciuta. E’ vero che i pentastellati volevano restaurare il vecchio ospedale ed invece se ne costruirà uno nuovo in zone attigue, con l’ingresso in via Gramsci, tra l’altro solo recuperando alcune aree dell’attuale presidio. Ma quanto verrà realizzato nulla ha a che fare con il progetto iniziale e con il project financing di cui si era innamorato il Pd. Pertanto fa un po’ sorridere che diversi esponenti di quel partito, sia a livello locale che regionale, oggi cantino vittoria e parlino come se il risultato raggiunto sia attribuirsi alla loro azione politica. Quantomeno è un merito che va ripartito tra diversi soggetti, a cominciare dai molti livornesi che si opposero alla malsana idea dell’ospedale a Montenero, zona che in occasione dell’alluvione del settembre 2017 ha evidenziato tutta la sua debolezza territoriale, per arrivare a chi, a livello politico, fino in fondo ha mantenuto il “no” nel rispetto della volontà dei cittadini che bocciarono l’idea del monoblocco in project financing in un memorabile referendum che si svolse nel novembre 2010.

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