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mercoledì 18 Settembre 2019

Il salone di Sant’Ermo e la magia di Mathias Weber


(Angela Simini) Sant’Ermo, 22 maggio 2019 – Una cantina per attrezzi, in disuso per giunta, di una casa di campagna del Settecento, diventa uno splendente e funzionale salone da concerto, pur mantenendo lo stile originario, un vero capolavoro con le travi a legno e le pareti di mattoni in vista, illuminate da un lampadario centrale, come una volta! E sullo sfondo ben due pianoforti a coda Eràrd dell’Ottocento. Una metamorfosi che ha dell’incredibile, come il sorprendente concerto con cui il famoso pianista Mathias Weber ha inaugurato la sala.

Ma seguiamo la storia di questo grande ed inatteso successo, avvenuto in un piccolo mondo, esattamente a Sant’Ermo, uno dei suggestivi paesini della campagna toscana, a pochi chilometri da Livorno, dove Mathias Weber, come altri, per lo più stranieri, giungono attirati dal fascino delle abitazioni rustiche che acquistano per farne dimore accoglienti e occasioni di incontri, mentre il triste fenomeno dello spopolamento minaccia la sopravvivenza economica e culturale di quei luoghi.

Il concerto a cui abbiamo assistito è stato una risposta propositiva, nata in seno al progetto Vivere con gli amici in Toscana, lanciato da Kristina Schmidt per far rinascere questi paesi e da lei illustrato come premessa della serata ad un pubblico eterogeneo di italiani, tedeschi, francesi e persino canadesi. Ed un altro messaggio ha rivolto ai presenti: “Insieme si può essere fortissimi. Viviamo l’idea di un’Europa unita proprio in questa sala… E’ una strada faticosa, ma possibile e bella”.
In una oasi di Unione Europea in miniatura si è gustato il concerto di Mathias Weber, i cui proventi (offerte libere) erano destinate, in buona parte, alla fondazione di un club di ritrovo culturale per la comunità di Sant’Ermo.

Il maestro, pianista e docente al Conservatorio di Amburgo, direttore artistico dell’Erard Festival di Amburgo insieme alla moglie Stephanie, ha puntato la performance sulle peculiarità del suono dei pianoforti a coda Eràrd, che consentono sonorità molto simili a quelle degli autori del Diciannovesimo secolo, in piena sintonia con lo studio a cui Weber si appassiona e a cui si è dedicato, la “ricerca del suono perduto”, quel suono che oggi gli strumenti moderni non ci restituiscono più e che invece ha una importanza fondamentale nell’interpretazione della partitura. Fattore questo di grande importanza e denunciato da musicisti e da direttori d’orchestra, sia per la musica classica, sia per la lirica.

Il programma a seguire è stato importante e molto nutrito, con un passaggio di pianoforti nei due tempi di cui la serata si componeva. Parliamo della Fantasiestucke Op.12 di Robert Schumann (1810-1856) e della Fantaisie Op. 49 di Frédéric Chopin (1810-1849), quindi di Felix Mendelsshon- Bartholdy (1809-1847) il Rondò capriccioso Op.14, Papillons Op.2 di Schumann e Scherzo n.4 Op.54 e la Barcarolle di Chopin. Weber si avvale di una prodigiosa tecnica, della quale ha dato grande prova, e di una interpretazione personale sostenuta, se pure non priva di coloriture appassionate, tenui e romantiche, ma scevra dai toni sentimentali di tradizione. Il musicista ha entusiasmato il pubblico che “era con lui” e che gli ha tributato applausi strepitosi, ripetuti e generosi “bravo”.

Una partenza azzeccata e di rilievo artistico per il grande progetto che ci si propone.

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