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6 Dicembre 2020

Il rivoluzionario di ieri e quello di oggi: Giovan Battista Quilici e Simone Giusti, due rivoluzionari a confronto


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(Massimo Masiero) Livorno – novembre. Era un rivoluzionario a modo suo,e lo è stato fino all’ultimo, Giovan Battista Quilici, figura significativa della chiesa livornese, nato nel 1791 in una casa vicino al porto, primo parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, che si dedicò con convinzione, tenacia e altruismo al volontariato sociale, così difficile, già in quella prima parte di ottocento. Fu un antesignano nell’impegno a favore degli emarginati dalla società dell’epoca: le “fanciulle”, come amava chiamarle, destinate alla prostituzione, i giovani e le ragazze senza istruzione e sostentamento destinati alla povertà assoluta, i detenuti del bagno penale, gli ultimi in assoluto. Sollecitò le istituzioni di quei tempi a intervenire. E fino all’ultimo respiro si adoperò alla realizzazione del seminario, dedicato al vescovo Girolamo Gavi, per formare i sacerdoti,che a Livorno mancava,inaugurato solo nel 1851, sei anni dopo la sua morte. E si battè contro la conformista società d’allora per fondare nel 1838 la Congregazione delle Figlie del Crocifisso, all’istituto Santa Maria Maddalena, per ospitare e istruire giovani orfane e destinate altrimenti alla strada. Intuì la “Chiesa dei Poveri”, che si delineò nel secolo successivo con il Concilio. Da anni si propugna la sua beatificazione. L’iter prosegue e il 3 marzo 2016 è stato proclamato venerabile.
Il Serra Club ha ricordato il sacerdote in un incontro, al salone della Provincia, con interventi di sacerdoti, superiora generale delle Figlie del Crocifisso e a conclusione di un altro “rivoluzionario”, a suo modo, dei nostri giorni, il vescovo Simone Giusti, diocesi di Livorno, che nel suo commento ha ricordato come il cristianesimo abbia prodotto uomini rivoluzionari nelle azioni e nel pensiero. E poi ha tuonato contro le diseguaglianze e ingiustizie sociali macroscopiche di una città, che sembra non voler tornare a svolgere, con consapevolezza e qualità, il ruolo che le compete nella Toscana dei nostri giorni. E non poteva affrontare altrimenti Simone Giusti il problema drammatico dell’emergenza abitativa e del lavoro, suo costante punto di riflessione negli ultimi tempi. Occorre una “rivoluzione sociale”, ha detto di fronte all’attenta platea di cattolici e clero secolare. E’ possibile, ha sottolineato, che non si riesca a risolvere una volta per tutte il problema della casa a Livorno, dove ci sono settemila appartamenti sfitti e inutilizzati, che stanno deteriorandosi e che potrebbero essere riadattati e utilizzati per i casi di sfratto incolpevole. Simone Giusti ha ricordato anche, con la sua schietta parlata pisano-livornese, che già da tempo sta invitando tutte le autorità a mettersi d’accordo per affrontare un problema sempre più drammatico e di cui non si vede la soluzione.Ha anche ricordato che sul fronte dell’occupazione marittima ci sono dei bacini di carenaggio che potrebbero essere utilizzati per le riparazioni navali, ma ancora inattivi, che potrebbero creare nuovi posti di lavoro.
Il problema della casa infatti è ormai di stringente attualità. Nei giorni scorsi i sindacati degli inquilini hanno chiesto all’Amministrazione Comunale la ricostituzione della commissione per l’assegnazione degli alloggi perché affronti concretamente e in tempi ragionevolmente brevi la situazione locale. Era stato sollecitato che si predisponesse un piano per un censimento, almeno indicativo, degli appartamenti inutilizzati,di proprietà di enti pubblici, Inail, Inps per ridurre la piaga delle famiglie colpite da sfratti per perdita del lavoro. Alcuni anni or sono il problema tornò alla ribalta. Vi furono precise richieste, anche di parti politiche, alle Amministrazioni Comunali di quei tempi, perché le grandi proprietà immobiliari livornesi mettessero a disposizione loro alloggi per i casi estremi. Si chiedeva che il Comune si facesse garante sul pagamento di una parte degli affitti, ma, dopo contatti tra privati e istituzioni, tutto è rimasto nell’ambito delle buone intenzioni. Si temeva, che possibili concessioni andassero a ledere il diritto di proprietà, comunque da tutelare. Molti appartamenti sono ancora vuoti, esposti al degrado, tenuti non affittati, poiché potrebbero essere valutati come solide garanzie da offrire per operazioni finanziarie.
Nella sala, dove si è parlato del problema degli ultimi, affrontato nel ricordo di don Giovan Battista Quilici, il monito del vescovo è risuonato forte e chiaro perché giungesse a chi può ascoltarlo e accoglierlo. Da mesi Simone Giusti, “tuona” contro la conflittualità permanente tra istituzioni e politici, esistente in una città, che invece meriterebbe una maggiore tranquillità sociale e economica. Intanto, ha ricordato, è già in avanzata fase di costruzione la “Cittadella della Carità” in Corea, in parte del terreno del Villaggio Scolastico, che don Alfredo Nesi aveva realizzato negli anni sessanta proprio per ospitare e “dare una mano” agli studenti, che, lontani da casa, frequentavano scuole superiori e Università. “Mi era stato promesso che tutto sarebbe stato pronto a Natale – ha concluso il vescovo – ma i tempi sono slittati,al termine dei lavori potremo aumentare le nostre iniziative”.