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25 Ottobre 2020

Giornata della Memoria: il ricordo di don Lorenzo Gori, trucidato dai tedeschi


In occasione della Giornata della Memoria, pubblichiamo un ricordo di don Lorenzo Gori a cura di Mario Lorenzini.
Una lapide mi ha sollecitato una ricerca, che non poteva continuare a rimanere nascosta nel Cimitero della Misericordia. Ho bussato alla porta dell’Archivio della Diocesi e l’ho trovato aperta.
Ho chiesto di un sacerdote, Don Lorenzo Gori, trucidato dai tedeschi nel 1944 e ho trovato immediata soddisfazione alla mia richiesta e in più un Quaderno dell’Archivio Diocesano Livorno 1938-1945 veramente prezioso. E Leggo: “Don Lorenzo Gori ordinato sacerdote nel 1941, nominato cappellano di SS. Pietro e Paolo, sfollò a Pieve di Camaiore e fu fucilato dai Tedeschi vicino a Massa Carrara per la sua opera a favore delle popolazioni e per avere portato l’Olio Santo e sepolto degli ostaggi fucilati dai tedeschi”.
Aveva 24 anni. Venne sepolto in segreto in un cimitero lungo Il Frigido.
Per lungo tempo non si seppe più niente di lui finchè un compagno di prigionia Italo Pasquini rivelò le modalità della sua fucilazione avvenuta il 10 settembre 1944. A tale triste incarico del riconoscimento dei poveri resti, ritrovati due anni dopo, si prestò Monsignor Uguccione Ricciardiello per incarico del Vescovo Giovanni Piccioni. Fu celebrata con grande solennità la Messa in suffragio il 15 gennaio 1946 nella Chiesa di S.Maria del Soccorso. Un sacerdote che merita un ricordo in questo particolare momento. (nella foto a sinistra, la lapide). Anche don Roberto Angeli lo ricorda nel libro “Vangelo nei lager” con queste parole: “Don Renzo Gori aveva 24 anni. Eravamo molto vicini ed amici. Dopo la forzata evacuazione di Livorno era andato ad esercitare il suo ministero a Pieve di Camaiore (nella foto sopra) nella Lucchesia. Si sarebbe detto «un prete timido, troppo riservato e modesto». Nel terribile periodo tra il novembre 1943 ed il settembre 1944 rifulse la sua vera fibra. Il paese era presidiato dai tedeschi che avevano terrorizzato la popolazione. Don Renzo si valse della sua conoscenza della lingua tedesca per avvicinare i comandi, ottenere facilitazioni annonarie, permessi di circolazione, rilascio di rastrellati. Sotto l’infuriare dei bombardamenti si recava con un barroccio nella piana di Camaiore a prelevare grano per la popolazione affamata. Il 4 settembre in località Rosi furono fucilati sette ostaggi. Don Renzo corse ad amministrare l’Olio Santo e nella notte seppellì i poveri corpi straziati. Il giorno dopo vi furono altre due vittime. Questa volta l’esile prete affrontò il capitano delle SS per rinfacciargli l’inaudita barbarie di simili delitti. Erano le ultime ore della dominazione nazista nel paese: le truppe germaniche stavano facendo preparativi per abbandonare quelle posizioni. Il 6 settembre, mentre si recava a seppellire una ennesima vittima dei tedeschi, don Renzo venne arrestato e condotto nelle carceri di Malaspina a Massa Carrara. Fu fucilato il 10 dello stesso mese per «intelligenza coi partigiani». Qualcuno, pochi minuti prima del suo arresto, aveva creduto di rimproverarlo per la troppa audacia. Don Renzo, sorridendo, aveva risposto con una sola parola: “ È la mia missione”.